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Cosa bisogna sapere sulla malattia di Lyme, la malattia trasmessa dalle zecche?

La malattia di Lyme o borreliosi di Lyme è un’infezione trasmessa dalle zecche. Nel nostro articolo vedremo nello specifico di cosa si tratta, come si presenta clinicamente e quali sono le opzioni di cura.

Da cosa è provocata la malattia di Lyme?

Molto dipende dall’area geografica. Infatti negli Stati Uniti, la malattia di Lyme è causata dalla spirocheta batterica Borrelia burgdorferi ed è trasmessa dal morso di una zecca del genere Ixodes , per lo più comunemente Ixodes scapularis.

In Eurasia invece è provocata dalla B. burgdorferi,  Borrelia  afzelii e  Borrelia  garinii. La B. Burgdoferi ha una particolare affinità per le articolazioni. Ricordiamo inoltre che esistono diverse sottospecie di Ixodes che trasmettono la borrelia.

Come si presenta la borreliosi?

Il più comune e primo segno di presentazione della malattia di Lyme è l’eritema migrante. Si verifica infatti nel 70-80% dei casi. Si ha la comparsa nella sede della puntura di zecca di una lesione cutanea eritematosa in espansione, di 5 cm di diametro o più grandi. La lesione può presentarsi come eritema omogeneo o presentare un aspetto targetoide. La comparsa dell’eruzione cutanea si verifica una o due settimane dopo la puntura iniziale della zecca. Se non trattata, la progressione della malattia può portare ad altri reperti relativamente comuni, inclusa l’artrite precoce fino al 30% dei casi; manifestazioni neurologiche, dal 10% al 15%; o coinvolgimento cardiaco, dall’1% al 2%.

Le prime manifestazioni neurologiche della malattia di Lyme comprendono la paralisi del nervo facciale, la meningite linfocitaria o la radicolopatia. Il coinvolgimento cardiaco include miopericardite e si presenta tipicamente con blocco cardiaco. L’artrite di Lyme è mono o pauciarticolare, generalmente coinvolge grandi articolazioni, più comunemente il ginocchio.

Come la sifilide, la malattia di Lyme è caratterizzata da 3 stadi: localizzata, disseminata e persistente. I primi due stadi fanno parte dell’infezione precoce e il terzo stadio fa parte della malattia persistente o cronica. Lo stadio 3 di solito si verifica entro 12 mesi dall’infezione. Vediamoli nel dettaglio:

Stadio 1: malattia localizzata, precoce. Può presentarsi con eritema migrante e febbre di basso grado. Questa fase di solito si verifica entro 1-28 giorni dopo la puntura di zecca. L’eruzione cutanea classica si osserva nel 70% dei pazienti e può svilupparsi tra 5-7 giorni dopo la puntura. Può bruciare, prudere o essere asintomatica. L’eruzione cutanea tende ad espandersi per alcuni giorni. Possono inoltre essere visibili anelli concentrici. Se non trattata, l’eruzione cutanea persiste per 2-3 settimane e si possono sviluppare sintomi simil-influenzali. La febbre può essere associata a mialgia, rigidità del collo e mal di testa. Si possono avere anche problemi visivi come arrossamento degli occhi e lacrimazione.

Stadio 2: di solito si sviluppa 3-12 settimane dopo l’infezione iniziale. Le caratteristiche possono includere malessere generale, febbre, sintomi neurologici (vertigini, mal di testa), dolore muscolare e sintomi cardiaci (dolore toracico, palpitazioni e dispnea). La neuropatia cranica può presentarsi come diplopia. Si può avere anche dolore oculare e cheratite. Sono spesso coinvolte le articolazioni del ginocchio, della caviglia e del polso. Questi sintomi possono durare 12-20 settimane, ma la recidiva è rara. Spesso quando è coinvolta una singola articolazione, può essere scambiata per artrite settica. Circa il 20% dei pazienti ha un coinvolgimento del SNC, tra cui encefalopatia, meningite e neuropatia dei nervi cranici. La paralisi di Bell è osservata in circa il 5% dei pazienti. Quando sono presenti sintomi meningei, è necessaria la puntura lombare per escludere altre cause. L’encefalopatia si presenta con deficit di concentrazione, perdita di memoria e cambiamenti nella personalità. Sono comuni anche irritabilità estrema e depressione.

È importante inoltre segnalare una rara presentazione precoce che è il linfocitoma Borrelia. Si tratta di un gonfiore nodulare rosso-bluastro che di solito si verifica sul lobo dell’orecchio o sull’areola del capezzolo. Tali lesioni possono essere dolorose al tatto.

Stadio 3: la malattia di Lyme tardiva può verificarsi molti mesi o anni dopo l’infezione iniziale. Le caratteristiche tipiche includono il coinvolgimento neurologico e reumatologico. Molti pazienti potrebbero non avere una storia di eritema migrante. Tuttavia, questi individui possono presentare meningite asettica, paralisi di Bell, artrite o disestesie. I deficit cognitivi sono comuni. La caratteristica chiave della Lyme in fase avanzata è l’artrite che tende a colpire il ginocchio. Ricordiamo che i sintomi neurologici e psichiatrici imitano la fibromialgia. Il dolore radicolare è comune. L’encefalomielite da Borrelia è rara e può presentarsi con atassia, convulsioni, emiparesi, disfunzione autonomica e perdita dell’udito. L’acrodermatite cronica atrofica si osserva invece tipicamente nelle donne anziane e tende a manifestarsi sul dorso delle mani e dei piedi.

Come si fa la diagnosi?

I test sierologici sono insensibili durante le prime settimane di infezione pertanto i pazienti che presentano un eritema migrante e hanno effettuato di recente un viaggio in una regione endemica possono essere trattati empiricamente sulla base della sintomatologia. Negli stadi successivi della malattia invece si raccomanda un approccio in 2 fasi per la diagnosi sierologica della malattia di Lyme. Il primo passaggio consiste nell’eseguire un test di screening quantitativo per gli anticorpi sierici contro B. burgdorferi utilizzando un test immunoenzimatico sensibile (EIA) o un test di anticorpi immunofluorescenti (IFA). Poi è necessario effettuare un Western blot se si ottengono risultati positivi o dubbi. È meglio non utilizzare in modo sequenziale i test sierologici quando si è nella fase acuta della malattia perché i titoli anticorpali spesso rimangono elevati per lungo tempo. Gli altri esami del sangue possono mostrare la VES elevata, leucopenia e trombocitopenia.

Trattamento e gestione

Il trattamento specifico dipende dall’età del paziente e dallo stadio della malattia. Per i pazienti di età superiore agli 8 anni con malattia localizzata precoce, si deve somministrare la doxiciclina per 10 giorni. I pazienti di età inferiore agli 8 anni devono invece fare terapia con amoxicillina o cefuroxima per 14 giorni. Sono invece necessari cicli più lunghi e antibiotici per via parenterale se le manifestazioni sono più gravi come nel caso dell’artrite, del blocco cardiaco atrioventricolare, della cardite, della meningite o dell’encefalite. Quindi riassumendo possiamo affermare che la doxiciclina si deve usare nella maggior parte dei pazienti tranne che nei bambini e nelle donne in gravidanza. Nei bambini, l’amoxicillina rimane il farmaco di scelta. Le donne in gravidanza mostrano una buona risposta al ceftriaxone.

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Nota: Il contenuto del presente articolo non è inteso né raccomandato come sostituto di consigli, diagnosi o trattamenti medici. Pertanto è sempre necessario chiedere il parere di un medico in merito a qualsiasi domanda, condizione clinica, trattamento o argomento trattato nel presente documento. Doctorium non si assume nessuna responsabilità sull'utilizzo autonomo delle informazioni indicate.

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