EBOLA: L’Epidemia del 2026 in Repubblica Democratica del Congo
27 Maggio 2026
Il focolaio attuale e il contesto storico
Emergenza pubblica internazionale
Il focolaio di Virus EBOLA, in Repubblica Democratica del Congo (RDC) nella provincia di Ituri, dichiarato emergenza pubblica internazionale il 17 maggio da WHO, è l’ultimo ed ennesimo di una lunga serie di eventi epidemici, più o meno ampi, in Africa dal 1976, anno della scoperta di questo genere di virus.

Ad oggi sono circa 40 le epidemie e focolai significativi dovuti a Ebolavirus e di cui abbiamo notizie di cui 17 hanno avuto come epicentro la RDC.
Il virus riesce, periodicamente, a fare il “salto di specie” (spillover) dagli animali serbatoio, principalmente alcuni tipi di pipistrelli, all’uomo, diffondendosi poi nelle comunità anche per il solo contagio interumano.
Virologia: struttura e specie
Struttura del virus
EBOLA sono virus a RNA a singolo filamento lungo circa 19.000 nucleotidi; questo filamento codifica per 7 proteine strutturali e regolatorie.
Il virus Ebola colpisce specificamente le cellule endoteliali che rivestono i vasi sanguigni, così provoca la perdita di integrità dei vasi, portando alle manifestazioni emorragiche e allo shock ipovolemico.
Le sei specie conosciute
Sono note 6 specie:
- Zaire, il più conosciuto ed anche il più letale.
- Sudan, elevata letalità.
- Bundibugyo, causa del focolaio attuale in corso in RDC ed Uganda.
- Taï Forest, rarissimo.
- Reston, non patogeno per l’uomo.
- Bombali, trovato nei pipistrelli ma non sembra patogeno per l’uomo.
Il serbatoio naturale e la trasmissione all’uomo
Serbatoio naturale è dato dai Pipistrelli della frutta (famiglia Pteropodidae) da cui si infettano molte specie animali ed anche l’uomo, anche se per il virus Bundibugyo questo dato non è completamente certo ed è ancora oggetto di ricerca.
Il passaggio all’uomo avviene tramite il contatto con il sangue o le secrezioni di animali infetti (pipistrelli, scimmie, antilopi della foresta) cacciati o trovati morti.

Una volta nell’uomo, il virus si diffonde per contatto diretto (attraverso lesioni della pelle o membrane mucose) con sangue, vomito, feci, saliva, urina e sperma di persone malate e sintomatiche, cadaveri di persone decedute per Ebola (i riti funebri tradizionali in Africa sono storicamente un forte vettore di contagio), superfici e oggetti contaminati (es. aghi o lenzuola).
Il ceppo Bundibugyo: il protagonista del 2026
Una specie poco studiata
L’attuale epidemia è provocata dalla specie Bundibugyo del genere Ebola.
La prima volta in cui il Bundibugyo virus è stato trovato ed isolato come causa di una epidemia di Ebola è stato nel 2007 nel distretto di Bundibugyo (da cui ha preso il nome), nell’Uganda occidentale, una regione al confine con la Repubblica Democratica del Congo.
È noto che il Bundibugyo virus ha causato due epidemie documentate: quella del 2007 e una seconda nella RDC nel 2012.
È, quindi, un virus poco studiato e di cui sappiamo meno di altri ceppi di Ebola, come lo Zaire ed il Sudan.
Il ritardo diagnostico e la diffusione del focolaio
In questo focolaio epidemico 2026, il primo paziente “ufficiale” affetto da Ebola è deceduto il 24 aprile a Bunia, ma l’epidemia non è stata dichiarata fino al 15 maggio poiché i primi kit diagnostici utilizzati erano calibrati per cercare il ceppo Zaire per cui i test iniziali hanno restituito esiti negativi per Ebola.
Questo ha provocato un ritardo di diverse settimane nell’identificazione del focolaio, permettendo al virus di muoversi indisturbato lungo le rotte commerciali e minerarie, arrivando a superare i confini nazionali (casi importati sono già stati confermati a Kampala, in Uganda) e, soprattutto, durante i funerali a bara aperta, molto comuni nella Repubblica Democratica del Congo.
In realtà l’enorme numero di casi che si è subito presentato ai sanitari inviati da WHO e da ONG come Medici senza frontiere fa supporre che il focolaio sia acceso da ben prima del 24 aprile.
Il contesto geopolitico e umanitario
Le zone interessate da Ebola sono aree difficili da raggiungere e controllare anche perché sede di intensi movimenti di popolazione tra le frontiere del SudSudan, Uganda e Repubblica Democratica del Congo.
L’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha dichiarato che le province colpite di Ituri e Nord Kivu ospitano oltre due milioni di sfollati interni e rimpatriati.
Nell’Ituri circa 11.000 rifugiati sud-sudanesi necessitano di assistenza preventiva, mentre a Goma, capitale del Nord Kivu e città controllata dai ribelli ci sono 2.000 rifugiati ruandesi e burundesi.
La situazione epidemiologica al 25 maggio 2026
I numeri: terza epidemia nella storia
Nel momento in cui sono scritte queste righe (25 maggio 2026) i numeri sono molto importanti e fanno di questa epidemia ormai la terza più grande nella storia, dopo l’epidemia del 2013-2014 nell’Africa occidentale (Guinea, Sierra Leone e Liberia) con 28.000 casi e 11.000 decessi e l’epidemia nella zona del Nord Kivu e Ituri, RDC nel 2018-2020 con 3.400 casi e 2.300 decessi.
Al momento sono circa 1.000 i casi tra sospetti e confermati e circa 230 i decessi, di cui 10 confermate.
| Epidemia | Paese/Area | Anni | Casi | Decessi |
| 1ª | Africa occidentale (Guinea, Sierra Leone, Liberia) | 2013–2014 | ~28.000 | ~11.000 |
| 2ª | Nord Kivu e Ituri, RDC | 2018–2020 | ~3.400 | ~2.300 |
| 3ª (attuale) | Ituri e Nord Kivu, RDC/Uganda | 2026 | ~1.000 | ~230 |
Clinica: sintomi e decorso della malattia
Tasso di letalità
Ebola è una malattia grave, con un tasso di letalità in assenza di cure specifiche tra il 30 ed il 50%, ma vi sono state epidemie anche con tassi di letalità all’80%.
Fase iniziale (aspecifica)
Dal punto di vista della sintomatologia, possiamo distinguere Ebola in due fasi.
La fase iniziale (aspecifica) presenta: Febbre alta e improvvisa, Mal di testa intenso e mal di gola, Forti dolori muscolari, articolari e spossatezza. Questa fase è difficile da distinguere rispetto ad altre malattie infettive tipiche di quelle aree geografiche, come la Malaria.
Fase avanzata (grave)
La fase avanzata (grave) presenta: Vomito e diarrea (spesso con tracce di sangue), Eruzioni cutanee (esantema), Insufficienza renale ed epatica, Emorragie interne ed esterne che mettono Ebola nel gruppo delle Febbri Emorragiche (come Marburg, Lassa, Hantavirus ed altri virus).
Terapia e prevenzione
Anticorpi monoclonali
Dal punto di vista terapeutico e preventivo, c’è poco e quel poco è riferito al virus Zaire o Sudan.
Esiste un MoAb chiamato MBP134, sviluppato da Mapp Biopharmaceutical Inc. come trattamento pan-ebolavirus.
È stato progettato per proteggere contro il ceppo Sudan dell’Ebola, ma è in grado di proteggere contro molteplici ceppi ed è stato sottoposto alle prime sperimentazioni sull’uomo.
MBP134 contiene due MoAb: ADI-15878 e ADI-23774 che prendono di mira epitopi altamente conservati e non sovrapposti sulla glicoproteina (GP) dell’Ebolavirus e inibiscono la fusione di membrana mediata da GP in tutte le specie note di Ebolavirus.
Esiste anche l’opzione Inmazeb della Regeneron (atoltivimab, maftivimab e odesivimab-ebgn), è stato il primo trattamento approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) per l’infezione da virus Ebola specie Zaire. È un cocktail di tre Anticorpi Monoclonali che blocca l’ingresso del virus nelle cellule umane, ma uno dei tre anticorpi contenuti in questo farmaco ha dimostrato, nei test di laboratorio, di poter essere attivo anche contro i ceppi di Ebola Bundibugyo.
Antivirali
Esistono alcuni farmaci antivirali di cui si hanno prove di laboratorio ed anche sul campo, in modo empirico, di efficacia sul virus Bundibugyo.
Uno è Obeldesivir, un farmaco antivirale sperimentale somministrato per via orale, sviluppato da Gilead Sciences. Si tratta di un farmaco progettato per inibire la RNA polimerasi RNA-dipendente (RdRP) di vari virus. È stato testato con il virus del COVID (è arrivato alla fase III di sperimentazione) e contro vari Filovirus tra cui Marburg e gli Ebola virus Zaire e Sudan.
Un altro è il Remdesivir, già usato in precedenti epidemie fin dai primi anni 2000, ma con risultati non eclatanti. È anch’esso un inibitore dell’enzima RNA polimerasi. Remdesivir è diventato “famoso” in quanto ampiamente utilizzato come antivirale nella terapia specifica di SARSCoV2, il virus che causa COVID.
Vaccini: lo stato dell’arte
Ervebo: il vaccino contro Zaire
Sul fronte dei vaccini, quello che c’è è riferito alla specie Zaire.
Il più importante ed utilizzato vaccino è l’Ervebo, prodotto da Merck.
È stato progettato contro la specie Zaire del genere Ebola ed è stato messo a punto per combattere l’epidemia in Africa occidentale del 2014-2016, la più grande fino ad oggi nella storia con oltre 11.000 decessi. È un vaccino ricombinante che utilizza un virus della stomatite vescicolare (innocuo per l’uomo) geneticamente modificato per produrre la glicoproteina (GP) di superficie del virus Ebola specie Zaire.
Inizia a proteggere in un arco di tempo compreso tra 10 e 31 giorni dalla somministrazione e viene spesso utilizzato con la strategia “ad anello” per vaccinare contatti stretti di pazienti infetti e operatori sanitari. Si somministra in dose singola ed è indicato per l’immunizzazione attiva di soggetti a partire da 1 anno di età.
Esiste, pertanto, l’opzione, suggerita dai funzionari della sanità pubblica della RDC, di somministrare il vaccino Ervebo, nella speranza che potesse fornire un certo livello di protezione sfruttando le omologie antigeniche tra Zaire e BDBV.
In un piccolo studio preclinico su animali, il vaccino Ervebo, specificamente sviluppato contro il virus Zaire, sembra fornire una protezione parziale alle scimmie contro il ceppo Bundibugyo.
Tuttavia, la dimensione del campione è troppo ridotta per trarre conclusioni definitive.
Vaccini in sviluppo contro Bundibugyo
Un altro potenziale vaccino contro BDBV utilizza la piattaforma vaccinale Adenovirus ed è in fase di sviluppo in collaborazione con esperti dell’Università di Oxford e del Serum Institute of India.
Per quanto riguarda i vaccini a mRNA, esistono studi iniziali in fase preclinica o clinica di fase I.
Recentemente (maggio 2026), sulla rivista scientifica PNAS, i ricercatori hanno pubblicato dati su un candidato vaccino a mRNA in grado di stimolare una risposta immunitaria robusta contro tre diverse specie di virus Ebola (Zaire, Sudan e Bundibugyo). Nei test pre-clinici ha dimostrato una produzione di anticorpi neutralizzanti persino superiore ai vaccini tradizionali.
Prospettive e rischio globale
Un focolaio ad alto rischio regionale
In conclusione, l’attuale epidemia di Ebola ha alcuni aspetti veramente drammatici.
I ritardi nella individuazione del focolaio e dell’alert, i ritardi nella messa in opera di centri per l’isolamento e la cura dei soggetti ammalati di Ebola, il ceppo di Ebola privo di farmaci efficaci e di un vaccino efficace, la tragica situazione geopolitica nella RDC e nelle zone circostanti rendono questo focolaio a grande rischio di una grande epidemia che vada a coinvolgere molte nazioni africane.
Il rischio pandemico rimane basso
Probabilmente è più contenuto il rischio di una diffusione al di fuori delle aree locali africane e tutt’ora WHO e altri enti sanitari come ECDC in Europa, definiscono “low” o “very low” una diffusione pandemica.
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Bibliografia
- Istituto Superiore di Sanità (2026)
Epidemia di Ebola da virus Bundibugyo, cosa sapere
ISS – Ultimo aggiornamento 25 maggio 2026
https://www.iss.it/-/epidemia-di-ebola-da-virus-bundibugyo-cosa-sapere - European Centre for Disease Prevention and Control – ECDC (2026)
Risk to Europe remains very low as Ebola outbreak intensifies in DRC
ECDC News & Events
https://www.ecdc.europa.eu/en/news-events/risk-europe-remains-very-low-ebola-outbreak-intensifies-drc - World Health Organization – WHO (2026)
WHO says risk of global Ebola spread is low, but high at national and regional levels
France 24 – Health, 20 maggio 2026
https://www.france24.com/en/health/20260520-who-says-risk-of-global-ebola-spread-is-low-but-high-at-national-regional-levels - Jiachen Zhang, Xinghai Zhang, Yanfeng Yao and Sandra Chiu (2026)
Multivalent mRNA vaccine candidate elicits robust immune responses against Zaire, Sudan and Bundibugyo Ebola virus species
Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), Vol. 123
https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2517814123
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