WEST NILE VIRUS
Ultima modifica: 6 Agosto 2026
Articolo a cura di: Dott. Marzio Sisti.
West Nile Virus: un’arbovirosi sempre più di casa in Italia
Le Arbovirosi, malattie virali trasmesse da artropodi come zanzare e zecche, rappresentano una sfida crescente per la sanità pubblica.
Le più importanti, per quanto riguarda l’Italia, sono WestNile, Dengue, Chinkungunya, Zika, Virus Toscana, Virus dell’encefalite da Zecca.
Qui parliamo solo di West Nile Virus per delinearne i contorni e le differenze rispetto ad altre Arbovirosi.
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I dati epidemiologici
Virus West Nile è, oramai, facente parte della “normale” presenza di virus in Italia, in particolare nell’area della val Padana.
Il virus West Nile fu identificato per la prima volta in Italia alla fine dell’estate 1998, quando si verificarono alcuni casi in cavalli nell’area del Padule di Fucecchio in Toscana.
Successivamente, con anni di scarso rilevamento (si facevano ricerche virologiche ..?) il virus ha avuto focolai in Italia a partire dal 2008, partendo dall’area del Delta del Po, dove sono stati registrati casi sia in cavalli che in esseri umani. Il Delta del Po è un ottimo punto di incontro tra uccelli e zanzare (ed ovviamente, uomo e cavalli).
Da allora la circolazione del virus si è, via via, estesa diventando endemica in diverse regioni italiane, soprattutto nelle aree del Nord, come Emilia-Romagna e Veneto.
Nel 2025 abbiamo assistito ad un rilevante diffusione in regioni come Lazio e Campania che, fino a qualche anno fa, erano state risparmiate dal virus West Nile.
Il 2025 è stato, infatti, un anno a grandissima diffusione con 772 (di cui 339 come forme neuroinvasive) totali segnalati e 71 decessi, i numeri più alti da quando esiste un Sistema di Sorveglianza delle Arbovirosi in Italia.
Questi numeri vanno però spiegati, nel senso che i casi in soggetti asintomatici sono numeri fortemente sotto notificati, in assenza di un sistema di sorveglianza anche per le forme asintomatiche.
Estrapolando i dati dal numero delle forme neurologiche invasive, si pensa che i soggetti infettati dal virus WestNile in Italia nel 2025 siano alcune migliaia, fino a 30000 considerando i 339 casi di forme gravi invasive.
La malattia da West Nile Virus
La malattia si manifesta dopo un’incubazione di 2-14 giorni (fino a 21 nei soggetti immunodepressi).
La forma febbrile
La forma febbrile si manifesta con febbre bassa che perdura da 3 a 6 giorni.
Possono anche comparire alcuni dei seguenti sintomi:
Cefalea, dolore nella parte posteriore del bulbo oculare (retrobulbare), linfonodi ingrossati (linfoadenopatia), sintomi gastrointestinali (quali nausea, vomito, diarrea), dolori articolari e/o muscolari (artromialgie), fiato corto (dispnea) e irritazione della pelle (rash cutaneo) non pruriginosa.
Questa è presente in meno di 1/3 dei casi, può essere transitoria ed è associata alla forma febbrile piuttosto che alla malattia neuroinvasiva.
La forma neuroinvasiva
La malattia più grave da WEST NILE Virus è la forma neuroinvasiva, si manifesta in circa nell’1% di tutte le infezioni e può presentarsi come:
- Encefalite (manifestazione più comune della WNND), che presenta sintomi simili ad altre encefaliti virali quali febbre, mal di testa, confusione, disorientamento, convulsioni, tremori, compromissione dei movimenti volontari (atassia) e coma
- Meningite, che presenta febbre, mal di testa, rigidità del collo e della colonna vertebrale, presenza di linfociti nel liquido cerebrospinale (pleiocitosi linfocitaria), lieve alterazione dello stato di coscienza
- Meningoencefalite, che presenta i sintomi di entrambe le infezioni
- Poliomielite (meno comune), caratterizzata dall’insorgenza acuta di debolezza agli arti con possibile perdita asimmetrica della motilità volontaria e diminuzione del tono muscolare (paralisi flaccida), senza alterazioni sensitive, a volte preceduta da dolore, anche in assenza di febbre, emicrania o altri sintomi
Le forme gravi neuroinvasive, sottoforma di meningiti e meningoencefaliti, hanno tassi di letalità fino al 20%.
Il ciclo vitale del virus West Nile
Un dato importante è che, per il virus WestNile, l’uomo (ed anche il cavallo e anche altri animali mammiferi) è un ospite a “fondo cieco”.
Il virus è veicolato da una “nostra” zanzara (Culex) ed ha un serbatoio amplificante negli uccelli, compresi quelli migratori, che riforniscono di virus le “nostre” zanzare.
Questo è un punto molto importante.
Nella descrizione della malattia da West Nile Virus (WNV) tutti parlano delle zanzare (Culex) come principali vettori dell’infezione.
Questo è, ovviamente, vero, le zanzare sono quelle che ci pungono e ci danno il virus.
Ma la realtà epidemiologica è diversa rispetto, ad esempio, a quanto avviene per Dengue o Chinkungunya.
In queste due malattie, anch’esse Arbovirosi, il ciclo è semplice: zanzare – uomo.
L’uomo è, quindi, ospite fondamentale per il virus e utile alla sua replicazione.
Per West Nile Virus il ciclo vitale è più complicato.

Il ruolo degli uccelli e delle zanzare
Il virus WN trova negli uccelli, sia stanziali che migratori, il serbatoio amplificante la replicazione virale e la zanzara è il vettore con cui va in giro in ambiti “ristretti” e con cui si trasferisce all’uomo (o ad altri mammiferi tra cui il più colpito è il cavallo, ospite a “fondo cieco”).
L’uomo (così come il cavallo), per il WNV, è un vicolo cieco, non è utile per la replicazione virale e per la diffusione ulteriore.
Questo rende molto più difficile “limitare” la diffusione del WestNile Virus poiché questo viene portato in Italia ed in giro in Italia (come in altre nazioni Europee) dagli uccelli.
Vi sono uccelli più sensibili al WNV e che possono ammalarsi se infettati (vedi i Corvi), ma la maggior parte degli uccelli (in genere Gazze, Cornacchie…) risulta avere una infezione asintomatica.
Le rotte migratorie in Italia
L’Italia è un ponte migratorio per gli uccelli che arrivano dall’Africa.

Alcune specie scorrono lungo la penisola, altri vanno dritto per dritto e scorrono sulle isole del Mediterraneo (Giannutri, Capri, Ischia, le isole dell’arcipelago Toscano…) che diventano un punto di appoggio e riposo.
Vi sono punti di incontro tra le varie specie di uccelli, ad esempio la Laguna Veneta (e non solo…), dove gli uccelli trovano anche abbondanti quantità di zanzare.
Ovviamente questo rende tutto più difficile la lotta alla WestNile e spiega, almeno in parte, la grande diffusione di questa Arbovirosi.
Vaccini e terapie
Ricordiamo, inoltre, che contro West Nile Virus non esiste un vaccino (c’è in corso qualche sperimentazione, ma nulla di già autorizzato) e non esiste una terapia etiologica efficace.
Esistono vaccini contro WNV per i cavalli che però, come detto, non sono serbatoi di infezioni, ma sono ospiti a “fondo cieco” e quindi la vaccinazione dei cavalli non è utile alla limitazione del virus dal punto di vista epidemiologico.
La situazione attuale
Nel momento in cui è scritto questo testo, vediamo i primi 3 casi autoctoni di infezione da West Nile virus in Italia, in Toscana (Firenze) e in Campania (Caserta) e in Veneto (Verona) mentre sono ancor di più le zone con rilevamenti del virus nelle zanzare o nella fauna aviaria, come si nota dalla mappa del Centro Nazionale Sangue, poiché le trasfusioni sono un altro modo di contagio per West Nile Virus.

Forse quest’anno appare più precoce del solito questo inizio di casi da WestNile virus.
Speriamo che non diventi una situazione epidemica così importante come nel 2025.
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