Medicina rigenerativa PRP: cos’è e come funziona il plasma ricco di piastrine
8 Settembre 2026
Articolo redatto da: Doctorium e revisionato da: Dott. Antonello Tateo.
Dal prelievo di sangue alla rigenerazione dei tessuti, il funzionamento di una delle tecniche più innovative dell’ortopedia e della dermatologia moderna
La medicina rigenerativa raggruppa un insieme di tecniche che sfruttano le capacità di riparazione naturale dell’organismo per trattare tessuti danneggiati da traumi, infiammazioni croniche o processi degenerativi legati all’età. Tra queste tecniche, il PRP (Plasma Ricco di Piastrine) è oggi una delle più diffuse in Italia, applicata in ortopedia, dermatologia, tricologia e medicina estetica.
Il trattamento PRP nasce da un principio semplice: concentrare le piastrine del sangue del paziente, ricche di fattori di crescita, e reintrodurle nella zona da trattare per stimolare i processi di guarigione. Chi valuta questa opzione terapeutica si trova davanti a domande molto pratiche: quali sono i reali benefici, cosa dicono gli studi scientifici, quanto costa e chi può effettivamente sottoporsi al trattamento.
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Che cos’è il PRP
Il Plasma Ricco di Piastrine, o Platelet Rich Plasma, è un concentrato di piastrine ottenuto dal sangue dello stesso paziente attraverso un processo di centrifugazione. Le piastrine, oltre al loro ruolo nella coagulazione, contengono numerosi fattori di crescita, proteine capaci di stimolare la proliferazione cellulare, la formazione di nuovi vasi sanguigni e la sintesi di collagene.
Il PRP è un prodotto autologo: il donatore e il ricevente coincidono, e questo riduce sensibilmente il rischio di reazioni allergiche o di rigetto rispetto ai trattamenti che utilizzano sostanze esterne. È uno dei motivi per cui la tecnica viene spesso descritta come naturale, sebbene la sua preparazione richieda personale sanitario qualificato e strumentazione certificata.
Nel panorama della medicina rigenerativa, il PRP si distingue da altre terapie cellulari come l’utilizzo di cellule staminali mesenchimali, prelevate dal tessuto adiposo o dal midollo osseo, che comportano procedure più complesse e regolamentazioni più stringenti. Per la sua relativa semplicità di preparazione, il PRP rappresenta spesso il primo approccio rigenerativo proposto dallo specialista.
Come funziona il trattamento, dal prelievo all’infiltrazione
La preparazione del PRP segue un protocollo ben definito:
- Prelievo di sangue venoso, generalmente tra i 15 e i 30 millilitri, effettuato come un normale prelievo ematico.
- Centrifugazione del campione, che separa i globuli rossi, il plasma povero di piastrine e il plasma ricco di piastrine in base al diverso peso molecolare delle componenti.
- Prelievo della frazione di PRP, la parte di plasma con la concentrazione piastrinica più elevata.
- Infiltrazione del PRP nell’area da trattare, spesso sotto guida ecografica quando si interviene su un’articolazione profonda.
Il ruolo dei fattori di crescita
Una volta iniettate nel tessuto bersaglio, le piastrine rilasciano fattori di crescita come il PDGF (Platelet-Derived Growth Factor), il TGF-beta e il VEGF, che attivano una risposta biologica locale: richiamano cellule progenitrici, stimolano l’angiogenesi e favoriscono la sintesi di nuova matrice extracellulare.
È questo meccanismo a giustificare l’impiego del PRP in condizioni molto diverse tra loro, dall’artrosi alla caduta dei capelli.
Le applicazioni della medicina rigenerativa con PRP
Ortopedia: artrosi, tendiniti e lesioni muscolari
L’ortopedia è l’ambito in cui il PRP viene utilizzato con maggiore frequenza. Le infiltrazioni trovano indicazione in:
- Artrosi lieve o moderata di ginocchio, anca e spalla, con l’obiettivo di ridurre il dolore e migliorare la funzionalità articolare.
- Tendinopatie croniche, come la tendinite rotulea o l’epicondilite.
- Lesioni muscolari in ambito sportivo, per accelerare i tempi di recupero.
- Supporto in fase post-chirurgica, dopo interventi di ricostruzione legamentosa o riparazione della cartilagine.
Chi soffre di artrosi alla spalla trova spesso nel PRP un’alternativa o un complemento ai trattamenti farmacologici tradizionali, anche se la scelta deve sempre passare attraverso una valutazione ortopedica specialistica.
In alcuni protocolli riabilitativi il PRP viene affiancato ad altre tecniche fisiche non invasive come le onde d’urto, utilizzate anch’esse per stimolare la riparazione dei tessuti muscoloscheletrici.
Tricologia: la caduta dei capelli
Il PRP è impiegato da anni nel trattamento della caduta dei capelli, in particolare nei casi di alopecia androgenetica in fase iniziale o di diradamento lieve. Le iniezioni nel cuoio capelluto stimolano i follicoli piliferi, favorendo il passaggio dalla fase di riposo (telogen) a quella di crescita attiva (anagen). Il trattamento non è indicato per le aree già completamente prive di follicoli attivi, dove l’unica soluzione resta il trapianto.
Per un quadro più ampio su cause e trattamenti della caduta dei capelli, il PRP viene spesso inserito in un protocollo combinato insieme a soluzioni topiche come il minoxidil.
Per approfondire casistica e rimedi specifici per la popolazione femminile, può essere utile consultare l’articolo su alopecia nelle donne.
Dermatologia e medicina estetica
In ambito estetico, il PRP viene utilizzato per la biorivitalizzazione cutanea, il miglioramento della texture della pelle e l’attenuazione delle rughe sottili, soprattutto nella zona perioculare e del collo. Viene anche associato a procedure di lipofiller o a trattamenti per cicatrici da acne. L’effetto è graduale e richiede generalmente più sedute a distanza di alcune settimane l’una dall’altra.
Un protocollo diffuso abbina il PRP al microneedling, una tecnica che crea microcanali nel derma per favorire la penetrazione dei fattori di crescita: l’approccio è descritto nell’articolo dedicato allo skin coaching antiaging.
PRP, acido ialuronico e cellule staminali: le differenze
Chi si informa sulla medicina rigenerativa si imbatte spesso in tre opzioni terapeutiche che vengono facilmente confuse tra loro.
| Trattamento | Origine | Meccanismo principale | Indicazioni tipiche |
| PRP | Sangue autologo del paziente | Rilascio di fattori di crescita | Artrosi lieve-moderata, tendinopatie, alopecia, biorivitalizzazione |
| Acido ialuronico | Sintesi biotecnologica o fermentazione batterica | Lubrificazione e idratazione dei tessuti | Viscosupplementazione articolare, filler dermici, volumizzazione |
| Cellule staminali mesenchimali | Tessuto adiposo o midollo osseo del paziente | Differenziazione cellulare e rigenerazione tissutale | Degenerazione cartilaginea avanzata, lesioni complesse |
La differenza principale tra PRP e acido ialuronico riguarda il meccanismo d’azione: il primo stimola una risposta biologica rigenerativa, il secondo agisce prevalentemente come lubrificante e riempitivo.
Nella pratica clinica, alcuni protocolli combinano le due sostanze per ottenere un effetto sinergico su dolore e funzionalità articolare.
Come si svolge una seduta di PRP
Una seduta di PRP dura generalmente tra i 30 e i 60 minuti e si articola in prelievo, centrifugazione e infiltrazione, tutto nello stesso appuntamento ambulatoriale. Non è richiesta anestesia generale e il recupero è quasi immediato, anche se nelle prime 24-48 ore possono comparire lieve dolore, gonfiore o arrossamento nella zona trattata.
Il numero di sedute necessarie varia in base alla patologia e alla risposta individuale. Nei protocolli più comuni si eseguono da una a tre infiltrazioni, distanziate di 3-4 settimane l’una dall’altra, con eventuali richiami a distanza di mesi per mantenere il beneficio ottenuto.
Cosa dice la letteratura scientifica sull’efficacia
Negli ultimi anni la ricerca ha prodotto diverse revisioni sistematiche sull’impiego del PRP, in particolare nel trattamento della gonartrosi (artrosi del ginocchio).
Una metanalisi condotta su undici studi randomizzati controllati e oltre 1.600 pazienti ha rilevato un miglioramento significativo del dolore e della funzionalità articolare rispetto al placebo, con un profilo di sicurezza favorevole. Risultati simili emergono da revisioni condotte sull’artrosi dell’anca, che riportano una riduzione del dolore senza eventi avversi rilevanti nei protocolli analizzati.
Va detto che la qualità delle evidenze non è ancora del tutto omogenea: i protocolli di preparazione del PRP variano da studio a studio per concentrazione piastrinica, presenza o assenza di leucociti e numero di infiltrazioni, e questo rende difficile un confronto diretto tra i risultati.
Anche per l’utilizzo tricologico, una revisione pubblicata su una rivista scientifica europea ha documentato un effetto terapeutico positivo sull’alopecia androgenetica, segnalando comunque la necessità di protocolli più standardizzati.
Controindicazioni: chi non può sottoporsi al trattamento
Il PRP non è indicato per tutti i pazienti. Le principali controindicazioni includono:
- Piastrinopenia o altre alterazioni della coagulazione del sangue.
- Terapia anticoagulante in corso, che può interferire con la preparazione e l’efficacia del concentrato.
- Infezioni attive nella zona da trattare.
- Patologie oncologiche in fase attiva, da valutare caso per caso con lo specialista di riferimento.
- Gravidanza, per la mancanza di dati sufficienti sulla sicurezza in questa condizione.
La valutazione dell’idoneità al trattamento richiede sempre un esame emocromocitometrico preliminare e una visita specialistica, ortopedica, dermatologica o di medicina estetica a seconda dell’indicazione.
Effetti collaterali e rischi
Trattandosi di un prodotto autologo, il PRP presenta un profilo di sicurezza favorevole, con un rischio di reazioni allergiche praticamente nullo.
Gli effetti indesiderati più comuni restano comunque possibili e includono dolore transitorio nel sito di iniezione, gonfiore, piccoli ematomi e, più raramente, infezioni locali se non vengono rispettati i protocolli di sterilità.
La normativa italiana sul PRP
In Italia l’utilizzo del PRP per uso non trasfusionale è regolato da una normativa specifica:
Secondo quanto indicato dal Centro Nazionale Sangue dell’Istituto Superiore di Sanità, la preparazione del plasma ricco di piastrine può avvenire solo all’interno di strutture in possesso dell’autorizzazione all’utilizzo di emoderivati, in collegamento diretto con il Servizio Trasfusionale di riferimento.
Questo aspetto normativo è importante da conoscere prima di scegliere dove effettuare il trattamento: rivolgersi a centri privi delle autorizzazioni necessarie espone a rischi sul piano della sicurezza e su quello legale, come confermato da diversi controlli condotti negli anni dalle autorità sanitarie sul territorio nazionale.
Quanto costa il PRP in Italia
Il costo di una seduta di PRP varia in base alla zona da trattare, al numero di infiltrazioni previste e alla struttura sanitaria scelta. Per i trattamenti di medicina estetica, il Centro Nazionale Sangue indica un range di prezzo che va dai 300 ai 700 euro a seduta, con differenze significative da regione a regione.
Per i trattamenti ortopedici o tricologici i costi possono variare in modo simile, e in generale il PRP non è rimborsabile dal Servizio Sanitario Nazionale, essendo considerato nella maggior parte dei casi una prestazione specialistica privata.
Chi desidera una valutazione personalizzata dovrebbe rivolgersi a uno specialista in grado di verificare se il trattamento è indicato per la propria condizione.
Domande frequenti sulla medicina rigenerativa PRP
Il PRP è davvero efficace?
Gli studi scientifici più recenti indicano risultati incoraggianti soprattutto per l’artrosi del ginocchio e dell’anca, con miglioramenti misurabili di dolore e funzionalità rispetto al placebo. L’efficacia varia da paziente a paziente e dipende dalla gravità della condizione trattata.
Quanto dura l’effetto del PRP?
I benefici possono durare da alcuni mesi fino a un anno, a seconda della patologia trattata e del protocollo utilizzato. Per mantenere il risultato nel tempo sono spesso necessari richiami periodici.
L’infiltrazione di PRP è dolorosa?
La procedura è generalmente ben tollerata. Può comparire un lieve fastidio durante l’iniezione e una sensazione di indolenzimento nelle 24-48 ore successive, simile a quella di un normale prelievo di sangue seguito da un’infiltrazione.
Qual è la differenza tra PRP e acido ialuronico?
Il PRP stimola una risposta rigenerativa attraverso i fattori di crescita piastrinici, mentre l’acido ialuronico agisce principalmente come lubrificante e riempitivo. Nei protocolli articolari, i due trattamenti vengono talvolta combinati.
Il trattamento PRP è mutuabile?
Nella maggior parte dei casi no. Il PRP è generalmente considerato una prestazione privata e non rientra tra i trattamenti rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale, salvo specifiche eccezioni regionali o protocolli sperimentali.
Quante infiltrazioni di PRP bisogna fare?
Il numero varia in base alla condizione trattata, ma i protocolli più comuni prevedono da una a tre sedute, distanziate di alcune settimane.
Quando non fare il PRP?
Il trattamento è controindicato in presenza di piastrinopenia, terapia anticoagulante, infezioni attive nella zona da trattare o patologie oncologiche non stabilizzate. La valutazione finale spetta sempre allo specialista.
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Plasma Ricco di Piastrine (PRP) e medicina estetica: cosa è bene sapere
https://www.centronazionalesangue.it/plasma-ricco-di-piastrine-prp-e-medicina-estetica/
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