Polmonite interstiziale: cos’è, sintomi, pericoli e cure
13 Gennaio 2026
Infiammazione dell’interstizio polmonare: dalle cause virali alla Sindrome di Hamman-Rich
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Dott. Giuseppe Giuliano
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Ricevere una diagnosi che riguarda i polmoni genera spesso apprensione, soprattutto quando si incontrano termini medici complessi. Vediamo quindi di capire cos’è la polmonite interstiziale per poter affrontare il percorso di guarigione con maggiore serenità.
Spesso si tende a confonderla con le infezioni respiratorie più note; tuttavia, se confrontiamo questo quadro clinico con le consuete cause e sintomi della polmonite, notiamo una differenza sostanziale: qui la malattia non riempie gli alveoli di liquido, ma colpisce l’impalcatura di sostegno del polmone.
Facciamo chiarezza su ogni aspetto, dai sintomi iniziali alle terapie più efficaci, per distinguere una banale infiammazione da quadri più seri.
Definizione di polmonite interstiziale
La polmonite interstiziale è una forma di polmonite che prende il nome dalla sua peculiarità principale: l’infiammazione dell’interstizio polmonare.
Con questo termine si indica una regione interna del polmone che include il tessuto connettivo, i vasi sanguigni, i vasi linfatici e altre componenti di supporto, fondamentali per mantenere l’architettura e la stabilità della struttura polmonare.
Cos’è l’interstizio polmonare e perché si infiamma
Per capire meglio e comprendere la natura di questa malattia bisogna visualizzare l’anatomia del nostro apparato respiratorio. Immaginate il polmone come una spugna: i buchi sono gli alveoli (dove avviene lo scambio di ossigeno), mentre la parte solida della spugna è l’interstizio polmonare.
Questa sottile rete di tessuto connettivo ha il compito di sostenere gli alveoli e i capillari sanguigni.
Quando si verifica una pneumopatia interstiziale, l’infiammazione non riempie gli alveoli di pus o muco (come nella polmonite batterica classica), ma colpisce proprio quelle pareti di sostegno. L’ispessimento interstiziale che ne deriva rende la “spugna” più rigida e meno elastica.
L’ossigeno fatica ad attraversare queste pareti ispessite per arrivare al sangue, causando quella sensazione di “fame d’aria” tipica della patologia.
I sintomi principali: differenze con la polmonite classica
Il quadro sintomatologico di una infiammazione interstiziale si discosta nettamente da quello di una polmonite lobare batterica. La caratteristica distintiva è la tosse secca, stizzosa e non produttiva: il paziente tossisce ma non espettora catarro, proprio perché l’infiammazione è “intrappolata” nel tessuto e non nelle vie aeree.
Accanto alla tosse compare la dispnea, ovvero la difficoltà respiratoria.
Inizialmente si manifesta solo sotto sforzo, ma nelle forme più avanzate o nella polmonite interstiziale acuta può presentarsi anche a riposo. La febbre può essere presente, ma non è sempre altissima come nelle infezioni batteriche fulminanti. Altri campanelli d’allarme includono stanchezza estrema e, in alcuni casi, un calo della saturazione di ossigeno nel sangue misurabile con un saturimetro.
Bronchite interstiziale e broncopolmonite: facciamo chiarezza
Su termini che possiamo trovare sul web come “bronchite interstiziale” è necessario fare una precisazione medica. La bronchite riguarda l’infiammazione dei grossi bronchi (i tubi che portano l’aria), mentre l’interstiziopatia riguarda il tessuto profondo. Quando l’infiammazione si estende dai bronchi al tessuto circostante, si parla più correttamente di peribronchite o broncopolmonite con componente interstiziale.
La broncopolmonite interstiziale rappresenta una situazione ibrida o un’estensione del processo infiammatorio che coinvolge sia le vie aeree che il tessuto di sostegno. Differente ancora è la polmonite interstiziale virale, dove il virus attacca direttamente le cellule dell’interstizio scatenando una risposta immunitaria che, paradossalmente, può causare più danni del virus stesso, portando a quel famoso quadro di polmonite bilaterale divenuto noto durante la pandemia.
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Le cause: dai virus alla polmonite interstiziale autoimmune
Per stabilire la terapia corretta è importante determinare le cause della polmonite interstiziale, ma esse sono molteplici e non sempre infettive:
- Agenti virali: Virus come l’influenza A, il CMV o il SARS-CoV-2 sono responsabili frequenti della polmonite interstiziale virale, soprattutto nei pazienti immunocompromessi (es. in quelli sottoposti a trapianto d’organi).
- Fattori autoimmuni: Malattie come l’artrite reumatoide, il lupus o la sclerodermia possono attaccare il polmone, generando una polmonite interstiziale autoimmune. Il sistema immunitario aggredisce per errore il tessuto polmonare sano.
- Farmaci e sostanze: Alcuni antibiotici, chemioterapici o l’esposizione a polveri ambientali (asbesto o amianto, silice) possono innescare la malattia.
Esiste poi un gruppo di patologie definite “idiopatiche”, ovvero senza causa apparente, che tendono a cronicizzare portando alla fibrosi polmonare, una condizione dove il tessuto diventa cicatriziale e rigido in modo permanente.
Sindrome di Hamman-Rich e forme acute
Tra le varie tipologie, merita una menzione specifica la Sindrome di Hamman-Rich, nota in medicina come polmonite interstiziale acuta. Si tratta di una forma rara e molto aggressiva che insorge improvvisamente in persone precedentemente sane.
A differenza delle forme croniche che evolvono in anni, questa sindrome si sviluppa in giorni o settimane, portando rapidamente a una grave insufficienza respiratoria. La gravità di questa condizione richiede spesso il ricovero in terapia intensiva.
È fondamentale distinguerla dalle comuni polmoniti virali perché il trattamento deve essere immediato e massiccio per tentare di fermare il danno diffuso agli alveoli e all’interstizio.
Diagnosi e segnali visibili: il polmone a “vetro smerigliato”
Il medico sospetta una pneumopatia interstiziale ascoltando il torace: il suono caratteristico è simile al rumore del velcro che si stacca o dei capelli sfregati vicino all’orecchio (crepitii). La conferma diagnostica arriva però con la TAC ad alta risoluzione (HRCT), anche perché la semplice Rx Torace spesso mostra solo modeste alterazioni non rilevanti dal punto di vista diagnostico.
Il reperto radiologico più comune è il cosiddetto “Ground Glass” o aspetto a vetro smerigliato: immaginate di guardare attraverso un vetro opaco: il polmone appare velato, segno che l’interstizio è infiammato o pieno di liquido, ma gli alveoli non sono ancora collassati del tutto. Questo segno è tipico delle fasi iniziali e attive della malattia, indicando che c’è ancora margine per la guarigione se si interviene con la giusta cura.
Terapia e guarigione: come si cura l’infiammazione interstiziale
La domanda più pressante per i pazienti riguarda la polmonite interstiziale terapia e i tempi di recupero. Poiché la causa spesso non è batterica, gli antibiotici sono inutili a meno che non ci sia una sovrainfezione. La cura si basa solitamente su:
- Cortisonici: Potenti antinfiammatori per ridurre l’ispessimento e il gonfiore dell’interstizio.
- Ossigenoterapia: Per supportare la respirazione nelle fasi acute.
- Immunosoppressori: Fondamentali se l’origine è una malattia autoimmune.
Per quanto riguarda la guarigione della polmonite interstiziale, il percorso varia: nelle forme virali acute, il tessuto può rigenerarsi completamente in alcune settimane o mesi. Se la malattia ha creato cicatrici profonde (fibrosi), il danno potrebbe essere irreversibile, ma gestibile con terapie croniche per mantenere la qualità di vita.
La riabilitazione respiratoria gioca poi un ruolo chiave nel recuperare la capacità polmonare persa e tornare alle attività quotidiane.
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