Cisti renali: cosa sono, quando sono pericolose e come si curano

28 Gennaio 2026

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Cisti semplici o complesse, la differenza, quando preoccuparsi e quando vivere sereni

Le cisti renali sono formazioni, quasi sempre benigne, molto comuni: colpiscono il 10-20% della popolazione generale e arrivano fino al 65-70% delle persone oltre i 70 anni. Nella stragrande maggioranza dei casi non sono pericolose, rimangono asintomatiche per tutta la vita e non richiedono alcun trattamento. Solo una piccola percentuale necessita di controlli periodici o intervento. Queste formazioni rappresentano uno dei reperti più frequenti durante le ecografie addominali. La scoperta casuale di una o più cisti al rene genera comprensibile preoccupazione, ma è importante sapere che oltre il 95% delle cisti renali è completamente benigno e non evolve mai verso forme tumorali.

Definizione e caratteristiche delle cisti renali

Cosa sono esattamente le cisti renali

Le cisti renali sono piccole sacche chiuse, simili a bolle, che si formano nel tessuto del rene e si riempiono di liquido trasparente. Immagina dei palloncini pieni d’acqua incorporati nell’organo: questa è l’immagine più fedele di una cisti.

Queste formazioni hanno caratteristiche ben precise:

  • Parete sottile: uno strato di cellule di pochi millimetri che delimita la cisti
  • Contenuto liquido: siero chiaro e trasparente, simile all’acqua
  • Forma rotondeggiante: generalmente sferica od ovale
  • Dimensioni variabili: da pochi millimetri fino a 10-15 centimetri nei casi più voluminosi

Le cisti renali si formano senza una causa precisa identificabile. Non dipendono dall’alimentazione, dallo stile di vita o da comportamenti sbagliati. Semplicemente, con il passare degli anni, alcuni tubuli microscopici del rene possono ostruirsi e dilatarsi formando queste cavità piene di liquido.

Quanto sono comuni le cisti renali

I dati epidemiologici mostrano una distribuzione molto chiara per età:

  • Sotto i 30 anni: meno del 5% ha cisti renali
  • 40-50 anni: circa 10-15%
  • 50-70 anni: 20-30%
  • Oltre 70 anni: 65-70%

Gli uomini sono più colpiti delle donne e le cisti renali si sviluppano più frequentemente nel rene destro rispetto al sinistro, per ragioni anatomiche ancora non completamente chiarite.

Tipologie e classificazione delle cisti renali

Cisti corticali: le più comuni

Le cisti corticali renali si sviluppano nella parte esterna del rene, chiamata corticale. Questa zona contiene i glomeruli, minuscoli filtri che depurano il sangue. Le cisti corticali rappresentano oltre il 70% di tutte le cisti renali e sono quasi sempre semplici e benigne.

Possono essere:

  • Singole: una sola cisti in un rene
  • Multiple: diverse cisti nello stesso rene
  • Bilaterali: presenti in entrambi i reni contemporaneamente


Le cisti corticali bilaterali (presenti sia nel rene destro che sinistro) sono comuni soprattutto dopo i 60 anni e non rappresentano motivo di allarme se hanno caratteristiche benigne all’ecografia.

Cisti parapieliche: attenzione alla posizione

Le cisti parapieliche si localizzano nella parte centrale del rene, vicino al seno renale, dove passano i vasi sanguigni e le vie urinarie. Questa posizione particolare può causare sintomi più facilmente rispetto alle cisti corticali:

  • Dolore al fianco per compressione
  • Difficoltà nel deflusso dell’urina se la cisti comprime l’uretere
  • Sensazione di peso nella zona lombare


Le cisti parapieliche richiedono controllo ecografico periodico anche se benigne, proprio per la loro localizzazione critica.

Cisti semplici vs cisti complesse: la differenza fondamentale

La distinzione più importante dal punto di vista clinico e prognostico non riguarda tanto la localizzazione o le dimensioni della cisti, quanto piuttosto le sue caratteristiche strutturali e morfologiche visibili agli esami di imaging.

Gli specialisti dividono le cisti renali in due grandi categorie: cisti semplici e cisti complesse (o complicate).

Questa classificazione, basata sull’aspetto ecografico e radiologico, è fondamentale perché consente di stratificare il rischio e di decidere se la formazione è del tutto benigna e può essere lasciata in pace, oppure se richiede controlli periodici o addirittura approfondimenti diagnostici per escludere la possibilità, seppur rara, di una lesione neoplastica mascherata.

Cisti renali semplici (benigne al 100%) hanno:

  • Parete sottilissima (meno di 1 millimetro)
  • Contenuto completamente liquido, trasparente come acqua
  • Nessun setto interno (non ci sono divisioni dentro la cisti)
  • Nessuna calcificazione o parte solida
  • All’ecografia appaiono completamente nere (anecogene)
  • Alla TAC hanno la stessa densità dell’acqua (ipodense)


Cisti complesse
 o cisti complicate presentano invece elementi sospetti:

  • Parete ispessita o irregolare
  • Setti interni (pareti che dividono la cisti in compartimenti)
  • Calcificazioni
  • Componenti solide visibili
  • Contenuto più denso del normale


Le cisti complesse richiedono sempre approfondimento con TAC o risonanza magnetica per escludere tumori renali.

Altre tipologie di cisti renali

Cisti esofitiche: crescono verso l’esterno del rene, sporgendo dalla sua superficie. Il termine esofitica indica proprio questo sviluppo “verso fuori”. Quando raggiungono grandi dimensioni possono essere palpate durante la visita medica.

Cisti mesorenali: si trovano nella porzione intermedia del rene, tra la corticale esterna e il seno centrale. Hanno caratteristiche simili alle corticali.

Cisti emorragiche: contengono sangue invece di liquido trasparente. Si formano dopo traumi, rotture parziali o in pazienti con disturbi della coagulazione. Appaiono più dense agli esami radiologici.

Cisti settate: presentano setti interni che dividono la cavità. I setti possono essere sottili (generalmente benigne) o ispessiti (richiedono controllo).

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Classificazione di Bosniak: stratificare il rischio

La classificazione di Bosniak è fondamentale per decidere cosa fare con le cisti complesse. Divide le cisti in 5 categorie in base al rischio di malignità:

CategoriaDescrizioneAspettoRischio tumoreCosa fare
Bosniak ICisti sempliceParete sottile, liquido puro0%Nessun controllo
Bosniak IIMinimamente complicataSetti sottili, piccole calcificazioni<5%Nessun controllo
Bosniak IIFLeggermente complessaSetti multipli, parete ispessita5-10%Controllo TAC ogni 6-12 mesi per 5 anni
Bosniak IIIIndeterminataSetti irregolari, enhancement al contrasto50-60%Biopsia o chirurgia
Bosniak IVSospetta malignaComponente solida evidente>90%Chirurgia immediata

Le cisti Bosniak I e II sono benigne quasi al 100% e non richiedono alcun follow-up. Solo le IIF necessitano di controlli periodici, mentre le III e IV vanno operate.

La classificazione di Bosniak è stata aggiornata nel 2019 per incorporare anche la risonanza magnetica (precedentemente validata solo per TAC) e definire con maggiore precisione i criteri di ogni categoria. Secondo l’aggiornamento pubblicato su Radiology, la versione 2019 permette di classificare correttamente un maggior numero di cisti come benigne, riducendo il numero di interventi chirurgici non necessari mantenendo alta la sensibilità per i tumori renali.

Cause e fattori di rischio

Perché vengono le cisti renali

La domanda “perché si formano le cisti renali?” non ha una risposta univoca. Gli esperti parlano di natura idiopatica, termine medico che significa “causa sconosciuta”.

Secondo le teorie più accreditate, le cisti renali si formano quando:

  1. Un tubulo renale (piccolo canale microscopico che trasporta l’urina) si ostruisce
  2. Il liquido continua ad accumularsi a monte dell’ostruzione
  3. Il tubulo si dilata progressivamente formando una sacca
  4. La sacca si riempie di liquido sieroso e si stacca dal tubulo originario

Questo processo avviene molto lentamente, nell’arco di mesi o anni, ed è completamente asintomatico.

Fattori che aumentano il rischio

Anche se non si può parlare di “cause”, esistono fattori di rischio delle cisti renali ben documentati:

Età: è il fattore più importante. Più si invecchia, più aumenta la probabilità di sviluppare cisti renali. Dopo i 50 anni quasi una persona su cinque presenta almeno una cisti.

Sesso maschile: gli uomini sviluppano cisti renali con frequenza doppia rispetto alle donne.

Insufficienza renale cronica: chi soffre di malattie renali croniche ha maggiore probabilità di sviluppare cisti multiple. Il meccanismo esatto non è chiaro.

Dialisi prolungata: i pazienti affetti da malattia renale cronica in stadio avanzato, sottoposti a trattamento dialitico da molti anni, sviluppano frequentemente la malattia cistica acquisita del rene, caratterizzata dalla formazione di numerose cisti in entrambi i reni. Questa condizione richiede solo controllo ecografico annuale e raramente crea problemi significativi..

Familiarità: avere parenti con cisti renali (anche semplici, non policistiche) aumenta leggermente il rischio, suggerendo una componente genetica minore.

Ipertensione arteriosa: alcuni studi suggeriscono una correlazione, ma non è chiaro se sia causa o conseguenza.

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Sintomi e segnali d’allarme

Quando le cisti renali causano sintomi

La caratteristica principale delle cisti renali semplici è che nella maggior parte dei casi non danno alcun sintomo per tutta la vita. Vengono scoperte per caso durante ecografie addominali eseguite per altri motivi (calcoli biliari, controlli generici, dolori addominali di altra natura).

I sintomi compaiono solo quando:

  • La cisti raggiunge dimensioni molto grandi (oltre 10 centimetri)
  • Si localizza in posizioni critiche (parapielica, vicino alle vie urinarie)
  • Si rompe o sanguina
  • Si infetta (evento molto raro)

Dolore ai reni: dove e come si manifesta

Quando si parla di dolore renale ci si riferisce a una sensazione algica profonda, localizzata nella regione lombo‑costale in corrispondenza dei reni. Questo tipo di dolore, legato a cisti renali, distende la capsula che riveste l’organo e viene percepito in modo diverso rispetto al classico mal di schiena muscolare o alla colica da calcoli.

Quando sono presenti cisti ai reni, il dolore tende a localizzarsi nella zona lombare laterale, ai lati della colonna vertebrale, spesso in corrispondenza dell’angolo costo‑vertebrale. In molti pazienti viene descritto come un fastidio profondo all’altezza delle ultime costole, nella classica area del “fianco”, e non come un dolore superficiale della muscolatura.

In alcuni casi la sensazione può irradiarsi verso l’inguine o il basso addome, seguendo il decorso delle vie urinarie, e dare un senso di peso o tensione interna più che una fitta acuta. Il quadro tipico è quello di un dolore sordo, continuo e persistente, che non ha l’andamento a ondate della colica renale e che spesso non cambia molto con il movimento o con il cambio di posizione.

Questo pattern è diverso da quello del mal di schiena muscolare, che di solito si avverte in sede più centrale, lungo la colonna, peggiora piegandosi, sollevando pesi o mantenendo a lungo una postura scorretta e migliora con il riposo o con il calore locale.

Anche rispetto al dolore da calcoli renali il quadro è distinto: la colica, infatti, è caratterizzata da un dolore acutissimo, lancinante e intermittente, che arriva a picchi di intensità molto elevata e costringe spesso il paziente a cambiare continuamente posizione nel tentativo di trovare sollievo.

Il dolore intestinale, infine, tende a essere percepito più in avanti, nella parte centrale dell’addome, ed è frequentemente associato a gonfiore, alterazioni dell’alvo o crampi viscerali, elementi che di solito non compaiono quando il problema è legato esclusivamente alle cisti renali.

Altri disturbi possibili

Oltre al dolore, le cisti renali sintomatiche possono causare:

  • Sangue nelle urine (ematuria): l’urina appare rosa, rossastra o color coca cola
  • Sensazione di peso o gonfiore al fianco
  • Infezioni urinarie ricorrenti
  • Aumento della pressione arteriosa (raro, solo per cisti molto voluminose che comprimono i vasi renali)
  • Pancia gonfia: quando le cisti sono multiple e molto grandi

Quando preoccuparsi: criteri di allarme

Sebbene la maggior parte delle cisti renali semplici sia del tutto innocua e non richieda alcun intervento, esistono criteri dimensionali e clinici ben definiti che guidano il medico nella decisione se adottare una strategia di sorveglianza attiva o procedere con ulteriori accertamenti.

Le dimensioni della cisti rappresentano infatti un parametro fondamentale nella stratificazione del rischio: formazioni di piccole dimensioni possono essere tranquillamente ignorate, mentre cisti più voluminose, pur rimanendo benigne, possono provocare effetto massa (compressione sulle strutture adiacenti) e diventare sintomatiche.

Oltre al diametro, è cruciale valutare l’aspetto morfologico all’imaging e la presenza di sintomi acuti che potrebbero indicare complicanze come rottura, emorragia o infezione della cisti. Conoscere questi “red flags” (segnali d’allarme) permette al paziente di sapere quando è necessario un semplice controllo periodico e quando invece serve una valutazione specialistica urgente.

  • Meno di 2 cm: nessun controllo necessario se semplice
  • 2-5 cm: controllo ecografico ogni 1-2 anni
  • Oltre 5 cm: valutazione specialistica, possibile trattamento

Una cisti renale è considerata grande quando supera i 5-6 centimetri di diametro. A queste dimensioni può causare compressione sugli organi circostanti e potrebbe richiedere trattamento anche se benigna.

  • “Cisti complessa”
  • “Presenza di setti”
  • “Componenti solide”
  • “Calcificazioni irregolari”
  • “Bosniak III o IV”
  • “Cisti con enhancement” (significa che si colora alla TAC con contrasto)
  • “Cisti con enhancement” (significa che si colora alla TAC con contrasto)
  • Dolore acuto improvviso al fianco (possibile rottura)
  • Sangue abbondante nelle urine
  • Febbre alta con dolore lombare (possibile infezione)
  • Gonfiore rapido dell’addome
  • Calo pressione con vertigini e debolezza
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Diagnosi ed esami diagnostici

Esami del sangue per la funzione renale

Prima di qualsiasi altro accertamento, il medico prescrive esami del sangue per valutare se i reni funzionano bene:

Creatinina: il parametro più importante. Misura quanto i reni filtrano il sangue. Valori normali:

  • Donne: 0,6-1,1 mg/dL
  • Uomini: 0,7-1,3 mg/dL
  • Se la creatinina sale significa che i reni faticano a eliminare le scorie

eGFR (velocità di filtrazione glomerulare stimata): calcolato automaticamente dalla creatinina, indica la percentuale di funzione renale residua. Valori normali sono superiori a 90 mL/min.

Azotemia (urea): altro indice di funzione renale, meno preciso della creatinina perché influenzato dalla dieta proteica.

Esame delle urine

L’esame completo delle urine verifica la presenza di:

  • Proteine (proteinuria): segno di danno renale
  • Sangue (ematuria): può indicare cisti complicata, calcoli o infezione
  • Globuli bianchi e batteri: segno di infezione
  • Cilindri e cellule: indicatori di malattie renali

Ecografia renale: l’esame di prima scelta

Nella stragrande maggioranza dei casi, la scoperta di una cisti renale avviene in modo del tutto casuale durante un’ecografia addominale eseguita per altri motivi: un controllo di routine, il sospetto di calcoli biliari, dolori addominali aspecifici o semplicemente un check-up generale.

L’ecografia rappresenta infatti l’esame di imaging di primo livello per lo studio dei reni e delle vie urinarie, ed è considerata il gold standard iniziale per la diagnosi e la caratterizzazione delle cisti renali semplici.

Grazie alla sua capacità di distinguere con elevata precisione le strutture solide da quelle liquide, questo esame permette di identificare le cisti, misurarne le dimensioni, valutarne il contenuto e, nella maggior parte dei casi, stabilire immediatamente se si tratta di formazioni benigne che non richiedono ulteriori accertamenti.

È proprio per la combinazione di accuratezza diagnostica, assenza di rischi e accessibilità che l’ecografia viene prescritta come primo passo nel percorso diagnostico di qualsiasi sospetta lesione cistica renale.

L’ecografia addominale è l’esame fondamentale per diagnosticare le cisti renali. È un esame:

  • Non invasivo: nessun ago, nessuna radiazione
  • Indolore: il medico appoggia una sonda sull’addome
  • Rapido: dura 10-15 minuti
  • Economico: costa circa 80-120 euro in privato, gratis con SSN

L’ecografia permette di valutare:

  • Numero di cisti: singola, multiple, bilaterali
  • Dimensioni precise: misurate in centimetri
  • Localizzazione: corticale, parapielica, polare
  • Contenuto: liquido semplice (anecogeno) o complesso
  • Pareti: sottili o ispessite

Le cisti renali semplici all’ecografia appaiono come aree completamente nere (anecogene) con bordi netti e rinforzo posteriore dell’eco, segno che conferma la natura liquida.

TAC e risonanza magnetica

Se l’ecografia mostra caratteristiche sospette, si procede con:

TAC addome con mezzo di contrasto: fornisce immagini dettagliate e permette la classificazione di Bosniak. Le cisti semplici appaiono ipodense (nere come l’acqua) e non si colorano dopo iniezione del contrasto.

Risonanza magnetica: alternativa alla TAC, particolarmente utile per:

  • Pazienti allergici al mezzo di contrasto iodato
  • Giovani (nessuna radiazione)
  • Valutazione precisa di cisti complesse
  • Misurazione del volume renale nei reni policistici

Pericolosità e rischi delle cisti renali

Le cisti semplici sono pericolose?

NO, le cisti renali semplici non sono pericolose. Questa è la risposta netta e rassicurante che la maggior parte dei pazienti si aspetta di sentire dopo aver ricevuto un referto ecografico che riporta la presenza di una o più cisti ai reni. E i motivi per cui si può stare tranquilli sono solidi e scientificamente dimostrati.

Prima di tutto, una cisti semplice non si trasforma mai in tumore maligno: rimane tale per tutta la vita, senza alcun rischio di evoluzione neoplastica. Non esiste nella letteratura medica alcuna evidenza di trasformazione tumorale di una cisti genuinamente semplice.

Inoltre, le cisti semplici non compromettono la funzione renale: anche chi ne presenta 10-15 sparse nei due reni mantiene una funzionalità renale perfettamente normale, perché il tessuto renale sano circostante continua a lavorare regolarmente, filtrando il sangue e producendo urina senza alcuna difficoltà. Il rene ha infatti una grande riserva funzionale e può tollerare senza problemi la presenza di queste formazioni liquide benigne.

Un altro aspetto rassicurante riguarda la crescita: le cisti semplici rimangono stabili nel tempo oppure aumentano molto lentamente, nell’ordine di 1-2 millimetri all’anno, senza alcun rischio di crescita esplosiva o rapida. Anche la rottura spontanea è un evento del tutto eccezionale: per rompere una cisti serve generalmente un trauma importante, come un incidente stradale o una caduta violenta, e comunque nella stragrande maggioranza dei casi la rottura si risolve spontaneamente senza conseguenze gravi.

Le cisti semplici, poi, non causano insufficienza renale: si può vivere normalmente con esse per tutta la vita, senza alcun rischio di dover ricorrere a dialisi o trapianto.

Il dato statistico più rassicurante è che oltre il 95% delle cisti renali scoperte casualmente è di tipo semplice e benigno, il che significa che la stragrande maggioranza delle persone che ricevono questa diagnosi non dovrà mai fare altro che un controllo ecografico occasionale o, in molti casi, nemmeno quello.

Le cisti complesse richiedono attenzione

Le cisti complesse meritano attenzione perché:

  • Una percentuale può essere tumori renali camuffati da cisti
  • Richiedono valutazione specialistica con TAC o risonanza
  • Possono necessitare di biopsia o asportazione chirurgica
  • Il follow-up è obbligatorio fino a escludere malignità

 Trattamenti e cure disponibili

Quando non serve alcun trattamento

La maggior parte delle cisti renali non richiede alcuna cura. Non esistono farmaci che le facciano sparire e nella stragrande maggioranza dei casi non serve operare.

Non serve nessun trattamento se la cisti:

  • È semplice (Bosniak I o II)
  • Non causa sintomi
  • Ha dimensioni inferiori a 5 cm
  • La funzione renale è normale
  • Non cresce rapidamente

In questi casi la strategia migliore è l’osservazione (watchful waiting): vivere normalmente senza fare nulla.

Quando servono controlli periodici

Serve monitoraggio ecografico (ogni 6-24 mesi) se:

  • La cisti è Bosniak IIF
  • Ha dimensioni tra 5 e 8 cm anche se semplice
  • Cresce rapidamente (più di 5 mm all’anno)
  • Causa sintomi intermittenti

Aspirazione percutanea con scleroterapia

Per cisti sintomatiche semplici, la tecnica meno invasiva è l’aspirazione percutanea con scleroterapia. La procedura inizia con un’anestesia locale che addormenta solo la zona della pelle dove verrà inserito l’ago, rendendo l’intervento praticamente indolore. Successivamente, sotto guida ecografica in tempo reale, il radiologo interventista inserisce un ago sottile attraverso la cute fino a raggiungere la cavità cistica.

Una volta posizionato correttamente l’ago, si procede con l’aspirazione completa del liquido, che appare tipicamente chiaro e giallastro, svuotando completamente la cisti. Il passaggio finale consiste nell’iniezione di alcol etilico (etanolo al 95%) all’interno della cavità appena svuotata: questa sostanza sclerosante fa collabire le pareti della cisti, creando un’irritazione chimica che ne impedisce la riformazione e favorisce l’aderenza delle superfici interne tra loro.

Risultati
:

  • Riduzione del volume: 94-97%
  • Durata procedura: 20-30 minuti
  • Ricovero: day hospital o pernottamento
  • Ritorno alle attività: 2-3 giorni
  • Tasso di successo: 85-90%
  • Recidiva: meno del 10%

Indicazioni ideali:

  • Cisti semplici tra 5 e 10 cm
  • Dolore persistente
  • Cisti profonde nel parenchima

Chirurgia laparoscopica

L’intervento chirurgico è riservato a:

  • Cisti molto voluminose (oltre 10 cm)
  • Cisti complesse (Bosniak III-IV)
  • Fallimento della scleroterapia
  • Compressione grave delle vie urinarie

La tecnica è quasi sempre laparoscopica (mini-invasiva):

  • 3-4 piccole incisioni (0,5-1 cm)
  • Asportazione della parete esterna della cisti (marsupializzazione)
  • Durata: 1-2 ore
  • Degenza: 2-3 giorni
  • Recupero completo: 2-3 settimane
  • Complicanze: meno del 5%

Specialisti e centri di riferimento

Chi cura le cisti renali

Quale medico si occupa delle cisti renali? Dipende dal tipo:

Cisti semplici asintomatiche: il medico di famiglia può gestire il follow-up con controllo ecografia ogni 1-2 anni se cisti >3 cm, monitoraggio pressione arteriosa ed esami del sangue annuali (creatinina).

Cisti complesse o sintomatiche: serve lo specialista urologo che valuta le cisti complesse (Bosniak III-IV), esegue scleroterapia e chirurgia, gestisce le complicanze.

Rene policistico: il nefrologo (specialista malattie renali) segue tutta l’evoluzione della malattia, terapia farmacologica, preparazione a dialisi e trapianto.

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