Cancro al colon: sintomi e prevenzione del tumore
Ultima modifica: 27 Agosto 2025

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Dott. Giancarlo Veneziani
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Cos’è il tumore al colon-retto
Il cancro al colon-retto è tra i tumori più diffusi al mondo e rappresenta una delle principali cause di morte per neoplasia. Colpisce il tratto terminale dell’intestino, coinvolgendo il colon e il retto, ovvero il tratto dell’intestino è implicato nell’assorbimento di sostanze nutritive e acqua.
Il tumore al colon-retto si sviluppa a partire da cellule della mucosa intestinale che subiscono alterazioni, spesso in seguito alla trasformazione di polipi adenomatosi.
I tumori del colon sono quasi tre volte più frequenti dei tumori del retto e si manifestano con modalità diverse. In Italia, secondo i dati forniti dall’associazione italiana oncologia medica ogni anno vengono diagnosticati oltre 40.000 nuovi casi.
In questo articolo ne vedremo i sintomi e approfondiremo cosa fare per prevenirli soprattutto attraverso l’alimentazione.
Sintomi del cancro al colon
Solitamente i polipi al colon sono asintomatici. In alcuni casi si possono avere perdite di sangue che si possono rilevare con la ricerca del sangue occulto nelle feci. In casi più rari il sanguinamento può invece essere più cospicuo tanto da essere visibile ad occhio nudo oppure si possono avere emorragie rettali.
La sintomatologia è molto variabile e dipende da diversi fattori come per esempio in che sede si è sviluppata la neoplasia, quanto è estesa, se va o no a creare occlusioni e quindi difficoltà nel transito delle feci e se crea sanguinamento.
Alcuni sintomi sono simili a quelli del colon irritabile. Si possono avere anche sintomi molto più aspecifici come per esempio stanchezza cronica, mancanza di appetito, perdita di peso importante o anemia. Anche l’alvo alterno ovvero periodi di stitichezza alternati a periodi di diarrea, può essere un campanello d’allarme da non sottovalutare.
Quindi, per riassumere, alcuni segnali a cui prestare attenzione sono:
- Sangue nelle feci, visibile o rilevato tramite test del sangue occulto.
- Alterazioni dell’alvo: diarrea o stitichezza persistenti, alvo alterno.
- Dolori addominali ricorrenti o sensazione di incompleto svuotamento.
- Sintomi generali aspecifici: perdita di peso ingiustificata, stanchezza cronica, anemia.
Questi campanelli d’allarme non devono essere trascurati, soprattutto se persistenti o associati tra loro.
Fattori di rischio del cancro al colon
I fattori di rischio sono molteplici. Tra questi abbiamo:
- Fattori nutrizionali:
Si è visto che se si segue una dieta ad alto contenuto di grassi e proteine animali e povera di fibre si ha più probabilità di sviluppare un tumore intestinale.
Se invece la dieta è costituita principalmente da fibre, frutta e verdura ci si protegge dall’insorgenza del cancro. Anche l’obesità e il sovrappeso sono importanti fattori di rischio perché creano uno stato infiammatorio cronico che espone maggiormente alla trasformazione neoplastica. - Fattori genetici:
Alcune persone hanno maggior rischio di sviluppare il cancro al colon se in famiglia ci sono casi di poliposi adenomatose ereditarie (tra cui l’adenomatosi poliposa familiare, o FAP, la sindrome di Gardner e quella di Turcot) e il carcinoma ereditario del colon-retto su base non poliposica (detto anche HNPCC o sindrome di Lynch). - Fattori non ereditari:
Tra i fattori non ereditari è necessario annoverare l’età avanzata (il cancro infatti è più frequente nelle persone anziane), il fumo di sigaretta, la vita sedentaria, le malattie infiammatorie croniche intestinali (come la rettocolite ulcerosa e il morbo di Crohn).
Diagnosi precoce e screening
La diagnosi precoce è lo strumento più efficace per ridurre mortalità e incidenz e gli esami principali da fare sono:
- Test del sangue occulto nelle feci (ogni 2 anni, dai 50 ai 69 anni nei programmi di screening).
- Colonscopia, esame di riferimento per individuare polipi e lesioni.
- Sigmoidoscopia per la parte terminale dell’intestino.
In Italia sono attivi programmi di screening colon-retto gratuiti, fondamentali per individuare la malattia prima della comparsa dei sintomi.
Alimentazione come prevenzione del cancro al colon
Come già accennato una corretta alimentazione gioca un ruolo fondamentale nella prevenzione del cancro al colon. Molti studi hanno dimostrato che il consumo di carne rossa e di grassi di origine animale aumenta il rischio mentre il mangiare prevalentemente verdura, fibre e frutta svolge un ruolo protettivo.
A tal proposito le linee guida internazionali non fanno altro che raccomandare la riduzione di carne rossa, di cereali raffinati e di zuccheri.
Consigliano fortemente di cibarsi di carne bianca, pesce, cereali integrali, legumi, verdure e frutta.
Diversi studi hanno inoltre dimostrato che alcuni alimenti sono particolarmente utili. Tra questi abbiamo i frutti di bosco che sono ricchi di vitamine, minerali, fibre e polifenoli antiossidanti, quest’ultimi in particolare fungono da anti infiammatori.
Sottolineiamo che è molto importante che l’alimentazione sia molto variegata e soprattutto equilibrata. Deve infatti essere senza carenze di micronutrienti e di antiossidanti.
In tal senso è importante assumere il selenio che si è visto abbia grossi effetti anticancerogeni, riesce infatti a proteggere il DNA dai danni. Può essere molto utile integrare l’acido folico e la metionina.
Cancro al colon e microbiota
Per microbiota intestinale si intende l’insieme dei microrganismi che vivono nel nostro intestino.
Per la maggior parte si tratta di batteri, ma sono presenti anche miceti e virus.
La struttura del microbiota è fortemente influenzata da ciò che mangiamo e in particolare dai carboidrati, le proteine, i grassi e le fibre. Diversi studi hanno dimostrato che quando si sviluppa il cancro al colon il microbiota è molto alterato, cosa che succede anche nelle malattie infiammatorie croniche intestinali. Il microbiota intestinale è fortemente collegato all’immunità.
Si verificano infatti delle vere e proprie condizioni di disbiosi intestinale.
L’alimentazione scorretta incide notevolmente sull’insorgenza della disbiosi e di conseguenza sullo sviluppo di processi infiammatori che aumentano fortemente il rischio di trasformazione neoplastica e quindi di cancro al colon.
Per esempio in vari studi si è visto che le persone affette da cancro al colon presentano a livello intestinale un numero maggiore di colonie di Escherichia coli (alcuni di questi ceppi producono una tossina che si chiama colibactina che è capace di danneggiare il DNA delle cellule epiteliali), Fusobacterium nucleatum, Clostridium septicum, mentre sono diminuite le colonie di lattobacilli ed altri batteri produttori di butirrato.
Sicuramente è fondamentale quindi seguire una corretta alimentazione al fine di non alterare il microbiota intestinale e prevenire per tanto l’insorgenza del cancro al colon. Le diete fai da te non sono raccomandabili ed è meglio ricevere consigli nutrizionali adatti da chi è competente in materia.
Trattamenti disponibili
I trattamenti per il tumore al colon-retto vengono scelti sulla base dello stadio della malattia, delle condizioni generali del paziente e delle eventuali comorbidità. L’approccio è quasi sempre multidisciplinare e coinvolge chirurghi, oncologi e altri specialisti che valutano la strategia più adatta.
La chirurgia rappresenta spesso il primo passo, con l’asportazione della parte di intestino colpita e dei linfonodi circostanti, con l’obiettivo di rimuovere completamente la malattia. Quando c’è il rischio di recidiva o la presenza di metastasi, può essere indicata la chemioterapia, che agisce bloccando la crescita delle cellule tumorali.
Nei tumori del retto trova applicazione anche la radioterapia, capace di ridurre le dimensioni della massa e di migliorare l’efficacia dell’intervento chirurgico. Negli stadi più avanzati o nei casi refrattari alle terapie tradizionali, si stanno diffondendo l’immunoterapia e le terapie mirate, farmaci innovativi che sfruttano i meccanismi del sistema immunitario o agiscono su specifiche mutazioni genetiche.
Accanto alle cure farmacologiche e chirurgiche, resta fondamentale il supporto psicologico e nutrizionale, che aiuta sia i pazienti che i familiari ad affrontare meglio il percorso terapeutico.
Un aspetto meno discusso, ma di crescente interesse, riguarda l’impiego di programmi di riabilitazione oncologica personalizzati, che includono attività fisica controllata, gestione del dolore e tecniche di mindfulness per ridurre ansia e stress. Questi approcci complementari stanno dimostrando un impatto positivo sulla qualità della vita e sull’aderenza ai trattamenti.
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