Infertilità di coppia: quando preoccuparsi e cosa fare

19 Gennaio 2026

infertilita-di-coppia-diagnosi-e-soluzioni

Hai bisogno di un parere su questa condizione?

Dott. Giovanni Innella

Dott. Giovanni Innella

30 minuti - 120 € 10 anni di esperienza Area di Genetica Medica Richiedi una televisita con: Dott. Giovanni Innella

Garantito in 24 ore! Con questo specialista o un suo collega.

Dal primo dubbio alla diagnosi: come distinguere un ritardo naturale da una patologia riproduttiva

Desiderare un figlio e non vedere arrivare una gravidanza può trasformare ogni mese in un’altalena di speranza e delusione. Nei primi tempi è normale chiedersi se sia solo questione di tempo o se esista un vero problema di infertilità di coppia, e questa incertezza spesso pesa tanto quanto l’assenza del risultato.

Secondo i dati pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2023, circa 1 persona su 6 nel mondo (17,5% della popolazione adulta) sperimenta infertilità nel corso della propria vita, rendendo questo fenomeno una priorità globale di salute pubblica che richiede maggiore accessibilità a cure di qualità e a costi sostenibili.

Siamo qui per aiutarvi a capire cosa si intende davvero per infertilità di coppia, quali sono i tempi “fisiologici” del concepimento e quali passi compiere se la gravidanza non arriva. Questo approccio aiuta la coppia a ritrovare un senso di controllo, a scegliere con consapevolezza un percorso medico come la Procreazione Medicalmente Assistita e a proteggere la propria relazione in un momento delicato.

Definizione e fisiologia: il quadro generale

Cosa si intende esattamente per infertilità di coppia

Per infertilità di coppia si intende il mancato ottenimento di una gravidanza dopo almeno 12 mesi di rapporti sessuali regolari, completi e non protetti tra due partner che desiderano un figlio. Questa definizione mette al centro la coppia, non il singolo individuo: la fertilità è il risultato dell’incontro tra due organismi, due storie cliniche e due stili di vita.

È importante distinguere questo concetto dalla sterilità di coppia, che indica invece una condizione in cui il concepimento è estremamente improbabile o impossibile con i soli rapporti spontanei (es. assenza di spermatozoi o tube chiuse) e che richiede percorsi diversi.

I tempi “normali” per ottenere una gravidanza

Quando parliamo di probabilità di concepimento, i medici utilizzano spesso il termine fecundability (o fecondabilità) per indicare la probabilità biologica che una coppia ha di ottenere una gravidanza in un singolo ciclo mestruale. Di fatto, bisogna sapere che l’essere umano non ha una fecondabilità altissima, nemmeno nelle condizioni migliori.

Anche in una coppia giovane, in buona salute e senza fattori di rischio apparenti, la probabilità di successo per ogni ovulazione si attesta mediamente attorno al 20–25%, a patto che i rapporti avvengano nella cosiddetta “finestra fertile”.

Questo dato, confermato da numerosi studi epidemiologici, spiega perché non bisogna allarmarsi se il test non è positivo al primo o al secondo tentativo. Statisticamente, la curva delle probabilità cumulative (cumulative pregnancy rate) mostra che la maggior parte delle coppie raggiunge l’obiettivo entro un anno, ma il percorso non è uguale per tutti.

Ecco cosa ci dicono i dati in modo più dettagliato:

  • Entro 6 mesi di tentativi mirati, una quota molto significativa di coppie (circa il 60-70%) ottiene la gravidanza spontanea.
  • Entro 12 mesi, la percentuale sale fino a coprire circa l’85–90% delle coppie fertili.
  • Una piccola parte delle coppie (circa la metà di chi non ce l’ha fatta nel primo anno) riuscirà a concepire spontaneamente nel corso del secondo anno, spesso senza necessità di interventi medici complessi.

La variabile dell’età

Esiste una variabile critica che modifica drasticamente queste percentuali: l’età materna.
Come evidenziato dalle curve di fertilità, dopo i 35 anni la qualità ovocitaria inizia a ridursi, portando a una discesa graduale della fecondabilità mensile; dopo i 40 anni, il calo diventa marcato (spesso sotto il 5-10% per ciclo), e parallelamente aumenta il rischio di anomalie cromosomiche embrionali che possono ostacolare l’impianto o causare aborti precoci.

Per questo motivo, la “regola dell’anno di attesa” non vale per tutte: se la donna ha superato i 35 anni, attendere troppo a lungo prima di indagare può significare erodere una riserva di tempo preziosa.

Hai bisogno di un parere su questa condizione?

Dott. Giovanni Innella

Dott. Giovanni Innella

30 minuti - 120 € 10 anni di esperienza Area di Genetica Medica Richiedi una televisita con: Dott. Giovanni Innella

Garantito in 24 ore! Con questo specialista o un suo collega.

Dal dubbio alla soluzione: quando la medicina interviene

Difficoltà momentanea o infertilità: le differenze

Prima di parlare di una vera patologia riproduttiva, è opportuno ricordare il concetto di subfertilità, una condizione in cui la coppia ha un potenziale fertile ridotto ma non assente. Spesso, dietro un ritardo nel concepimento non c’è una “sterilità” assoluta, ma una somma di fattori che abbassano la probabilità mensile di successo (fecundability) al di sotto della media statistica.

C’è poi da considerare il fatto che una percentuale significativa di donne non riconosce correttamente i giorni dell’ovulazione, riducendo drasticamente l’efficacia dei tentativi. A ciò si aggiunge il ruolo dello stress ossidativo e psicofisico (stress-related infertility), che può alterare la pulsatilità ormonale ipotalamo-ipofisaria, rendendo i cicli anovulatori o irregolari anche in assenza di malattie organiche.

Pertanto, non tutte le difficoltà a concepire corrispondono a una diagnosi clinica. In molti casi, nei primi mesi di ricerca, la coppia affronta ostacoli risolvibili come rapporti non abbastanza frequenti (o concentrati nei giorni sbagliati), periodi di carico lavorativo o emotivo intenso, o semplici disallineamenti temporanei della fisiologia riproduttiva.

In queste situazioni si parla di difficoltà iniziale o subfertilità transitoria, una condizione spesso superabile ottimizzando lo stile di vita, correggendo abitudini dannose (fumo, alcol, eccessi ponderali) e imparando a monitorare i segnali del proprio corpo.

Il quadro cambia radicalmente quando sono trascorsi i tempi indicativi (12 mesi per la coppia giovane, 6 mesi se la donna è over 35) nonostante rapporti mirati e frequenti. A questo punto, la statistica suggerisce che la mancata gravidanza non è più frutto del caso, ma potrebbe dipendere da una causa organica. Si entra così nel campo dell’infertilità di coppia propriamente detta, dove diventa doveroso valutare opzioni mediche concrete.

Quando ricorrere alla procreazione medicalmente assistita (PMA)

Il passaggio dai tentativi naturali alla medicina della riproduzione è un momento importante e delicato nel percorso di coppia, spesso deciso quando il tasso cumulativo di gravidanza spontanea si appiattisce dopo mesi di insuccessi.

Dal punto di vista clinico, le linee guida internazionali, come quelle dell’ESHRE (European Society of Human Reproduction and Embryology), suggeriscono di non procrastinare l’accesso alle tecniche avanzate, specialmente in presenza di fattori come l’età materna avanzata o severe compromissioni seminali.

Ritardare l’accesso alla PMA riduce progressivamente le probabilità di successo, indipendentemente dalla riserva ovarica iniziale.

Se i tentativi spontanei o le terapie farmacologiche di primo livello (come l’induzione dell’ovulazione) non portano al concepimento, la Procreazione Medicalmente Assistita diventa l’opzione terapeutica d’elezione. La strategia viene personalizzata in base all’eziologia dell’infertilità:

  • Nei casi di infertilità idiopatica lieve o lievi alterazioni maschili, si può optare per la IUI (Inseminazione Intrauterina), una tecnica di primo livello meno invasiva che facilita l’incontro dei gameti portando gli spermatozoi capacitati direttamente in utero.
  • Per situazioni più complesse, come tube ostruite o fattore maschile severo, sono indicate tecniche di secondo livello come la FIVET (Fecondazione in Vitro ed Embrio Transfer) o la ICSI (Iniezione Intracitoplasmatica dello Spermatozoo), che prevedono la fecondazione in laboratorio.


Sebbene queste procedure non garantiscano il 100% di successo, offrono percorsi altamente personalizzati che aumentano le chance di gravidanza rispetto alla semplice attesa passiva.

È opportuno ricordare che con l’entrata in vigore del Decreto ministeriale del 20 marzo 2024la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) è stata ufficialmente inclusa nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), garantendo alle coppie italiane fino a sei tentativi gratuiti (per donne fino a 46 anni) presso le strutture pubbliche e convenzionate del Servizio Sanitario Nazionale.

Riconoscere i campanelli d’allarme

Quando è il momento di chiedere aiuto

Preoccuparsi non significa allarmarsi, ma attivarsi consapevolmente. È utile richiedere una valutazione specialistica senza attendere oltre se:

  • la coppia ha tentato per 12 mesi senza gravidanza (donna under 35);
  • la donna ha più di 35 anni e non è arrivata alcuna gravidanza dopo 6 mesi;
  • sono noti fattori di rischio specifici o la coppia ha vissuto aborti ripetuti o fallimenti di precedenti tentativi di PMA.

Un consulto precoce offre più margine di intervento e spesso permette di iniziare da misure semplici.

I segnali da non sottovalutare nella partner femminile

Nel contesto dell’infertilità di coppia, la storia clinica della donna può offrire indizi preziosi prima ancora degli esami strumentali. Meritano attenzione:

  • Cicli mestruali irregolari (superiori ai 35–40 giorni o assenti), indicativi di disturbi ovulatori;
  • Mestruazioni estremamente dolorose o dolore pelvico cronico, possibili spie di endometriosi;
  • Storia di gravi infezioni pelviche, interventi su utero/tube o familiarità per menopausa precoce.
    In presenza di questi elementi, lo specialista può proporre di anticipare l’iter diagnostico.


I segnali da non sottovalutare nel partner maschile

Anche il partner maschile presenta condizioni che suggeriscono di non aspettare i canonici 12 mesi:

  • Precedente criptorchidismo (testicoli non discesi alla nascita);
  • Traumi testicolari, interventi chirurgici o diagnosi di varicocele severo;
  • Infezioni genitali ricorrenti o difficoltà nella sfera sessuale (erezione/eiaculazione).

In questi casi, uno spermiogramma tempestivo serve a capire se l’infertilità di coppia abbia una componente maschile predominante.

infertilita-segnali-infografica-Doctorium

Il percorso diagnostico: come si indaga la fertilità

I tre pilastri della fertilità di coppia

Lo studio clinico si basa su tre grandi domande che guidano l’indagine medica:

  1. Fattore maschile: Ci sono spermatozoi in numero e qualità adeguati?
  2. Fattore ovulatorio: La donna ovula regolarmente e ha una buona riserva ovarica?
  3. Fattore tubarico/uterino: L’incontro tra i gameti è fisicamente possibile (tube pervie, utero accogliente)?

Se uno di questi tre pilastri è compromesso, le probabilità naturali calano drasticamente.

La prima visita e gli esami per lei

La valutazione della fertilità femminile si basa su un approccio clinico integrato che combina anamnesi approfondita, esame obiettivo e indagini strumentali e laboratoristiche mirate. L’obiettivo è capire se la donna ovula in modo regolare, se dispone di una riserva ovarica adeguata all’età e se l’apparato riproduttivo (tube, utero, endometrio) è anatomicamente e funzionalmente idoneo ad accogliere e sostenere una gravidanza. Le linee guida internazionali raccomandano di iniziare con esami di primo livello, non invasivi e facilmente interpretabili, che permettano di orientare la diagnosi e di pianificare eventuali approfondimenti.

Il percorso inizia solitamente con una visita di coppia e prosegue con indagini mirate sulla donna, che includono:

  • Dosaggi ormonali (ormone antimulleriano AMH, ormone follicolo-stimolante FSH, ormone luteinizzante LH, estradiolo, progesterone, prolattina, TSH) per valutare la riserva ovarica, la qualità dell’ovulazione e l’equilibrio endocrino generale. L’AMH, in particolare, è considerato un marker affidabile della riserva ovarica, poiché riflette il numero di follicoli primordiali disponibili;
  • Ecografia transvaginale eseguita nei primi giorni del ciclo mestruale per studiare la morfologia di utero e ovaie, misurare lo spessore endometriale e contare i follicoli antrali (conta follicolare o AFC), un parametro ecografico che integra il dato ormonale dell’AMH nella stima della riserva ovarica;
  • Esami per la pervietà tubarica (come l’isterosalpingografia o la sonoisterosalpingografia), che permettono di verificare se le tube di Falloppio sono aperte e funzionanti, un requisito indispensabile per il concepimento spontaneo;
  • Screening infettivologico (tamponi vaginali, ricerca di Chlamydia, HPV, ecc.) per escludere infezioni che possono compromettere la fertilità o complicare una futura gravidanza.

Questi test verificano se la “meccanica” riproduttiva e l’assetto ormonale sono favorevoli, fornendo al ginecologo una mappa clinica su cui costruire il percorso terapeutico più appropriato per quella specifica coppia.

Gli esami specifici per lui

Nel percorso diagnostico dell’infertilità di coppia, la valutazione del partner maschile non è mai un semplice “controllo accessorio”, ma una vera indagine clinica strutturata. Gli studi più recenti e le linee guida internazionali sottolineano come l’analisi del liquido seminale rappresenti il cardine della valutazione andrologica, pur dovendo essere sempre interpretata nel contesto della storia clinica e dell’esame obiettivo.

Quindi, capire se esista un fattore maschile significativo richiede uno sguardo d’insieme che integri esami di laboratorio, imaging e visita specialistica. Per l’uomo, l’indagine è spesso meno invasiva ma altrettanto importante:

  • Il cardine è lo spermiogramma, che analizza concentrazione, motilità e morfologia degli spermatozoi, oltre a parametri come volume, pH e viscosità del liquido seminale.
  • A questo esame di base possono aggiungersi la spermiocoltura, utile per escludere o confermare infezioni a carico dell’apparato genitale.
  • Quando indicato, una visita andrologica approfondita con ecografia testicolare per valutare struttura, vascolarizzazione e presenza di varicocele o altre anomalie.

Sulla base di questi dati, l’andrologo decide se proporre terapie mediche mirate (ad esempio per correggere infezioni, squilibri ormonali o condizioni infiammatorie) o se orientare la coppia verso tecniche di riproduzione assistita, scegliendo tra inseminazione intrauterina o metodiche di fecondazione in vitro in funzione del quadro emerso.

Strategie di intervento e gestione

L’impatto emotivo e relazionale

L’infertilità di coppia è una sfida che mette alla prova l’autostima, la sessualità (che rischia di diventare “meccanica”) e la comunicazione tra i partner. Spesso emergono stili di reazione opposti che possono creare distanza. Riconoscere che l’infertilità è un problema della coppia e non del singolo è il primo passo per proteggere la relazione. Un supporto psicologico mirato può aiutare a navigare queste emozioni complesse.

Cosa fare nell’attesa: stile di vita

Durante il percorso di accertamento, la coppia può agire per ridurre quegli elementi esterni che potrebbero in qualche modo condizionare negativamente. Cosa si può fare:

  • Curare alimentazione e peso corporeo;
  • Eliminare fumo e alcol;
  • Gestire lo stress e ritagliarsi spazi di piacere non finalizzati alla procreazione.
    Questi accorgimenti preparano il “terreno biologico” migliore possibile per eventuali trattamenti.


Suggerimenti pratici per la coppia

Per affrontare questo percorso con maggiore serenità ed efficacia, vediamo alcuni consigli:

  • Preparare un promemoria condiviso con le domande da porre allo specialista, per evitare di uscire dalla visita con dubbi irrisolti.
  • Valutare la partecipazione a gruppi di supporto, per confrontarsi con chi vive la stessa esperienza e ridurre il senso di isolamento.
  • Stabilire insieme delle “linee guida interne”: decidere in anticipo fin dove spingersi con i trattamenti aiuta a ridurre l’ansia decisionale in corso d’opera.
  • Mantenere vivi i rituali di coppia (cene, viaggi, hobby) scollegati dalla ricerca del figlio, per ricordare che la vostra unione vale a prescindere dal progetto genitoriale.

Hai bisogno di un parere su questa condizione?

Dott. Giovanni Innella

Dott. Giovanni Innella

30 minuti - 120 € 10 anni di esperienza Area di Genetica Medica Richiedi una televisita con: Dott. Giovanni Innella

Garantito in 24 ore! Con questo specialista o un suo collega.

Bibliografia

Nota: Le informazioni presenti sul sito Doctorium sono a solo scopo informativo. Non devono sostituire una visita medica o il consulto con un medico. Tutti i testi sono stati scritti da specialisti presenti sulla piattaforma. Doctorium non è responsabile dei contenuti degli articoli. Vi preghiamo di contattare uno specialista su Doctorium o un medico per ulteriori informazioni.

Come funziona Doctorium?

1
Step1

Prenota un consulto urgente o trova lo specialista che fa per te.

Con Doctorium puoi prenotare un consulto e riceverlo entro 24 ore.

2
Step2

Ricevi subito la risposta via Whatsapp e acquista il tuo consulto.

Dopo la tua richiesta ti contatteremo per concordare il tuo appuntamento.

3
Step3

Consulta il medico online ovunque tu sia.

Parla con il medico in modo sicuro e confidenziale.

Sei uno specialista e vuoi offrire la tua consulenza sulla nostra piattaforma?

Questo sito non contiene pubblicità e non riceve finanziamenti da sponsor.

Copyright © 2025 Doctorium.it. All Rights Reserved.