Vaccini per il Sud America per viaggiare sicuri

6 Luglio 2026

Articolo redatto e revisionato da: Dott.ssa Rossella Zucco

vaccini sudamerica

Dall’Amazzonia alle Ande, ogni destinazione ha il suo profilo di rischio per la salute: come prepararsi prima della partenza

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Un viaggio in Sud America è un’esperienza straordinaria, ma porta con sé rischi sanitari che molti viaggiatori sottovalutano. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, circa l’8% dei viaggiatori diretti verso Paesi in via di sviluppo necessita di cure mediche durante o dopo il viaggio.

La buona notizia è che la maggior parte di questi rischi si previene con la giusta preparazione: i vaccini per viaggiare in Sud America, una profilassi adeguata e qualche precauzione comportamentale. Per approfondire i rischi generali legati alle vacanze esotiche, leggi i nostri consigli medici per le vacanze.

Il profilo sanitario del continente sudamericano varia enormemente a seconda della destinazione. Buenos Aires o Santiago presentano rischi paragonabili a quelli europei.
Un trekking nella foresta amazzonica di Brasile, Colombia o Peru espone a scenari molto diversi.

Vaccini obbligatori e raccomandati: qual è la differenza

Prima di tutto è utile chiarire una distinzione fondamentale che molti viaggiatori confondono.

Un vaccino obbligatorio è richiesto per legge da uno Stato come condizione d’ingresso nel Paese: senza il relativo certificato, si rischia di essere respinti alla frontiera o messi in quarantena.

Un vaccino raccomandato non è richiesto per entrare, ma è fortemente consigliato dagli specialisti di medicina dei viaggi per proteggere la salute durante la permanenza, in base ai rischi endemici della destinazione.

Per il Sud America, l’unico vaccino che può diventare obbligatorio per l’ingresso in alcuni Paesi è quello contro la febbre gialla. Tutti gli altri rientrano nelle vaccinazioni raccomandate per i viaggiatori: la scelta di farli o meno spetta al viaggiatore, idealmente dopo una consulenza con un medico specialista in medicina preventiva del viaggiatore.

Febbre gialla: il vaccino più importante per il Sud America

La febbre gialla è una malattia virale grave trasmessa dalla zanzara Aedes aegypti, mortale in oltre il 50% dei casi non vaccinati. I sintomi esordiscono dopo 3-6 giorni con febbre, cefalea e dolori muscolari; nei casi gravi, circa il 20-25% dei soggetti infetti, si sviluppa ittero, emorragie sistemiche e insufficienza epatica.

Il vaccino è tra i più efficaci disponibili: una singola dose garantisce protezione per tutta la vita e il certificato internazionale di vaccinazione diventa valido 10 giorni dopo la somministrazione.

Dove è obbligatoria la vaccinazione per la febbre gialla

L’obbligo vaccinale si applica, in diversi Paesi sudamericani, alle persone provenienti da zone a rischio o che abbiano transitato per più di 12 ore in un aeroporto di un Paese endemico. I Paesi che richiedono la prova di vaccinazione all’ingresso includono Bolivia, Ecuador, Guyana Francese, Guyana, Paraguay, Suriname, oltre a molti Paesi centroamericani.

La vaccinazione contro la febbre gialla è fortemente raccomandata, anche se non sempre obbligatoria per legge all’ingresso, per chi si reca in Argentina, Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Perù, Venezuela e Panama, soprattutto nelle aree rurali, amazzoniche e di foresta. Non è necessaria per chi viaggia esclusivamente nelle grandi città costiere o in Cile, Uruguay, Messico e Caraibi.

Come e dove fare il vaccino per la febbre gialla in Italia

Il vaccino contro la febbre gialla può essere somministrato esclusivamente presso i Centri di Vaccinazione Internazionale autorizzati, dove viene rilasciato il certificato internazionale di vaccinazione (ICV) in formato standard OMS. Non è disponibile dai medici di base né nelle farmacie. I centri autorizzati sono distribuiti su tutto il territorio italiano, generalmente presso le ASL o strutture private convenzionate.

Il vaccino va somministrato almeno 10 giorni prima della partenza. Il costo oscilla in genere tra 50 e 80 euro, ed è uno dei vaccini per viaggiare con il miglior rapporto costo-efficacia in assoluto: una spesa una tantum per tutta la vita.

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Malaria: quando serve davvero la profilassi

La malaria del viaggiatore è causata da parassiti trasmessi dalla zanzara Anopheles, attiva nelle ore serali e notturne. In Sud America il rischio non è uniforme: le grandi capitali (Buenos Aires, Lima, Santiago, Bogotà) hanno rischio nullo o bassissimo, mentre le aree amazzoniche di Brasile, Colombia, Perù, Bolivia e Venezuela, così come le foreste del Centro America, presentano un rischio reale che richiede una valutazione medica specifica.

Per la malaria non esiste un vaccino antimalarico disponibile per i viaggiatori adulti diretti in Sud America: la protezione si ottiene attraverso la profilassi farmacologica, che prevede l’assunzione di specifici farmaci prima, durante e dopo il soggiorno in zona a rischio.
I farmaci più utilizzati sono atovaquone/proguanil, doxiciclina e meflochina. La scelta dipende dalla destinazione, dalla durata del viaggio e dalle caratteristiche individuali del paziente: è necessaria una prescrizione medica.

La profilassi va iniziata con anticipo rispetto alla partenza, da 1 a 2 settimane a seconda del farmaco scelto, e proseguita per 1-4 settimane dopo il rientro, poiché il parassita può restare silente nel sangue per settimane.

Protezione dalle punture di zanzara

Indipendentemente dalla profilassi farmacologica, è essenziale usare repellenti a base di DEET o icaridina sulla cute esposta, indossare abiti a maniche lunghe nelle ore serali e notturne e dormire sotto zanzariera nelle strutture che non garantiscono protezione adeguata.

Queste misure riducono il rischio non solo di malaria, ma anche di dengue, chikungunya e zika.

Gli altri vaccini raccomandati per il Sud America

Oltre alla febbre gialla, le vaccinazioni per viaggiatori che gli specialisti raccomandano prima di un viaggio in America Latina sono sostanzialmente le stesse per tutte le destinazioni, con variazioni in base al tipo di itinerario e alle condizioni individuali.

Epatite A

È la malattia prevenibile con vaccino più diffusa tra chi viaggia in Paesi a risorse limitate.
Si trasmette per ingestione di cibo o acqua contaminata, anche in ristoranti apparentemente puliti.

Il vaccino si somministra in due dosi (0 e 6-12 mesi): la prima dose garantisce protezione per 6-12 mesi già dopo 10-15 giorni dalla somministrazione; la seconda dose assicura copertura per tutta la vita. Il costo della singola dose è in media 30-50 euro.

Febbre tifoide

Molto diffusa nelle aree rurali e nelle città con carenze igieniche, si trasmette attraverso alimenti e acqua contaminata.

Il vaccino è disponibile in due forme: orale (3 capsule a giorni alterni, protezione fino a 7 anni) e iniettabile (dose singola, richiamo ogni 3 anni). Il vaccino iniettabile ha un tasso di protezione intorno al 72% nel primo anno e mezzo.

Epatite B

Raccomandata soprattutto per soggiorni lunghi, per chi potrebbe avere contatti con strutture sanitarie locali o per viaggiatori con comportamenti a rischio.
Si somministra in tre dosi nel corso di alcuni mesi; esiste anche un vaccino combinato epatite A+B che ottimizza i tempi di immunizzazione.

Tetano e difterite

Prima di qualsiasi viaggio internazionale è fondamentale verificare che il richiamo decennale contro tetano e difterite sia aggiornato. È uno dei vaccini più trascurati dagli adulti italiani, spesso convinti di essere ancora protetti da vaccinazioni effettuate decenni prima.

Rabbia

Raccomandata per soggiorni lunghi, trekking in aree remote, contatto con animali selvatici o lavoro sul campo.

Il vaccino preventivo (pre-esposizione) si somministra in tre dosi: non elimina la necessità di cure post-esposizione in caso di morso, ma riduce significativamente la complessità e urgenza del trattamento, fondamentale in aree remote dove le immunoglobuline antirabbia potrebbero non essere disponibili.

Dengue, Zika e Chikungunya: i rischi senza vaccino standard

Queste tre malattie virali sono trasmesse dalla zanzara Aedes aegypti durante le ore diurne e sono diffuse in tutta l’America Latina tropicale. A differenza della malaria, colpiscono anche nelle aree urbane e nelle destinazioni turistiche di punta.

  • Dengue: causa febbre alta, forti dolori muscolari e ossei, mal di testa, eruzione cutanea e dolore retro-oculare. Nei casi gravi può portare a emorragie. Esiste un vaccino (Qdenga), indicato per alcune categorie di viaggiatori in base all’itinerario e al profilo individuale; la prevenzione dalle punture rimane la misura principale per la popolazione generale.
  • Zika: nella maggior parte dei casi è asintomatico o lieve, ma causa gravi malformazioni fetali se contratto in gravidanza. Non esiste vaccino: le donne in gravidanza o che pianificano una gravidanza devono valutare con il proprio ginecologo e il medico dei viaggi l’opportunità di posticipare il viaggio in aree endemiche.
  • Chikungunya: provoca febbre e dolori articolari intensi, talvolta persistenti per mesi dopo la guarigione. Esiste un vaccino di recente approvazione (Ixchiq), da valutare con il medico in base all’itinerario e all’età del viaggiatore.

Rischi specifici per destinazione: alta quota e acque dolci

Mal di montagna

Molte destinazioni simbolo del Sud America, come il Machu Picchu in Perù, l’Altiplano boliviano o Quito in Ecuador, si trovano oltre i 2.500 metri di altitudine. Il mal di montagna acuto si manifesta con mal di testa, nausea, stanchezza, insonnia e perdita di appetito; nelle forme più gravi può evolvere in edema polmonare o cerebrale ad alta quota, situazioni che richiedono una discesa immediata.

Le precauzioni fondamentali sono: salire lentamente e a tappe, evitare sforzi fisici intensi nelle prime 24-48 ore, restare idratati e, su indicazione medica, assumere acetazolamide come prevenzione farmacologica.

Chi soffre di patologie cardiache, polmonari o ematologiche deve consultare il proprio medico specialista prima di pianificare soggiorni ad alta quota.

Schistosomiasi

In alcune aree del Brasile e di altri Paesi sudamericani è presente il rischio di schistosomiasi, un’infezione parassitaria trasmessa dal contatto con acque dolci (fiumi, laghi, torrenti) contaminate dalle larve dello Schistosoma mansoni. La prevenzione si basa sull’evitare il bagno o la guado in acque dolci naturali nelle zone a rischio, anche se apparentemente pulite.

Tempistiche: quando fare i vaccini prima di partire

La pianificazione della profilassi pre-partenza richiede tempo: alcuni vaccini necessitano di più dosi somministrate a settimane di distanza, altri devono raggiungere la piena efficacia prima dell’esposizione al rischio.

Vaccino / ProfilassiTiming minimo prima della partenza
Febbre giallaAlmeno 10 giorni (necessario per la validità del certificato)
Epatite A (1ª dose)Almeno 10-15 giorni
Febbre tifoide iniettabileAlmeno 2 settimane
Epatite B (ciclo completo)Almeno 2 mesi (3 dosi)
Rabbia (ciclo completo)Almeno 3-4 settimane (3 dosi)
Profilassi antimalaricaDa 1 a 2 settimane prima, a seconda del farmaco

La raccomandazione generale degli specialisti in vaccinazioni per viaggi internazionali è di iniziare le pratiche almeno 6-8 settimane prima della partenza, per avere il tempo di completare eventuali cicli multipli e gestire reazioni avverse.

Per destinazioni con un profilo di rischio complesso, foresta amazzonica, alta quota, soggiorni superiori a un mese, è consigliabile consultare un medico anche 3 mesi prima.

Dove vaccinarsi in Italia e quanto costano i vaccini per viaggiare

In Italia, le vaccinazioni internazionali per viaggiatori si effettuano presso:

  • Centri di Vaccinazione Internazionale delle ASL, distribuiti su tutto il territorio nazionale. Alcuni vaccini possono essere erogati gratuitamente o a tariffa ridotta; gli orari di apertura sono spesso limitati e la prenotazione va effettuata con anticipo.
  • Cliniche private e centri specializzati in medicina dei viaggi, con maggiore flessibilità di orari, consulenza personalizzata sull’itinerario e possibilità di completare tutto in un’unica visita. I costi variano: una consulenza completa con piano vaccinale personalizzato si aggira tra 50 e 100 euro, a cui si aggiunge il costo dei singoli vaccini.
  • Piattaforme di telemedicina specializzate, che offrono consulenza online con medici esperti e indirizzano poi agli ambulatori partner per la somministrazione fisica.

Per trovare il Centro di Vaccinazione Internazionale più vicino è possibile consultare il portale Viaggiare Sicuri della Farnesina oppure il portale del Ministero della Salute dedicato ai viaggiatori internazionali, dove sono disponibili le schede aggiornate per ogni Paese.

Costi indicativi dei principali vaccini per viaggiare:

  • Febbre gialla: 50-80 €
  • Epatite A (dose singola): 30-50 €
  • Epatite A+B (combinato): 50-70 € a dose
  • Tifo iniettabile: 30-50 €
  • Rabbia (singola dose): 50-80 €
  • Antimalarica (confezione mensile): 30-80 € a seconda del farmaco

Il certificato internazionale di vaccinazione

Il Certificato Internazionale di Vaccinazione o Profilassi (ICV), conosciuto anche come “libretto giallo”, è il documento ufficiale rilasciato dai Centri di Vaccinazione autorizzati al momento della somministrazione del vaccino contro la febbre gialla. È un documento standardizzato dall’OMS e riconosciuto a livello internazionale come prova della vaccinazione del viaggiatore.

Il certificato è valido 10 giorni dopo la vaccinazione e, dal 2016, ha validità permanente per tutta la vita senza necessità di richiami. Va portato sempre con sé durante il viaggio, insieme al passaporto: in alcuni Paesi il personale doganale lo richiede e può negare l’ingresso in sua assenza. In caso di smarrimento, una copia può essere rilasciata dal centro vaccinale dove è stata effettuata la vaccinazione.

Cosa fare al rientro dal viaggio

Il rientro non segna la fine del periodo a rischio. Molte malattie tropicali hanno un periodo di incubazione che si estende da pochi giorni a diverse settimane dopo l’esposizione, e i sintomi possono comparire molto tempo dopo aver lasciato la zona endemica.

In caso di febbre, eruzioni cutanee, diarrea intensa, ittero o altri sintomi sospetti nelle settimane successive al rientro, è fondamentale comunicare subito al medico o al pronto soccorso di aver viaggiato in un Paese tropicale. La segnalazione della destinazione è determinante per orientare la diagnosi. Per approfondire il tema delle infezioni, trasmissione e prevenzione al rientro da un viaggio, consulta il nostro blog.

La malaria, in particolare, può manifestarsi anche a distanza di mesi dal rientro, con sintomi iniziali che mimano una banale influenza. Una febbre comparsa dopo un viaggio in zone amazzoniche o rurali non va mai sottovalutata: rivolgersi tempestivamente a un centro di malattie infettive o tropicali permette una diagnosi rapida e previene complicazioni gravi.

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Bibliografia

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