Artrosi alla spalla: sintomi, cause e trattamenti efficaci

16 Marzo 2026

Artrosi-spalla

Come riconoscere i sintomi, rallentare la degenerazione e ritrovare la qualità della vita

Definizione medica: L’artrosi alla spalla (o artrosi scapolo-omerale) è una patologia degenerativa cronica dell’articolazione gleno-omerale caratterizzata dalla progressiva erosione della cartilagine articolare, che provoca dolore, rigidità e limitazione funzionale del movimento.

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L’artrosi alla spalla, conosciuta in ambito medico come artrosi scapolo-omerale o osteoartrosi della spalla, colpisce l’articolazione che connette la testa dell’omero alla cavità glenoidea della scapola.
Quando la cartilagine della spalla si consuma progressivamente, le superfici ossee perdono il loro rivestimento protettivo, generando infiammazione e alterazioni strutturali che compromettono significativamente la qualità della vita.

A differenza di altre localizzazioni artrosiche, l’artrosi della spalla può manifestarsi in due forme anatomicamente distinte: concentrica, quando la testa dell’omero e la superficie glenoidea mantengono il contatto nonostante l’erosione cartilaginea, ed eccentrica, caratterizzata dalla migrazione verso l’alto della testa omerale causata dalla rottura dei tendini della cuffia dei rotatori.

Artrosi alla spalla

Che cos’è l’artrosi scapolo-omerale

L’artropatia degenerativa della spalla si verifica quando il tessuto cartilagineo che permette lo scorrimento fluido delle ossa all’interno dell’articolazione si consuma progressivamente.
La cartilagine spalla svolge una funzione protettiva essenziale, fungendo da cuscinetto che assorbe gli urti e riduce l’attrito durante i movimenti di abduzione, rotazione e flessione.

Quando questo rivestimento liscio si deteriora, le ossa cominciano a sfregare direttamente tra loro, provocando infiammazione, formazione di osteofiti (escrescenze ossee) e alterazione della normale anatomia articolare. Il processo degenerativo si sviluppa lentamente nel tempo, attraversando diversi stadi di gravità crescente, dalla lieve alterazione cartilaginea fino alla completa scomparsa del tessuto protettivo.

Tipologie di artrosi alla spalla

L’artrosi gleno-omerale può essere classificata in base all’eziologia e alla localizzazione anatomica:

Classificazione eziologica:

  • Artrosi primaria: causata da fattori genetici, anomalie congenite nella formazione dei tessuti o predisposizione ereditaria alla degenerazione cartilaginea
  • Artrosi secondaria: conseguente a traumi, fratture pregresse, lesioni della cuffia dei rotatori, patologie reumatiche come l’artrite reumatoide, o sovraccarico funzionale ripetuto
  • Artrosi post-traumatica: sviluppata in seguito a fratture articolari, lussazioni ricorrenti o lesioni legamentose

Classificazione anatomica:

  • Artrosi gleno-omerale: colpisce l’articolazione principale della spalla tra omero e scapola
  • Artrosi acromion-claveare: interessa l’articolazione tra acromion e clavicola, provocando dolore nella parte superiore della spalla e limitazione nei movimenti di elevazione
  • Sclerosi omerale: caratterizzata da ispessimento e indurimento dell’osso subcondrale

 

Differenza tra artrosi concentrica ed eccentrica

CaratteristicaArtrosi ConcentricaArtrosi Eccentrica
Cuffia dei rotatoriIntegra e funzionanteLesione massiva o rottura
Posizione testa omeraleCentrata nella glenoideMigrata superiormente
ProgressionePiù lentaPiù rapida
Tipo di protesiAnatomicaInversa
Mobilità residuaGeneralmente conservataMarcatamente ridotta

 

Differenza tra artrite, artrosi e periartrite

L’artrite alla spalla e l’artrosi alla spalla sono due condizioni distinte che spesso vengono confuse:

Artrite alla spalla:

  • È un processo infiammatorio dell’articolazione che può avere origine autoimmune (artrite reumatoide, artrite psoriasica) o infettiva (artrite settica)
  • Colpisce frequentemente soggetti giovani o di mezza età
  • Causa infiammazione sistemica che interessa contemporaneamente multiple articolazioni
  • Il dolore è tipicamente continuo, anche a riposo, con rigidità mattutina prolungata (>60 minuti)
  • Gli esami del sangue mostrano marker infiammatori elevati (VES, PCR, fattore reumatoide)
  • Può progredire rapidamente senza trattamento immunosoppressivo

Artrosi alla spalla:

  • È una patologia degenerativa causata dall’usura progressiva della cartilagine
  • Colpisce prevalentemente persone oltre i 50-60 anni
  • È generalmente una condizione locale (anche se può interessare più articolazioni con l’età)
  • Il dolore è prevalentemente meccanico, legato al movimento e allo sforzo, con miglioramento a riposo
  • Gli esami del sangue sono tipicamente normali
  • Progressione lenta e graduale nel corso di anni o decenni

Periartrite alla spalla:
Un terzo termine spesso confuso è “periartrite scapolo-omerale”, che in realtà è una definizione generica e obsoleta che indica infiammazione delle strutture periarticolari (tendini, borse, capsula) senza specificare la patologia esatta. Oggi si preferiscono diagnosi più precise come tendinite della cuffia dei rotatori, borsite, capsulite adesiva.

Sintomi e manifestazioni cliniche

Quali sono i sintomi dell’artrosi alla spalla

sintomi o manifestazioni cliniche dell’artrosi scapolo-omerale possono variare in intensità e presentazione a seconda dello stadio della malattia, dall’iniziale fastidio occasionale fino alla disabilità funzionale severa.
Vediamo qui di seguito quali sono i sintomi tipici:

Dolore alla spalla

Il dolore meccanico rappresenta il sintomo predominante dell’artrosi spalla. Tipicamente si manifesta con caratteristiche specifiche:

  • Dolore all’inizio del movimento: compare nei primi movimenti dopo un periodo di riposo, quando il liquido sinoviale che lubrifica l’articolazione risulta insufficiente
  • Attenuazione con il movimento graduale: il dolore tende a diminuire dopo alcuni minuti di attività moderata
  • Intensificazione dopo sforzi: aumenta significativamente dopo attività prolungate o sollevamento di pesi

Molti pazienti riferiscono dolore notturno alla spalla che disturba il sonno, causato dall’infiammazione cronica e dal ristagno venoso in posizione sdraiata. Il dolore può irradiarsi lungo il braccio fino al gomito, creando disagio diffuso che viene spesso confuso con altre patologie cervicali o neurologiche.

Rigidità e perdita di mobilità

La rigidità articolare si manifesta come una progressiva riduzione dell’ampiezza di movimento della spalla in tutte le direzioni. I pazienti con artrosi alle spalle sperimentano difficoltà crescenti nell’eseguire gesti quotidiani:

  • Pettinarsi o lavarsi i capelli
  • Allacciarsi il reggiseno o la camicia dietro la schiena
  • Lavarsi la schiena durante la doccia
  • Raggiungere oggetti in alto o dietro la testa
  • Infilare giacche o cappotti

L’infiammazione cronica provoca la retrazione della capsula articolare, mentre la formazione di osteofiti ostacola ulteriormente il movimento creando blocchi meccanici. Questo processo limitante peggiora progressivamente se l’articolazione non viene mantenuta in movimento attraverso esercizi di stretching adeguati e fisioterapia mirata.

Perdita di forza

Specialmente nell’artrosi degenerativa della spalla associata a lesioni della cuffia dei rotatori, si verifica una marcata perdita di forza nel sollevare il braccio sopra il livello delle spalle. Attività semplici della vita quotidiana diventano problematiche:

  • Sollevare una bottiglia d’acqua o un vassoio
  • Portare una borsa della spesa
  • Aprire barattoli o contenitori
  • Spingere porte pesanti
  • Sollevare bambini o animali domestici

Nei casi avanzati può comparire il “segno del suonatore di corno”, caratterizzato dall’impossibilità di portare il cibo alla bocca senza sollevare e allargare il gomito, costringendo il paziente ad adottare posture compensatorie anomale.

Crepitio articolare

Durante i movimenti della spalla, alcuni pazienti avvertono rumori caratteristici di scrocchio, fruscio o crepitio causati dallo sfregamento delle superfici ossee irregolari e dalla presenza di osteofiti. Questo sintomo, sebbene non doloroso di per sé, indica un avanzato grado di degenerazione cartilaginea.

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Cause e fattori di rischio

Perché viene l’artrosi alla spalla

Esistono diverse cause dell’artrosi scapolo-omerale, è essenziale capire quale sia la principale per prevenirne la progressione e permettere interventi precoci e modifiche dello stile di vita mirate.

Età e invecchiamento:
L’avanzare dell’età rappresenta il principale fattore di rischio per lo sviluppo di artrosi alla spalla.

Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia l’artrosi e l’artrite interessano complessivamente il 16,4% della popolazione, posizionandosi tra le patologie croniche più diffuse nel Paese. La prevalenza aumenta drasticamente con l’età: tra gli over 75, il 68,2% delle donne e il 48,7% degli uomini dichiarano di soffrire di queste condizioni degenerative articolari.

Con il passare degli anni, la cartilagine perde naturalmente le sue proprietà elastiche e rigenerative, diventando più sottile, fragile e suscettibile all’usura. La riduzione della produzione di collagene e proteoglicani, sostanze fondamentali per l’integrità cartilaginea, accelera questo processo degenerativo fisiologico.

Uno studio globale pubblicato su The Lancet Rheumatology nel 2023, ha analizzato dati da 204 paesi, ne risulta che nel 2020 595 milioni di persone (pari al 7,6% della popolazione mondiale) vivevano con una forma di artrosi, con un drammatico aumento del 132,2% dei casi totali dal 1990.

Tra gli adulti oltre i 30 anni, il 14,8% presenta una qualche forma di artrosi articolare. Le proiezioni epidemiologiche stimano che entro il 2050, a causa dell’invecchiamento demografico e della crescita della popolazione, i casi di artrosi aumenteranno del 95,1% per le sedi articolari diverse da ginocchio e anca (categoria che include la spalla), rendendo questa patologia una delle principali sfide sanitarie del prossimo futuro.

Traumi e lesioni pregresse:
Le fratture della spalla, particolarmente quelle che coinvolgono la superficie articolare, le lussazioni ricorrenti e i microtraumi ripetuti danneggiano irreversibilmente le strutture articolari. Anche traumi apparentemente risolti possono lasciare alterazioni biomeccaniche che favoriscono l’insorgenza precoce di artrosi secondaria anni o decenni dopo l’evento traumatico iniziale.

Rottura della cuffia dei rotatori
La lesione cronica dei tendini della cuffia dei rotatori (sovraspinato, sottospinato, piccolo rotondo e sottoscapolare) altera profondamente la biomeccanica articolare. Quando questi tendini non riescono più a centrare correttamente la testa dell’omero nella glenoide, si creano attriti anomali tra la testa dell’omero e l’acromion. Questo sovraccarico concentrato su aree limitate della cartilagine accelera drammaticamente la degenerazione cartilaginea, portando all’artrosi eccentrica.

Patologie reumatiche
Malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico e altre connettiviti provocano infiammazione cronica che deteriora progressivamente la cartilagine articolare attraverso meccanismi immuno-mediati. Queste patologie sistemiche causano forme particolarmente aggressive di artrosi che colpiscono individui relativamente giovani.

Sovraccarico e attività lavorative
Professioni o sport che richiedono movimenti ripetitivi della spalla sopra la testa aumentano significativamente il rischio di usura prematura:

  • Professioni a rischio: imbianchini, elettricisti, parrucchieri, magazzinieri, operai edili
  • Sport a rischio: nuoto (specialmente stile libero e dorso), tennis, pallavolo, lancio del peso, baseball
  • Attività ripetitive: lavori in catena di montaggio con movimenti ripetuti della spalla

La continua sollecitazione meccanica, anche in assenza di traumi acuti, porta ad un’usura cumulativa della cartilagine che supera le capacità riparative dell’organismo.

Altri fattori di rischio possono essere:

  • Fattori genetici: predisposizione familiare alla degenerazione cartilaginea
  • Sovrappeso e obesità: aumenta il carico metabolico e l’infiammazione sistemica
  • Diabete: altera il trofismo dei tessuti connettivi
  • Alterazioni anatomiche congenite: displasie o malformazioni che creano distribuzioni anomale dei carichi

Diagnosi dell’artrosi alla spalla

Come si diagnostica l’artrosi della spalla

Una diagnosi accurata dell’artrosi alla spalla richiede un approccio clinico e strumentale completo che integra valutazione clinica, esame obiettivo e imaging radiologico.

Anamnesi ed esame obiettivo

Durante la visita specialistica ortopedica, il medico raccoglie informazioni dettagliate attraverso un’anamnesi approfondita:

  • Caratteristiche del dolore (intensità, durata, fattori scatenanti e allevianti)
  • Limitazioni funzionali nelle attività quotidiane e lavorative
  • Storia di traumi pregressi alla spalla
  • Presenza di patologie sistemiche o familiarità per artrosi
  • Terapie precedentemente tentate e loro efficacia

L’esame fisico valuta sistematicamente:

  • Ampiezza dei movimenti attivi e passivi (abduzione, flessione, rotazione interna/esterna)
  • Forza muscolare dei vari gruppi muscolari della spalla
  • Presenza di crepitii durante la mobilizzazione articolare
  • Punti dolorosi alla palpazione delle strutture periarticolari
  • Test specifici per valutare l’integrità della cuffia dei rotatori

Esami radiografici

La radiografia della spalla rappresenta l’esame di prima scelta per confermare la presenza di artrosi. Le proiezioni standard (antero-posteriore, laterale, assiale) permettono di visualizzare:

  • Riduzione dello spazio articolare tra testa omerale e glenoide
  • Presenza di osteofiti marginali
  • Sclerosi subcondrale (aumento della densità ossea sotto la cartilagine)
  • Formazione di cisti subcondrali
  • Alterazioni della conformazione ossea e migrazione superiore della testa omerale

La radiografia fornisce informazioni essenziali per classificare il grado di artrosi secondo scale standardizzate.

Risonanza magnetica

La risonanza magnetica (RM) della spalla fornisce immagini dettagliate dei tessuti molli, permettendo una valutazione completa di:

  • Stato della cartilagine residua e localizzazione delle aree di maggior danno
  • Lesioni dei tendini della cuffia dei rotatori (parziali o complete)
  • Edema osseo subcondrale (segno di sofferenza articolare)
  • Infiammazione della capsula articolare e versamento sinoviale
  • Alterazioni del cercine glenoideo e dei legamenti
  • Atrofia muscolare e infiltrazione adiposa dei muscoli della cuffia

La RM è particolarmente utile nella pianificazione pre-chirurgica per valutare la fattibilità di diversi tipi di protesi.

Ecografia

L’esame ecografico della spalla risulta utile per:

  • Identificare versamenti articolari e borsiti
  • Valutare alterazioni dei tendini della cuffia dei rotatori
  • Guidare con precisione le infiltrazioni intra-articolari
  • Monitorare nel tempo l’evoluzione di lesioni tendinee

L’ecografia ha il vantaggio di essere dinamica, permettendo la valutazione in movimento, ed è facilmente ripetibile senza esposizione a radiazioni.

Esami complementari

In casi selezionati possono essere richiesti:

  • TAC: per valutazione ossea dettagliata e pianificazione chirurgica complessa
  • Esami del sangue: per escludere patologie reumatiche sistemiche (VES, PCR, fattore reumatoide, anticorpi anti-CCP)
  • Artroscopia diagnostica: raramente necessaria, permette visualizzazione diretta delle superfici cartilaginee

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Trattamenti conservativi

Come si cura l’artrosi alla spalla

Il trattamento dell’artrosi spalla nelle fasi iniziali e moderate si basa su approcci conservativi che mirano a controllare il dolore, preservare la funzionalità e rallentare la progressione della malattia. L’obiettivo è mantenere la migliore qualità di vita possibile procrastinando o evitando l’intervento chirurgico.

Il primo passo fondamentale consiste nell’adattare le attività che provocano dolore e sovraccarico articolare:

  • Evitare il sollevamento di pesi eccessivi e movimenti ripetitivi sopra la testa
  • Utilizzare ausili ergonomici (apribottiglie, strumenti con impugnature allargate)
  • Alternare attività che sollecitano la spalla con periodi di riposo
  • Modificare la postazione lavorativa per ridurre sollecitazioni anomale

Trovare il proprio limite di tolleranza articolare permette di mantenersi attivi senza aggravare l’infiammazione e accelerare la degenerazione.

Fisioterapia e riabilitazione

La fisioterapia svolge un ruolo fondamentale nel trattamento conservativo dell’artrosi alla spalla, purché l’articolazione mantenga ancora una mobilità sufficiente. Se le superfici articolari sono troppo irregolari e la rigidità eccessiva, la fisioterapia potrebbe paradossalmente aumentare il dolore.

Il programma riabilitativo personalizzato comprende:

  • Esercizi di stretching: per mantenere e migliorare l’elasticità articolare, contrastando la retrazione capsulare che limita i movimenti. Gli esercizi del pendolo, lo stretching del muscolo sottoscapolare e l’allungamento della capsula posteriore sono particolarmente efficaci
  • Rinforzo muscolare: per stabilizzare l’articolazione e compensare eventuali deficit della cuffia dei rotatori. Il rafforzamento dei muscoli periferici (trapezio, gran dentato, romboidi) aiuta a mantenere la biomeccanica corretta
  • Terapie manuali: tecniche osteopatiche, mobilizzazioni articolari passive e manipolative per ridurre le tensioni muscolari e migliorare il range di movimento
  • Mezzi fisici: tecarterapia, laser ad alta potenza, ultrasuoni ed elettroterapia per effetti antinfiammatori, analgesici e di stimolazione della riparazione tissutale

Discipline come pilatesgyrotonic e nuoto in acqua calda risultano particolarmente efficaci nel mantenere la mobilità articolare attraverso movimenti controllati, progressivi e a basso impatto.

Terapia farmacologica

farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) rappresentano il trattamento farmacologico di prima linea per controllare dolore e infiammazione nell’artrosi spalla:

  • FANS sistemici: ibuprofene, naprossene, diclofenac, ketoprofene per via orale
  • FANS topici: gel o cerotti medicati da applicare localmente sulla spalla
  • Analgesici: paracetamolo per il controllo del dolore senza effetto antinfiammatorio

Tutti i FANS possono causare effetti collaterali gastrointestinali (gastrite, ulcere, sanguinamenti), cardiovascolari e renali, specialmente con uso prolungato. È fondamentale consultare il medico prima di assumere questi farmaci per periodi superiori alle 2-3 settimane e utilizzare gastroprotettori quando necessario.

Altre opzioni farmacologiche:

  • Condroprotettori: glucosamina e condroitina solfato, sebbene con evidenze scientifiche controverse
  • Integratori di collagene: per supportare il trofismo cartilagineo
  • Infiltrazioni di cortisone: per controllo rapido dell’infiammazione acuta (max 3-4 all’anno)

Infiltrazioni di acido ialuronico

Le infiltrazioni intra-articolari di acido ialuronico costituiscono un’alternativa moderna ed efficace per l’artrosi gleno-omerale con risultati superiori rispetto alle infiltrazioni di cortisone nel medio-lungo termine.

Meccanismo d’azione:
Questo liquido visco-elastico possiede proprietà lubrificanti e antinfiammatorie, migliorando la qualità del liquido sinoviale e nutrendo la cartilagine residua attraverso la diffusione di nutrienti. L’acido ialuronico crea uno strato protettivo sulle superfici cartilaginee danneggiate, riducendo l’attrito e stimolando la produzione endogena di acido ialuronico da parte delle cellule sinoviali.

Procedura:
Lo specialista seleziona la viscosità dell’acido ialuronico in base al grado di artrosi (bassa viscosità per artrosi iniziale, alta viscosità per artrosi avanzata). La procedura richiede guida ecografica per garantire l’iniezione precisa all’interno dello spazio articolare gleno-omerale, dove la cartilagine risulta danneggiata, evitando infiltrazioni extra-articolari inefficaci.

Protocollo e risultati:
Le infiltrazioni vengono tipicamente ripetute in cicli di 3-5 sedute a distanza di una settimana, con richiami ogni 6-12 mesi. I benefici diventano evidenti dopo 2-4 settimane e possono durare 6-18 mesi, procrastinando significativamente la necessità di intervento protesico nei casi responsivi.

Terapie complementari e gestione del dolore

Terapie fisiche:

  • Crioterapia (freddo): per ridurre l’infiammazione acuta e il gonfiore nelle fasi di riacutizzazione
  • Termoterapia (caldo): per alleviare la rigidità mattutina, favorire la vascolarizzazione e rilassare la muscolatura contratta
  • Magnetoterapia: per stimolare i processi riparativi ossei
  • Ossigeno-ozonoterapia: terapia complementare con proprietà antiinfiammatorie e rigenerative che alcuni studi indicano come potenzialmente utile nel trattamento dell’ossigeno-ozonoterapia per patologie articolari

Approcci integrativi:

  • Agopuntura: può offrire beneficio nel controllo del dolore cronico
  • Taping neuromuscolare: per supporto articolare e riduzione del dolore
  • Educazione posturale: correzione di posture scorrette che sovraccaricano la spalla

Gestione dell’artrosi alla spalla in fase acuta

Durante una riacutizzazione dell’artrosi alla spalla con aumento improvviso del dolore e dell’infiammazione:

Gestione immediata:

  • Riposo relativo: evitare attività che provocano dolore senza immobilizzare completamente (mantenere movimenti delicati nel range confortevole)
  • Crioterapia: applicazione di ghiaccio per 15-20 minuti ogni 3-4 ore nelle prime 48-72 ore per ridurre infiammazione e gonfiore
  • FANS: assunzione di antinfiammatori non steroidei secondo posologia medica per controllo rapido di dolore e infiammazione
  • Posizionamento: mantenere il braccio in posizione di comfort, eventualmente supportato da un cuscino

Quando consultare il medico:
Se il dolore è severo, non risponde agli analgesici comuni, si associa a febbre o impedisce completamente il movimento, è necessaria valutazione medica per escludere complicanze (infezione, frattura) e considerare trattamenti più intensivi (infiltrazioni di cortisone, terapia fisica mirata).

Trattamento chirurgico

Quando operare per l’artrosi alla spalla

Quando i trattamenti conservativi non forniscono sollievo adeguato e la qualità della vita risulta gravemente compromessa, l’intervento chirurgico rappresenta l’opzione terapeutica definitiva più efficace. La decisione di procedere con la chirurgia deve considerare età, aspettative funzionali, condizioni generali di salute e grado di disabilità.

La protesi alla spalla è indicata quando:

  • Dolore intrattabile non controllato dai trattamenti conservativi che persiste nonostante terapie adeguate per almeno 6-12 mesi
  • Rigidità articolare severa con importante limitazione funzionale
  • Significativa compromissione dell’autonomia nelle attività quotidiane di base (vestirsi, lavarsi, mangiare)
  • Alterazione del sonno per dolore notturno persistente
  • Evidenza radiologica di artrosi avanzata (stadio 3-4) con importante riduzione dello spazio articolare

Protesi anatomica di spalla

Nell’artrosi concentrica, quando le superfici articolari mantengono una relazione anatomica corretta e la cuffia dei rotatori è integra, si impianta una protesi anatomica che riproduce fedelmente la conformazione originale dell’articolazione.

Componenti protesiche:

  • Componente omerale: sostituisce la testa dell’omero danneggiata con una sfera metallica (titanio o cromo-cobalto) montata su uno stelo che si fissa nel canale midollare dell’omero
  • Componente glenoidea: sostituisce la superficie della glenoide con un inserto in polietilene ad alta densità fissato alla scapola

La protesi ricrea un’articolazione funzionale e indolore, ripristinando la biomeccanica naturale della spalla e permettendo un recupero eccellente della mobilità quando la cuffia dei rotatori è integra.

Protesi inversa di spalla

L’artrosi eccentrica, caratterizzata da lesioni massive della cuffia dei rotatori con migrazione superiore della testa omerale, richiede l’impianto di una protesi inversa (o reverse).

Principio biomeccanico:
Questa soluzione innovativa inverte la biomeccanica normale della spalla: la sfera viene posizionata sulla scapola (glenosfera) mentre la coppa concava viene montata sull’omero. Questo nuovo fulcro di rotazione più medializzato e inferiore compensa l’assenza dei tendini lesionati, permettendo al deltoide di svolgere le funzioni precedentemente affidate alla cuffia dei rotatori.

Vantaggi della protesi inversa:

  • Permette il recupero funzionale anche in assenza di cuffia dei rotatori
  • Riduce significativamente il dolore
  • Migliora l’autonomia nelle attività quotidiane
  • Indicata anche in pazienti anziani con aspettative funzionali moderate

Vivere con l’artrosi alla spalla

L’artrosi alla spalla è una condizione cronica che, se affrontata con le giuste strategie terapeutiche, può essere gestita efficacemente preservando autonomia e benessere quotidiano. La chiave del successo risiede in un approccio multidisciplinare che integri trattamenti conservativi, modifiche dello stile di vita e, quando necessario, soluzioni chirurgiche.

Riconoscere tempestivamente i primi sintomi consente di intervenire quando il processo degenerativo è ancora nelle fasi iniziali, massimizzando l’efficacia dei trattamenti conservativi. 
Non sottovalutare il dolore persistente, la progressiva limitazione dei movimenti o la difficoltà crescente nelle attività quotidiane: una valutazione ortopedica specialistica può fare la differenza nel rallentare l’evoluzione della patologia.

Inoltre, la ricerca scientifica sta facendo progressi significativi: terapie biologiche innovative, cellule staminali mesenchimali, fattori di crescita e protesi di nuova generazione rappresentano frontiere promettenti che potrebbero modificare radicalmente l’approccio terapeutico nei prossimi anni.

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Bibliografia

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