Mastite: di cosa si tratta, sintomi, diagnosi e terapia

Mastite: di cosa si tratta, sintomi, diagnosi e terapia

Mastite

Nel nostro articolo tratteremo la mastite nelle sue varie forme. Vedremo nello specifico di cosa si tratta, da cosa è provocata e quali sono i rimedi.

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Cos’è la mastite e sua classificazione

La mastite è un’infiammazione del tessuto mammario. Può essere suddivisa in:

  • Mastite da lattazione che è la forma più comune;
  • Non da lattazione che include la mastite periduttale e la mastite granulomatosa idiopatica (IGM).

 

Mastite da allattamento: a cosa è dovuta

La mastite da allattamento, nota anche come mastite puerperale, è tipicamente dovuta all’ingorgo prolungato dei dotti lattiferi. Vi è una componente infettiva dovuta all’ingresso dei batteri attraverso le rotture della pelle. Si sviluppa un’area focale di eritema, dolore e gonfiore e si possono avere sintomi sistemici associati, inclusa la febbre.

Ciò si verifica più comunemente nelle prime sei settimane di allattamento al seno, ma può verificarsi in qualsiasi momento durante l’allattamento. La maggior parte dei casi si verifica dopo 3 mesi. La mastite da allattamento è più comunemente causata da batteri che colonizzano la pelle, con lo Staphylococcus aureus che è il più comune. Inoltre lo S. aureus meticillino-resistente (MRSA) è diventato una causa sempre più comune di mastite. Altri organismi causali includono Streptococcus pyogenes, Escherichia coli, specie Bacteroides e stafilococchi coagulasi-negativi.

I fattori di rischio per la mastite da allattamento includono una precedente storia di mastite, crepe e ragadi dei capezzoli, drenaggio inadeguato del latte, stress materno, mancanza di sonno, reggiseni attillati e uso di creme antimicotiche per i capezzoli.

La mastite da allattamento si verifica a causa di una combinazione di drenaggio inadeguato del latte e introduzione di batteri. Gli scenari comuni che portano a uno scarso drenaggio del latte includono un’alimentazione poco frequente del bambino, un’eccessiva offerta di latte, uno svezzamento rapido, una malattia nella madre o nel bambino e un dotto ostruito. Il latte non adeguatamente drenato ristagna e gli organismi crescono, causando infezioni. Si ritiene che i batteri (di solito dalla bocca del bambino o dalla pelle della madre) entrino nel latte attraverso le crepe nel capezzolo.

 

Mastite da allattamento: come si manifesta

La mastite da allattamento è spesso preceduta da un ingorgo o da un dotto focale bloccato. È caratterizzata da un’area focale, soda, eritematosa, gonfia e dolente di un seno, oltre alla febbre. Le pazienti spesso manifestano anche sintomi sistemici come brividi, mialgie e malessere.
 

Come si fa diagnosi di mastite da allattamento

La diagnosi di mastite da allattamento si basa sull’anamnesi e sui risultati clinici. Se si teme che vi sia un ascesso mammario bisogna fare un’ecografia al seno. Se è presente un ascesso, si vedranno aree ipoecogene di materiale purulento. Per le pazienti con un’infezione grave che non risponde alla terapia antibiotica iniziale, può essere utile effettuare una coltura del latte materno per guidare la scelta dell’antibiotico più appropriata. Allo stesso modo, se si sospetta la batteriemia in una paziente con mastite grave si dovrebbero effettuare le emocolture.
 

Terapia della mastite da allattamento

La gestione iniziale della mastite da allattamento è il trattamento sintomatico. Si è visto che continuare a svuotare completamente il seno riesce a ridurre la durata dei sintomi nelle pazienti trattate sia con che senza antibiotici. Si devono quindi incoraggiare le pazienti a continuare ad allattare o ad utilizzare il tiralatte. Per il controllo del dolore si possono usare i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS). Inoltre gli impacchi freddi applicati al seno dopo lo svuotamento possono aiutare a ridurre l’edema e il dolore.

Se i sintomi della mastite da allattamento persistono oltre le 12-24 ore è necessario somministrare gli antibiotici. Nel contesto di un’infezione lieve senza fattori di rischio MRSA, il trattamento ambulatoriale può essere iniziato con dicloxacillina o cefalexina. Se il paziente ha un’allergia alla penicillina, può essere utilizzata l’eritromicina.

Se il paziente ha fattori di rischio per l’infezione da MRSA, le opzioni di trattamento includono trimetoprim-sulfametossazolo (TMP-SMX) o clindamicina. TMP-SMX deve essere evitato nelle donne che allattano al seno bambini di età inferiore a 1 mese e nei bambini con itterizia o prematuri. Non ci sono studi sufficienti sulla durata appropriata del trattamento ambulatoriale, ma la maggior parte delle fonti raccomanda un corso di 10-14 giorni.
 

Mastiti non da lattazione: mastite periduttale e mastite granulomatosa idiopatica cosa sono

La mastite periduttale è una condizione infiammatoria benigna che colpisce i dotti subareolari e si verifica più comunemente nelle donne in età riproduttiva.

La mastite granulomatosa idiopatica è una condizione infiammatoria rara e benigna che può imitare clinicamente il cancro al seno. La condizione si verifica comunemente entro 5 anni dal parto.

Mastiti non da lattazione: da cosa sono provocate

La causa della mastite periduttale non è chiara. Tuttavia, molti suggeriscono che il fumo possa essere una delle cause perché provoca un danno diretto ai dotti e quindi la loro successiva infiammazione. I microrganismi causali più comuni includono Staphylococcus aureus, Pseudomonas aeruginosa, Enterococcus, Bacteroides e Proteus. Anche l’obesità e il diabete mellito sono stati indicati come possibili fattori di rischio.

L’eziologia della mastite granulomatosa idiopatica (IGM) rimane poco chiara. Tra le possibili cause abbiamo le malattie autoimmuni, i traumi, l’allattamento, l’uso di pillole contraccettive orali e l’iperprolattinemia. Potrebbe anche esserci un’associazione con Corynebacterium, specialmente in pazienti con reperti istologici di mastite granulomatosa neutrofila cistica (CNGM).

La mastite granulomatosa idiopatica (IGM) è caratterizzata da granulomi non caseosi con istiociti epitelioidi e cellule giganti multinucleate nei lobuli mammari. Nel sottotipo CNGM, le caratteristiche istologiche classiche sono granulomi non caseosi con caratteristici spazi cistici rivestiti da neutrofili contenenti cocchi gram-positivi. È importante notare che non è raccomandato eseguire di routine la biopsia per la valutazione della mastite periduttale o della mastite da allattamento.
 

Mastiti non da allattamento: come si presentano

Le caratteristiche della mastite periduttale comprendono una massa periareolare o subareolare, che può essere associata a dolore ed eritema. Si può avere inoltre inversione del capezzolo, secrezione spessa dal capezzolo, ascesso mammario o fistole drenanti.

La mastite granulomatosa idiopatica si presenta più spesso con una massa mammaria solida e unilaterale. Altri reperti possono includere retrazione del capezzolo, ispessimento cutaneo, adenopatia ascellare, ulcerazione e formazione di ascessi. Molte di queste caratteristiche si sovrappongono alle caratteristiche delle neoplasie maligne del seno e a volte si possono fare errori diagnostici. Si possono anche manifestare manifestazioni extramammarie, tra cui artralgie, episcleriti e alterazioni cutanee.
 

Mastiti non da allattamento: come si fa la diagnosi

La mastite periduttale è principalmente una diagnosi clinica. Se fuoriesce del materiale dal capezzolo, è necessario analizzarlo effettuando la colorazione di Gram e la coltura al fine di identificare eventuali organismi. Se c’è una massa associata e si sospetta la malignità, è necessario effettuare un’ecografia o e la mammografia.

Poiché le caratteristiche cliniche della mastite granulomatosa idiopatica si sovrappongono a quelle del cancro al seno, è necessario eseguire una biopsia.

 

Mastiti non da lattazione: trattamento e gestione

La mastite periduttale viene trattata empiricamente con amoxicillina-clavulanato. Le opzioni alternative includono dicloxacillina più metronidazolo o cefalexina più metronidazolo. Se è presente un ascesso, l’agoaspirato ecoguidato più la terapia antibiotica è la strategia di gestione preferita. Se una paziente ha infezioni ricorrenti, può essere necessaria l’escissione chirurgica dei dotti infiammati.

Il trattamento della mastite granulomatosa idiopatica rimane controverso. Le attuali strategie di trattamento variano ampiamente e possono includere osservazione, corticosteroidi, immunosoppressori, antibiotici e chirurgia. È comunque una condizione benigna che in genere si risolve senza trattamento in una media di 5 mesi. Uno studio recente ha mostrato che il tempo alla risoluzione dei sintomi non differiva nei pazienti trattati con farmaci e in quelli gestiti con osservazione e cure di supporto. L’escissione chirurgica è un’opzione, ma è stata segnalata una recidiva del 10%, anche con il trattamento chirurgico.

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