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Sono particolarmente orgoglioso di presentare questo gruppo di ortopedici che hanno deciso dopo anni di lavoro insieme di adottare non solo le mie tecniche ma anche il mio stile di lavoro e l’etica che lo supporta. Leggi di più...

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Sono particolarmente orgoglioso di presentare questo gruppo di ortopedici che hanno deciso dopo anni di lavoro insieme di adottare non solo le mie tecniche ma anche il mio stile di lavoro e l’etica che lo supporta. Leggi di più...

Prericovero
Prericovero e la prehabilitation

Il percorso del prericovero e la prehabilitation

 

Il prericovero è la fase che precede il ricovero. È importante perché si tratta della prima parte di un percorso diagnostico che comprende visite ed esami finalizzati a verificare l’idoneità all’intervento e alla preparazione del paziente all’intervento stesso (prehabilitation).

 

La prehabilitation è il processo di potenziamento della capacità funzionale dell’individuo che gli consentirà di sopportare lo stress associato a una procedura ortopedica e la (seppure breve) inabilità.

 

Il paziente deve essere selezionato, ben informato e soprattutto motivato e guidato nel suo percorso.

 

È noto che un’alta percentuale di pazienti al pre-ricovero presenta uno o più fattori di rischio. Questi si dividono in non modificabili (età, sesso, familiarità per patologie) e modificabili1. Quest’ultimi devono essere individuati e se possibile corretti per giungere all’intervento nella migliore condizione possibile. I più frequenti sono: obesità, abitudine al fumo, malnutrizione, disturbi emotivi, assunzione di molti farmaci, anemia, diabete scarsamente controllato, scarsa attività fisica.

 

Tutti questi fattori possono potenzialmente portare al verificarsi di complicazioni e ad un prolungamento della degenza.

 

Malnutrizione/Obesità

 

La malnutrizione è un noto fattore di rischio per infezioni della ferita chirurgica2, ritardo di guarigione, degenza prolungata, riabilitazione più lunga e aumento della mortalità. Esistono dei parametri ematici che possono essere utilizzati come marker per individuare i soggetti a rischio.

 

L’alto BMI (obesità) porta ad un aumento dei giorni di degenza, aumento del rischio di infezione, aumento del rischio di riammissione in ospedale3. È fondamentale per il paziente obeso iniziare una dieta/terapia dimagrante come preparazione all’intervento chirurgico.

 

Abitudine al fumo

 

Tutti gli studi scientifici sono concordi che l’abitudine al fumo aumenta il rischio generico di complicanze post-operatorie, il rischio di infezione e il rischio di morte. Smettere di fumare può diminuire alcuni di questi rischi in modo significativo4.

 

Anemia preoperatoria

 

Il tasso di anemia preoperatoria nei pazienti candidati a protesi totale d’anca può essere sorprendentemente alto. In uno studio di Jans e Jorgensen5 su 5165 pazienti candidati ad intervento di protesi totale d’anca il tasso di anemia pre-operatoria era 12.8%.

 

L’anemia è associata ad un rischio aumentato di trasfusione, aumento dei giorni di degenza, aumento del tasso di nuova ospedalizzazione.

 

È interessante osservare come la maggior parte dei pazienti presentano una semplice anemia sideropenica, che ben risponde alla supplementazione di ferro per os o endovena. Tutti gli altri stati di anemia devono comunque essere indagati durante la fase di preospedalizzazione.

 

Diabete scarsamente controllato

 

La presenza di comorbidità collegate al diabete tipo 2 può influire negativamente sul percorso fast-track. Tuttavia secondo un recente studio i pazienti con diabete tipo 2 presentano statisticamente un aumento dei giorni di degenza, ma questo dato non risulta significativo quando aggiustato per tutte le co-variabili6.

 

Il diabete tipo 1 invece è associato ad aumentata LOS, aumentato rischio di IMA, infezioni tratto urinario, polmonite, emorragia e infezione ferita.

 

Disordini psichiatrici e disturbi emotivi

 

Studi recenti hanno evidenziato come i pazienti con disordini psichiatrici tendono ad avere risultati peggiori con un aumento dei giorni di degenza, del rischio di re-ricovero e una maggiore morbilità7.

 

È quindi importante individuare questi pazienti, verificare l’appropriatezza dell’intervento ed eventualmente prevedere un follow-up più frequente e vigile.

 

La catastrofizzazione del dolore può essere considerato uno schema mentale cognitivo ed affettivo, caratterizzato dall’amplificazione degli effetti negativi del dolore e da sentimenti di impotenza nell’affrontarlo. Coloro che tendono a catastrofizzare il dolore risultano avere una minore percezione di controllo del dolore e una peggiore risposta ai trattamenti medici

 

É sempre più evidente la correlazione tra la presenza di disturbi emotivi (ansia, depressione, catastrofizzazione del dolore) e l’influenza negativa che questi hanno sul percorso del paziente che si sottopone ad intervento di protesi (dolore post-operatorio, insoddisfazione).

 

È necessario quindi individuare questi pazienti ed eventualmente iniziare una terapia di supporto psicologica.

 

Fisioterapia PRE-OPERATORIA

 

In recenti studi scientifici risulta importante nel percorso della PREHABILITATION il ruolo della fisioterapia pre-operatoria, la quale permette di preparare dal punto di vista fisico il paziente e velocizzare il percorso di riabilitazione post-operatorio. È una ginnastica che, nel rispetto della patologia del paziente, è volta a rinforzare la muscolatura, spesso ipotrofica, e ad aumentare la capacità funzionale generale del paziente, per garantire infine un rapido recupero post-operatorio.

 

  1. Hansen tB, Bredtoft hK, larsen K. Preoperative physical optimization in fast-track hip and knee arthroplasty. Dan Med J 2012;59:A4381.
  2. Nicholson Ja, dowrick as, liew sM. Nutritional status and short-term outcome of hip arthroplasty. J Orthop Surg (Hong Kong) 2012;20:331-335.
  3. Abdulla I, Mahdavi S, Khong H, Gill R, Powell J, Johnston KD, Sharma R. Does body mass index affect the rate of adverse outcomes in total hip and knee arthroplasty? A retrospective review of a total joint replacement database. Can J Surg. ;63(2):E142-E149.
  4. Asvinder A. Singh    Smoking and Outcomes After Knee and Hip Arthroplasty: A Systematic Review The Journal of Rheumatology September 2011,  38 (9) 1824-1834; DOI: https://doi.org/10.3899/jrheum.101221
  5. Jans Ø, Jørgensen C, Kehlet h, Johansson PI; lundbeck foundation Centre for fast-track hip and Knee replacement Collaborative group. Role of preoperative anemia for risk of transfusion and postoperative morbidity in fast-track hip and knee arthroplasty. The journal of AABB
  6. Jørgensen CC, Madsbad s, Kehlet h; lundbeck foundation Centre for fast-track hip and Knee replacement Collaborative group. Postoperative morbidity and mortality in type-2 diabetics after fast-track primary total hip and knee arthroplasty. Anesth Analg 2015;120:230-238.
  7. Wood tJ, thornley P, Petruccelli d, et al. Preoperative predictors of pain catastrophizing, anxiety, and depression in patients undergoing total joint arthroplasty. J Arthroplasty 2016;31:2750-2756.
Gonartrosi
Gonartrosi: prevenzione e rimedi

Gonartrosi: uno sguardo tra prevenzione e rimedi

 

Le cause del dolore

 

Il dolore al ginocchio nella maggior parte dei casi è dovuto all’artrosi, una malattia articolare cronica caratterizzata da lesioni degenerative a carico della cartilagine articolare.

 

Più spesso colpisce soggetti di mezza età e anziani, ma può coinvolgere pazienti più giovani, soprattutto quelli che hanno avuto precedenti interventi o traumi.

 

La lesione progressiva della cartilagine comporta perdita dei movimenti, dolore e, nelle forme più avanzate, deformazione dell’articolazione colpita.

 

Il disturbo più frequentemente sperimentato dal paziente affetto da gonartrosi è il dolore. Si caratterizza come un dolore sordo tipo “meccanico”: ovvero si manifesta principalmente al movimento e si attenua con il riposo.

 

Nelle forme iniziali si risveglia dopo prolungata attività dell’articolazione colpita; con l’aggravarsi del quadro artrosico può manifestarsi anche dopo movimenti semplici, come il sollevarsi dalla sedia o scendere dall’automobile. Più raramente è acuto, intenso e persistente anche a riposo.

 

Il dolore si accompagna ad altre manifestazioni soggettive, fra cui le più frequenti e rilevanti per il paziente sono la rigidità, ovvero la sensazione di impaccio nel movimento, e il gonfiore.

 

La tumefazione articolare può essere correlata alla progressiva deformità dell’articolazione ad un versamento articolare, ovvero ad un eccessiva produzione di liquido sinoviale.

 

La diagnosi

 

È fondamentale che la gonartrosi venga diagnosticata precocemente, in modo da poter garantire al paziente un approccio di tipo conservativo con trattamenti fisioterapici, terapie infiltrative o farmacologiche.

 

Nei casi in cui l’approccio conservativo non fosse sufficiente, innovative tecniche chirurgiche protesiche mininvasive permettono un recupero funzionale  molto più rapido con un veloce ritorno  alle normali attività quotidiane.

 

Se vuoi saperne di più leggi la nostra “ guida alle protesi di ginocchio per il paziente” cliccando a questo link:

 

 

Prevenzione e rimedi

 

Di seguito alcuni consigli dei nostri specialisti ortopedici del Grappiolo & Group:

 

  • Evitare di danneggiare le articolazioni: dopo i 40 anni, calcio, calcetto, rugby, corsa e tennis, se praticati con grande frequenza sono gli sport che più di altri tendono a danneggiare le articolazioni di chi ha una predisposizione all’artrosi. Questi sono gli sport che più richiedono movimenti in carico, ripetitivi e prolungati nel tempo. Anche posizioni scorrette e lavori logoranti possono aumentare il rischio di danneggiamento delle articolazioni.
  • Evitare la sedentarietà: l’inattività porta all’irrigidimento dell’articolazione con un conseguente aumento del dolore durante i movimenti;
  • Scegliere lo sport giusto: nuoto, bicicletta, camminate, pilates, yoga, cyclette, nordic walking, tai chi e tapis roulant sono gli sport che aiutano a mantenere in salute le articolazioni;
  • Mangiare sano: una dieta equilibrata, ricca di vitamine A, C, K, B12, Omega3, e povera in proteine animali, è ideale per nutrire le articolazioni;
  • Diminuire l’assunzione di alcool, caffè e sale: questa triade riduce l’assorbimento del calcio e favorisce la decalcificazione delle ossa lunghe, con aumento del rischio di osteoporosi, artrosi e fratture.
  • In caso di obesità o sovrappeso è fondamentale ridurre il peso corporeo per alleviare il carico sulle articolazioni;
  • Fare attività fisica mirata: è fondamentale seguire un programma di esercizi fisici specifici per rafforzare i muscoli e mantenere la mobilità dell’anca. Persino in caso di artrosi conclamata, un’attività fisica mirata, in cui l’articolazione non si trova cioè costretta a sopportare tutto il peso corporeo, è in grado di alleviare il dolore e di migliorare la mobilità dell’articolazione.

 

Di seguito proponiamo esercizi di due tipi: di rinforzo e di allungamento muscolare. I primi aiutano a recuperare tono nel ginocchio artrosico che solitamente possiede una muscolatura debole. L’allungamento muscolare aiuta invece a migliorare la mobilità del ginocchio e la flessibilità dei muscoli.

 

ESERCIZI PER GONARTROSI

 

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RINFORZARE I QUADRICIPITI

 

Questo esercizio rinforza i muscoli del quadricipite grazie all’autoresistenza e gli ischio-giambici della gamba opposta. Migliora la stabilità del ginocchio sul piano antero-posteriore e conferisce maggiore equilibrio.

 

Come fare questo esercizio: Seduti, cosce ben appoggiate su una sedia, posizionare una caviglia sopra l’altra. Flettere verso l’alto la gamba al di sotto mentre la gamba sopra si oppone spingendo verso il basso.

 

Durata dei movimenti: Mantieni la posizione da 6 a 10 secondi, meno in caso di dolore. Fai serie di 5 movimenti con pause (2 volte più lunghe del movimento stesso) alternando le posizioni.

 

Suggerimento: Lavora nella zona più prossima all’estensione della gamba posta sotto.

 

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RINFORZARE GLI ADDUTTORI E GLI ABDUTTORI

 

Questo esercizio rafforza i muscoli valgizzatori e varizzatori (posti ai lati interni ed esterni del ginocchio) che assicurano la stabilità dell’articolazione.

 

Come fare questo esercizio: Sedersi di fronte ad una sedia (o ad uno sgabello). Piazzare le punte dei piedi all’interno delle gambe della sedia e spingere verso l’esterno. Ripetere piazzando le punte dei piedi all’esterno delle gambe  della sedia e spingere verso l’interno.

 

Durata dei movimenti: Mantieni la posizione da 6 a 10 secondi, meno in caso di dolore. Fai serie di 5 movimenti con pause (2 volte più lunghe del movimento stesso) alternando le posizioni.

 

Suggerimento: Fai attenzione a non muovere le ginocchia.

 

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STRETCHING DEL QUADRICIPITE

 

Questo esercizio favorisce l’allungamento del muscolo della parte anteriore della coscia (quadricipite femorale): preserva la rotula e consente di evitare i dolori quando si scendono le scale.

 

Come fare questo esercizio: Nella posizione del “cavalier servente”, portare un piede verse il gluteo aiutandosi con una mano (o, se si ha difficoltà, con una  sciarpa o una cintura).

 

Suggerimento: Il busto deve rimanere diritto e ben allineato: non arcuare la schiena per afferrare il piede.

 

Durata dei movimenti: Fai serie di 5 movimenti  alternando le gambe.

 

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PROPRIOCEZIONE

 

Questo movimento è utile per  tonificare e rinforzare il ginocchio. In tal modo le altre articolazioni (anca e caviglia) saranno più protette.

 

Come fare questo esercizio: In piedi, in appoggio su un piede solo, gambe tese, oscillare le braccia in tutte le direzioni. Fare lo stesso con il ginocchio piegato (meno di 30 gradi.

 

Suggerimento: Puoi aumentare la difficoltà mettendo un cuscino sotto il piede in appoggio.

 

Durata dei movimenti: Mantieni la posizione per alcuni secondi (da 6 a 10), fermandoti se diventa troppo doloroso. Serie di 5 movimenti per lato, con una pausa più lunga (il doppio della durata dell’esercizio).

 

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RINFORZO DEL QUADRICIPITE FEMORALE

 

Questo esercizio rinforza i muscoli anteriori della coscia.

 

Come fare questo esercizio: Sdraiati, distendere le due gambe e mettere un asciugamano arrotolato sotto le ginocchia. Provare a sollevare un tallone e poi l’altro “schiacciando” l’asciugamano.

 

Durata dei movimenti: Mantieni la posizione da 6 a 10 secondi, meno in caso di dolore. Fai serie di 5 movimenti con pause (2 volte più lunghe del movimento stesso).

 

Suggerimento: I talloni non dovrebbero sollevarsi troppo dal suolo, data la pressione sull’asciugamano.

 

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ESTENSIONE DELLA COSCIA

 

Questo esercizio previene il blocco in flessione del ginocchio (causato dal dolore).

 

Come fare questo esercizio: Seduto, distendi una gamba appoggiandola su una sedia; l’altra gamba resta flessa, piede a terra.

 

Durata dei movimenti: Mantieni la posizione per 15-20 minuti e cambia gamba.

 

Suggerimento: Applica del ghiaccio sul ginocchio, proteggendo la pelle. Rispetta i tempi dell’esercizio ma non prolungarli oltre i 20 minuti.

 

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EQUILIBRIO ARTICOLARE

 

Questo esercizio serve a preservare l’articolazione. Il ginocchio è un’articolazione complessa, sottoposta a un notevole carico di lavoro: deve continuamente adattarsi ai cambianti del suolo e anche alle posizioni del corpo.

 

Come fare questo esercizio: Seduto, posiziona una pallina sotto il piede e falla rotolare avanti e indietro. Poniti leggermente sull’avanti della sedia, per avere maggiore ampiezza di movimento.

 

Suggerimento: Il movimento deve essere fatto in tutta l’ampiezza possibile: la gamba deve distendersi completamente e, nel movimento di ritorno, il piede deve arrivare fin sotto la sedia. Per una maggiore stabilità, puoi usare anche un mattarello da cucina.

 

Durata dei movimenti: Fai serie di 5 movimenti  alternando le gambe.

 

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ALLUNGARE LA COSCIA

 

Questo movimento è utile per favorire l’allungamento del muscolo quadricipite femorale.

 

Come fare questo esercizio: Sdraiati sul lato e avvicina il più possibile una gamba piegata al busto. Piega l’altro ginocchio e, con l’aiuto di una sciarpa o di una cintura, porta il tallone il più vicino possibile al gluteo. Espira attraverso la bocca contraendo gli addominali quando tiri il ginocchio all’indietro.

 

Suggerimento: Mantieni il busto ben dritto.

 

Durata dei movimenti: Mantieni la posizione per alcuni secondi (da 6 a 10), fermandoti se diventa troppo doloroso. Serie di 5 movimenti per lato, con una pausa più lunga (il doppio della durata dell’esercizio).

Pincer Cam
Pincer e cam

Pincer e cam: le due facce del conflitto femoro-acetabolare

 

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Le deformazioni da cui deriva il conflitto femoro-acetabolare possono essere di due tipologie differenti. Quella che chiamiamo pincer deriva da una malformazione dell’acetabolo, che stringe la testa del femore come una pinza (da qui il nome); quella che chiamiamo cam, invece, avviene quando la testa femorale non è sferica ma ha una forma più ovale che, di conseguenza, la porta a cozzare contro l’acetabolo.

 

Entrambi questi disturbi, oltre a provocare dolore, possono anche causare difficoltà nei movimenti dell’anca e il peggioramento della patologia può sfociare in una degenerazione più importante come l’artrosi dell’anca.

 

Come trattiamo questo disturbo?

 

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Dopo gli esami, come la radiografia al bacino e la risonanza magnetica, il medico può ritenere opportuno sottoporre il paziente a un trattamento chirurgico dell’anca. È quello che definiamo “intervento artroscopico”. Questa tecnica chirurgica mini-invasiva si svolge effettuando alcune piccole incisioni (da due a quattro) di circa un centimetro, da cui andare poi a introdurre gli strumenti chirurgici necessari per operare e una microcamera per poter controllare da monitor il lavoro. Il paziente viene operato in anestesia spinale con eventuale sedazione.

 

Questa tipologia di trattamento permette di intervenire sul paziente senza operare “a cielo aperto”, dunque senza andare ad aprire l’articolazione. Non ci sono incisioni ma piccoli fori percutanei e il ricovero ospedaliero segue le regole della day surgery.

 

Le incisioni, infatti, sono di dimensioni ridotte e pertanto le cicatrici saranno modeste e tenderanno, con il passare degli anni, a ridursi in maniera significativa.

 

Quanto dura il recupero?

 

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Circa due mesi. In una prima fase è opportuno che il paziente stia a riposo (e in alcuni casi potrebbero essere necessarie anche le stampelle), dunque dovrà effettuare una terapia fisioterapica per tornare a un’adeguata mobilità dell’anca e per potenziare il tono muscolare.

 

In caso si tratti di una persona che pratica sport agonistico, potrebbero essere necessari fino a sei mesi, per poter riprendere adeguatamente la pratica.

 

Quali possono essere le cause di un conflitto femoro-acetabolare?

 

Intanto la predisposizione genetica. Bisogna poi tenere conto che si tratta di una patologia che predilige gli uomini e chi pratica degli sport che vanno a caricare la zona dell’anca: il calcio, ad esempio, o il basket. Non bisogna neppure sottovalutare particolari sforzi dell’anca compiuti negli anni dell’adolescenza.

 

Il legame con l’attività sportiva è dunque molto forte. Il dolore provocato del conflitto femoro-acetabolare può manifestarsi in modo profondo nella zona dell’anca, ma anche più localizzato, per esempio in zona inguinale, ed essere limitato, come abbiamo detto, allo svolgimento di sport. Inoltre è facile scambiare un conflitto femoro-acetabolare per una tendinopatia, ad esempio una pubalgia, anche perché i sintomi insorgono in genere piuttosto lentamente.

 

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Coxartrosi
Coxartrosi: prevenzione e rimedi

Coxartrosi: uno sguardo tra prevenzione e rimedi

 

Le cause del dolore

 

Il dolore all’anca nella maggior parte dei casi è dovuto all’artrosi, una malattia articolare cronica caratterizzata da lesioni degenerative a carico della cartilagine articolare.

 

L’artrosi dell’anca (coxartrosi) è tra le più importanti, sia per la frequenza con cui si manifesta nella popolazione, sia per la grave invalidità che può causare.

 

Al dolore, che si può manifestare a livello inguinale, gluteo e talvolta irradiato al ginocchio, si può associare la rigidità articolare; dolore e rigidità rendono sempre più complesse le attività comuni, come camminare, alzarsi dal letto o allacciarsi le scarpe. La coxatrosi può riguardare non solo persone nella terza età ma anche i più giovani.

 

La diagnosi

 

È fondamentale che la coxatrosi venga diagnosticata precocemente, in modo da poter garantire al paziente un approccio di tipo conservativo con trattamenti fisioterapici, terapie infiltrative o farmacologiche.

 

Nei casi in cui l’approccio conservativo non fosse sufficiente, innovative tecniche chirurgiche protesiche mininvasive, come l’accesso posterolaterale con tecnica “femur first“, ideata ed eseguita dagli specialisti del nostro gruppo, permettono un recupero funzionale molto più rapido con un veloce ritorno alle normali attività quotidiane.

 

Se vuoi saperne di più leggi la nostra “guida alle protesi d’anca per il paziente” cliccando a questo link:

 

 

Prevenzione e rimedi

 

Di seguito alcuni consigli dei nostri specialisti ortopedici del Grappiolo & Group:

 

  • Evitare di danneggiare le articolazioni: dopo i 40 anni, calcio, calcetto, rugby, corsa e tennis, se praticati con grande frequenza sono gli sport che più di altri tendono a danneggiare le articolazioni di chi ha una predisposizione all’artrosi. Questi sono gli sport che più richiedono movimenti in carico, ripetitivi e prolungati nel tempo. Anche posizioni scorrette e lavori logoranti possono aumentare il rischio di danneggiamento delle articolazioni.
  • Evitare la sedentarietà: l’inattività porta all’irrigidimento dell’articolazione con un conseguente aumento del dolore durante i movimenti.
  • Scegliere lo sport giusto: nuoto, bicicletta, camminate, pilates, yoga, cyclette, nordic walking, tai chi e tapis roulant sono gli sport che aiutano a mantenere in salute le articolazioni.
  • Mangiare sano: una dieta equilibrata, ricca di vitamine A, C, K, B12, Omega3, e povera in proteine animali, è ideale per nutrire le articolazioni.
  • Diminuire l’assunzione di alcool, caffè e sale: questa triade riduce l’assorbimento del calcio e favorisce la decalcificazione delle ossa lunghe, con aumento del rischio di osteoporosi, artrosi e fratture.
  • In caso di obesità o sovrappeso è fondamentale ridurre il peso corporeo per alleviare il carico sulle articolazioni.
  • Fare attività fisica mirata: è fondamentale seguire un programma di esercizi fisici specifici per rafforzare i muscoli e mantenere la mobilità dell’anca. Persino in caso di artrosi conclamata, un’attività fisica mirata, in cui l’articolazione non si trova cioè costretta a sopportare tutto il peso corporeo, è in grado di alleviare il dolore e di migliorare la mobilità dell’articolazione.

 

Di seguito proponiamo esercizi di due tipi: di rinforzo e di allungamento muscolare. I primi aiutano a recuperare tono nell’anca artrosica che solitamente possiede una muscolatura debole. L’allungamento muscolare aiuta invece a migliorare la mobilità dell’anca e la flessibilità dei muscoli.

 

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OSCILLAZIONI AVANTI E INDIETRO DELLA GAMBA

 

Questo esercizio aiuta a rilassare l’articolazione coxo-femorale, in particolare dopo essere stati a lungo seduti.

 

Come fare questo esercizio

 

In posizione eretta, un piede su uno scalino o su un piccolo sgabello stabile (oppure togliendo una scarpa) per avere un arto libero di muoversi.

 

Tenersi con una mano a un elemento fisso per mantenere l’equilibrio e far oscillare la gamba avanti e indietro con un movimento simile a un pendolo senza muovere la schiena, che deve essere ben dritta.

 

Suggerimento:

 

Puoi mettere la mano libera sul fianco per controllare di non muovere la schiena.

 

Durata dei movimenti:

 

Finché non senti che l’articolazione è più “sciolta”.

 

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ALLUNGAMENTO MUSCOLARE ISCHIO-CRURALI

 

Questo esercizio, allungando i muscoli posteriori della coscia, aiuta a conservare l’estensione posteriore necessaria per compiere il passo.

 

Come fare questo esercizio

 

Mettere un piede in avanti e mantenere l’altro ben appoggiato al suolo, tallone compreso, gamba tesa.

 

Flettere il ginocchio, mantenendo l’altra gamba ben tesa.

 

Durata dei movimenti:

 

Mantieni la posizione per diversi secondi (da 6 a 10) e interrompi quando diventa troppo doloroso.

 

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FLESSIONE DELL’ANCA

 

Questo esercizio serve a mantenere o recuperare la flessione dell’anca.

 

Come fare questo esercizio

 

Seduti, un piede appoggiato su una piccola altezza (sgabello, dei libri), inclinare il busto in avanti.

 

Suggerimento:

 

Mantieni la schiena ben dritta.

 

Durata dei movimenti:

 

Mantieni la posizione per diversi secondi (da 6 a 10) e ripeti per 5 volte.

 

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RINFORZO DEL GLUTEO

 

Questo esercizio serve a tonificare i muscoli del gluteo (grade e medio) per evitare la zoppia e mantenere una buona deambulazione.

 

Come fare questo esercizio

 

Sdraiati, gambe flesse, sollevare il bacino senza incurvare la schiena.

 

Suggerimento:

 

Allontanare i talloni dalle natiche in caso di crampi o dolori alle ginocchia.

 

Durata dei movimenti:

 

Mantieni la posizione per diversi secondi (da 6 a 10) e ripeti per 5 volte.

 

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ABDUZIONE DELL’ANCA DA SEDUTI

 

Questo esercizio aiuta a mantenere l’adduzione delle anche resa difficile dal dolore.

 

Come fare questo esercizio

 

Sedersi a cavalcioni di una sedia, con il busto il più eretto possibile. Inizialmente sedersi sul bordo, le anche non troppo aperte.

 

Durata dei movimenti:

 

Mantenere la posizione per 10-15 minuti.

 

Avvicinarsi gradualmente allo schienale della sedia, in modo che le anche si aprano lentamente.

 

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RIGIDITÀ AL RISVEGLIO

 

Questo esercizio aiuta a rilassare e sbloccare l’articolazione.

 

Come fare questo esercizio

 

Prima di alzarsi dal letto al mattino, supini e con le gambe distese, spingere (alternandoli) verso il fondo del letto prima il tallone destro e poi il sinistro.

 

Suggerimento:

 

Mantieni le gambe ben tese e stira lentamente, come un gatto al risveglio.

 

Durata dei movimenti:

 

Finché non senti che l’articolazione è più “sciolta”.

 

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FLESSIONE DELL’ANCA

 

Questo esercizio aiuta a mantenere e recuperare la flessione dell’anca.

 

Come fare questo esercizio

 

In posizione supina su un letto o un divano, portare il ginocchio verso il petto aiutandosi con le mani e piegando i gomiti. L’altra gamba deve restare ben tesa. Durante la flessione, espirare tirando in dentro la pancia. Distendere semplicemente i gomiti per il ritorno.

 

Suggerimento:

 

Se la flessione del ginocchio è dolorosa, metti le mani sotto la coscia o aiutati con una cintura o una sciarpa.

 

Durata dei movimenti:

 

Mantieni la posizione per diversi secondi (da 6 a 10) e ripeti.

 

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RINFORZO DEL GLUTEO

 

Questo esercizio serve a tonificare i muscoli del gluteo.

 

Come fare questo esercizio

 

Sdraiati supini, un ginocchio flesso e il piede ben appoggiato a terra mentre l’altra gamba è ben tesa. Fare un movimento di pressione come per spingere il tallone verso il basso.

 

Suggerimento:

 

Non devi sollevare il bacino, devi sentire il gluteo contrarsi.

 

Durata dei movimenti:

 

Mantieni la posizione per diversi secondi (da 6 a 10) e ripeti.

Fast Track
Il protocollo FAST-TRACK

Il protocollo FAST-TRACK nella chirurgia protesica dell’anca e del ginocchio

 

Il protocollo “fast-track” in chirurgia è stato introdotto circa 20 anni fa dal professor Henrik Kehlet1 ed inizialmente utilizzato per la chirurgia addominale.

 

Si può definire come un approccio multimodale e multidisciplinare coordinato che si pone il fine di ridurre lo stress operatorio e facilitare il recupero dopo l’intervento. Questo concetto può essere applicato a tutte le branche chirurgiche2.

 

Più recentemente il fast-track è stato introdotto nella chirurgia protesica ortopedica portando ad una progressiva diminuzione dei giorni di degenza (length of stay LOS), una convalescenza più corta e un recupero funzionale rapido senza incidere sulla morbilità e sulla mortalità.

 

Il protocollo fast-track quindi non si focalizza esclusivamente sulla dimissione precoce, ma è piuttosto un’ottimizzazione di tutte le fasi del percorso terapeutico: pre-ricovero, intervento chirurgico, degenza post-operatoria3.

 

Si tratta di un percorso chirurgico e riabilitativo innovativo che prevede un ricovero della minima durata indispensabile a garantire l’efficacia e la sicurezza dell’intervento, e un rapido ritorno all’ambiente domestico, familiare e sociale.

 

Per ottenere questo risultato è stata necessaria la creazione di un integrato ed efficace gruppo di lavoro composto da ortopedici, anestesisti, internisti, fisiatri, infermieri e fisioterapisti.

 

Questo percorso prevede l’utilizzo di tecniche chirurgiche e anestesiologiche innovative, la preparazione pre-operatoria specifica del paziente, il controllo accurato e continuo del dolore, la gestione riabilitativa immediata, intensa e personalizzata, l’attenta e costante verifica dei parametri clinici ed ematochimici.

 

Dr. Rocco Cannata

 

BIBLIOGRAFIA

 

  1. Kehlet h. Multimodal approach to control postoperative pathophysiology and rehabilitation. Br J Anaesth 1997;78:606-617.
  2. Ansari d, gianotti l, schröder J, andersson r. Fast-track surgery: procedure- specific aspects and future direction. Langenbecks Arch Surg 2013;398:29-37.
  3. Husted h, solgaard s, hansen tB, søballe K, Kehlet h. Care principles at four fast-track arthroplasty departments in Denmark. Dan Med Bull 2010;57:A4166.
Scadenza Protesi
Protesi dell’anca: data di scadenza

La mia protesi dell’anca ha la data di scadenza

 

Per quanto tempo possiamo fidarci del moderno device in titanio? Una ricerca britannica, pubblicata su “Lancet”, tira le somme (e stila statistiche) della durata (massimo 20 anni) e dell’usura. La soluzione: fate “il tagliando”

 

di Giuseppe del Bello (Rebubblica Martedi, 3 settembre 2019)

 

Scadono. Dalla lavatrice all’automobile. Dal cellulare alla tv. Prodotti e tecnologie supermoderne realizzate e vendute con durata limitata. Così dicono gli esperti di marketing, ma può lo stesso fenomeno riguardare anche le protesi?

 

Sembra di sì, pure quei dispositivi che consentono di riacquistare la funziona perduta, camminare, correre, salire le scale, non durano a vita.

 

E allora, per quanto tempo possiamo fidarci di quel salvifico device in titanio che ci ha restituito alla quotidianità? A tracciare un bilancio, ci ha pensato il team guidato da Jonathan Evans, della Muscuoosketal Research Unit dell’università britannica di Bristol attraverso uno studio recentemente pubblicato su Lancet.

 

Un  lavoro diviso in due parti. La prima si è basata su una revisione di 13mila protesi di anca impiantate a pazienti artrosici e su una metaanalisi delle casistiche (opportunamente selezionate) per mettere insieme i dati. La seconda invece è servita a spulciare nei vari registri nazionali dei soggetti a cui sono state impiante protesi di anca nei sigoli paesi.

 

E’ una risposta soddisfacente, per estensione temporale e completezza, è arrivata soltanto dai registri australiano e svedese: in totale 215 mila interventi avrebbero rivelato che la protesi è ancora “buona” a 15 anni dall’impianto nell’89% dei casi, nel 70 a 20 e nel 58% a 25 anni.

 

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