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Dolore ai piedi: quali sono le cause, i disturbi e i rimedi efficaci da seguire

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Dolore Ai Piedi Cause E Rimedi

Dolore ai piedi: quali sono le cause, i disturbi e i rimedi efficaci da seguire

 

Redazione Doctorium

Circa il 30% della popolazione generale soffre di dolore ad un piede o ad entrambi. Spesso i disturbi che interessano i piedi, oltre a provocare disagio e dolore, possono provocare disabilità ed espongono maggiormente al rischio di cadute. La maggior parte dei problemi che possono interessare i piedi non ha bisogno di trattamenti complessi. Dopo la diagnosi clinica, queste condizioni possono infatti essere gestite con farmaci da banco e/o rimedi casalinghi, con il supporto del medico di medicina generale.

Elencheremo in questo articolo i disturbi più frequenti e i loro possibili trattamenti.

 

Fascite plantare

La fascite plantare è l’infiammazione della fascia muscolare che riveste la pianta del piede. Nello specifico viene coinvolto il legamento arcuato che attraversa la parte inferiore del piede e va a collegare il tallone con le dita dei piedi. Questo legamento viene sottoposto a grande stress quando si cammina, si corre e soprattutto si salta. Ha infatti un ruolo importantissimo nel trasmettere il peso corporeo al piede. Questa infiammazione si sviluppa molto spesso nei soggetti sportivi, ma è anche molto frequente nelle persone obese o in sovrappeso e nelle donne in gravidanza. Spesso si sviluppa anche in chi utilizza scarpe che mettono sotto eccessivo stress il tallone e il legamento arcuato del piede. Come conseguenza dell’infiammazione si può avere lo sviluppo della tallonite.

La fascite è caratterizzata da dolore che è generalmente più acuto al mattino, quando ci si alza dal letto. Dopo aver effettuato i primi movimenti tende a diminuire, per riacutizzarsi dopo essere stati seduti a lungo.

I sintomi si risolvono, nell’80% dei casi, con l’impiego di farmaci da banco il più delle volte entro sei mesi dall’inizio del trattamento. Tra i possibili rimedi vi sono anche diversi accorgimenti che sono finalizzati a contrastare una serie di fattori biomeccanici e ambientali ritenuti responsabili dell’insorgenza dell’infiammazione. Tra questi abbiamo una serie di esercizi di stretching e di rafforzamento della fascia plantare. Molto importante è però l’impiego di dispositivi specializzati (come stecche, plantari, ecc.). Recentemente si è visto che grande efficacia terapeutica si ottiene attraverso l’impiego delle terapie a base di onde d’urto. Quest’ultima è una metodica non invasiva che apporta benefici antinfiammatori, antidolorifici e di stimolazione alla riparazione tissutale.

Le onde d’urto sono onde acustiche in grado di propagarsi nei tessuti, in sequenza rapida e ripetuta ed esercitano una sorta di “micro-massaggio” profondo inducendo le cellule a produrre sostanze antinfiammatorie e fattori di crescita.

 

Alluce rigido

L’alluce rigido è una patologia degenerativa, dovuta ad un processo artrosico, che si sviluppa a carico dell’articolazione dell’alluce ovvero l’articolazione metatarso-falangea del primo dito del piede. È caratterizzata da una progressiva riduzione della mobilità dell’alluce che non riesce più a flettersi ed estendersi. È una patologia abbastanza comune, colpisce infatti oltre il 40% degli uomini e il 50% delle donne entro i 70 anni d’età.

L’alluce rigido si manifesta con dolore articolare, gonfiore e progressiva limitazione del movimento dell’alluce. Con il tempo le riacutizzazioni diventano sempre più frequenti e gravi, e talvolta vengono scambiate per gotta.

Un’ampia analisi retrospettiva ha evidenziato che i sintomi dell’alluce rigido di solito migliorano senza intervento chirurgico. Tra i possibili rimedi abbiamo gli inserti rigidi e le scarpe con la suola dura che sono capaci di alleviare il dolore limitando il movimento dell’articolazione metatarso-falangea. Addirittura si è visto che l’uso di calzature modificate è più efficace dell’assunzione di farmaci antiinfiammatori non steroidei. Talvolta, vengono indicate calzature tipo MBT (cioè a dondolo), in quanto consentono di ridurre il movimento della prima articolazione metatarso-falangea durante la deambulazione, ma sebbene alcuni esperti ne raccomandino l’uso, la loro efficacia non è stata ancora studiata.

 

Alluce valgo

L’alluce valgo consiste nella deviazione laterale del primo dito del piede verso le altre dita con contemporanea sporgenza del primo osso metatarsale. Si tratta quindi di una deformazione ossea che spesso si associa all’infiammazione della borsa mucosa che si trova alla base dell’impianto dell’alluce stesso.

È più diffuso nelle donne, si verifica infatti nel 26% delle donne di età compresa tra 18 e 65 anni e nel 36% di quelle di età superiore ai 65 anni d’età. Il principale fattore di rischio per l’insorgenza dell’alluce valgo è l’uso di scarpe alte e strette in punta che hanno azione traumatica ed infiammatoria. Le scarpe che non si adattano adeguatamente costringono l’alluce in una posizione non naturale e non assecondano la corretta pronazione del piede. Inoltre si è visto che le persone affette da alterazioni del piede come per esempio i piedi piatti hanno più probabilità di sviluppare l’alluce valgo. Esistono comunque diverse condizioni che espongono maggiormente allo sviluppo del valgismo, come per esempio la lunghezza del primo metatarso, l’ipermobilità dell’articolazione metatarsale, il basso tono muscolare, alcune malattie neuromuscolari e del tessuto connettivo.

Tra gli accorgimenti che si possono mettere in atto per evitare la comparsa di dolore sicuramente vi è la raccomandazione ad evitare di svolgere quelle attività che costringono a stare in piedi per molto tempo. Si consiglia inoltre di utilizzare impacchi di ghiaccio per ottenere sollievo dal dolore e ridurre l’infiammazione. Sicuramente la raccomandazione più importante è quella scegliere calzature adeguate. La scarpa dovrebbe riprende la forma naturale dell’arco plantare, fornendo sostegno, protezione dagli urti e contenimento del piede.

La suola deve adattarsi al tallone e la parte anteriore deve essere spaziosa e flessibile. Il tacco non dovrebbe superare i 4-5 cm. I tacchi alti infatti costringono il piede a mantenere una posizione innaturale e alterano la ripartizione del peso sul piede. Si consiglia inoltre di usare i plantari. Quest’ultimi possono aiutare a riallineare le ossa del piede ed evitano che il peso del corpo poggi tutto sulla parte anteriore aiutando così a ridurre il dolore. Esistono anche dispositivi che permettono di distanziare le dita dei piedi ed evitare l’attrito tra loro, vi sono anche cuscinetti adesivi e speciali stecche per la correzione dell’articolazione, però non esistono studi clinici che ne dimostrino l’efficacia nel lungo termine.

In determinati casi si possono usare ortesi personalizzate per supportare il piede e la caviglia.

Se i sintomi sono gravi ed i trattamenti farmacologici (antidolorifici ed antinfiammatori) e fisioterapici non sono efficaci si può prendere in considerazione il trattamento chirurgico.

 

Verruche plantari

Le verruche plantari si possono sviluppare sulla pianta del piede e/o sulle dita. Si tratta di protuberanze cutanee di piccole dimensioni che possono essere spesso dolorose e fastidiose. Sono causate dal papilloma virus che riesce a penetrare la pelle attraverso microlesioni. Il virus provoca la formazione di piccole escrescenze cutanee di forma tondeggiante che assumono la tipica colorazione giallo-grigiastra. Le verruche plantari virali sono più comuni durante l’infanzia e colpiscono il 20% dei bambini dai 4 ai 12 anni di età. Due terzi di queste lesioni si risolvono spontaneamente entro due anni.

Una revisione Cochrane ha messo in evidenza che l’acido salicilico è ottimo per il trattamento delle verruche plantari e la sua efficacia è sovrapponibile alla crioterapia ad azoto liquido. Inoltre un piccolo studio controllato randomizzato ha mostrato che l’ossido di zinco ha un’efficacia simile all’acido salicilico.

 

Calli

I calli sono degli inspessimenti (ipercheratosi) della pelle. Si formano a causa di insulti locali sull’epidermide, come sfregamento, attrito o pressione. Questi possono essere causati da fattori esterni come le scarpe e i movimenti ripetitivi, o fattori interni come deformità tipo l’alluce valgo o il dito a martello. Il trattamento di queste lesioni a volte dolorose si concentra sulla ridistribuzione delle forze per consentire alla pelle di guarire. Per ottenere un sollievo immediato possono essere usati vari dispositivi come cuscinetti a ciambella, cuscinetti paracalli o solette in schiuma di polietilene, barre metatarsali, cuscinetti per dita dei piedi in gel ecc. Vi sono pochi studi clinici riguardo a questi trattamenti. Molto efficaci sono le creme a base di acido salicilico per ammorbidire le lesioni ipercheratosiche.

 

Dolore metatarsale

Il dolore all’avampiede chiamato anche metatarsalgia riconosce diverse cause, tra queste può esservi il neuroma di Morton. Si tratta di una patologia che colpisce i nervi interdigitali che decorrono sotto e in mezzo ai metatarsi fino alle falangi per innervare le dita. È un tipo di fibrosi che si sviluppa a carico del tessuto nervoso che circonda il nervo sensitivo interdigitale. Il nervo più colpito è quello posto fra il terzo e il quarto metatarso.

Le cause più frequenti sono i traumi ripetuti, l’uso di scarpe strette o con tacchi alti, le continue sollecitazioni e le deformità del piede che provocano una trazione nervosa.

È raccomandato l’uso di inserti per scarpe per ridistribuire la pressione sull’avampiede e alleviare il dolore. Gli studi clinici a sostegno dell’efficacia dei plantari e degli inserti per il dolore ai piedi sono carenti. Diversi studi sono stati fatti invece nelle persone con piede cavo, artrite idiopatica giovanile e artrite reumatoide ed è stato dimostrato che i cuscinetti metatarsali sono efficaci per alleviare il dolore.

 

Tinea Pedis

La tinea pedis è chiamata anche piede d’atleta o tigna del piede. Si tratta di una patologia infettiva scatenata da funghi dermatofiti. È chiamata così perché colpisce soprattutto gli atleti e tutti coloro che frequentano luoghi affollati pubblici a clima caldo umido, posti ideali per la replicazione dei funghi.

La prevalenza della tinea pedis, o piede d’atleta, va dal 50% all’80%. La terapia consiste in trattamenti fungistatici come per esempio Miconazolo, clotrimazolo, tolnaftato e trattamenti fungicidi come l’allilammina terbinafina. I trattamenti più vecchi come l’acido undecilenico, sebbene ancora disponibili, sono meno efficaci. Una revisione Cochrane ha rilevato che le allilammine hanno tassi di guarigione leggermente più alti e richiedono meno tempo per la cura rispetto ad altri trattamenti topici.

 

Onicomicosi

L’onicomicosi è un’infezione funginea che interessa la lamina e/o del letto ungueale. I miceti più frequentemente coinvolti sono i dermatofiti come il Trichophyton rubrum oppure le muffe di tipo non dermatofitico come per esempio Aspergillus, Scopulariopsis e Fusarium. I pazienti che soffrono di candidosi mucocutanea cronica tendono ad avere anche l’onicomicosi provocata dalla Candida. Esistono una serie di fattori che predispongono maggiormente alla comparsa dell’infezione come per esempio distrofie dell’unghia che possono svilupparsi in seguito ad un trauma. Altri fattori predisponenti sono la psoriasi, il diabete, l’insufficienza vascolare periferica e deficit del sistema immunitario.

Le unghie colpite si deformano, spesso cambiano colore e diventano bianche o gialle oppure possono presentare macchie. Man mano l’unghia diventa friabile e lungo il margine libero può spezzarsi.

L’onicomicosi ha una prevalenza stimata dal 6% al 14% nella popolazione generale ed è più comune nelle persone con tinea pedis. Diversi studi hanno dimostrato che i trattamenti topici hanno scarsi tassi di guarigione a lungo termine rispetto ai farmaci orali.

 

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