Nutraceutica: curarsi con “naturalezza”
13 Agosto 2026
Articolo a cura di: Dott. Enrico Biffi.
Quando il cibo diventa medicina: l’approccio nutraceutico alla salute
Siamo quello che mangiamo
Il filosofo tedesco Feuerbach diceva: “siamo quello che mangiamo”. Una frase semplice, intuitivamente reale e, soprattutto, sorprendentemente attuale.
Quello che introduciamo ogni giorno con l’alimentazione non serve solo a fornirci energia. I nutrienti – zuccheri, proteine, grassi, vitamine – diventano parte integrante dei nostri tessuti e influenzano profondamente il funzionamento dell’organismo.
Non solo: possono incidere anche sull’umore, sulla risposta allo stress e sull’equilibrio generale del corpo. In questo modo, ciò che assumiamo può contribuire a farci ammalare o a mantenere il nostro stato di salute, contribuendo al nostro benessere.
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Il ruolo del microbiota e la nascita della nutraceutica
Oggi sappiamo che tutto questo avviene anche attraverso l’azione dei nutrienti sulla flora batterica intestinale: il cosiddetto microbiota intestinale, cioè quell’insieme di microrganismo (virus, batteri e miceti) che vivono nel nostro intestino e che svolgono un ruolo fondamentale per la salute.
In altre parole, ciò che mangiamo non agisce mai in modo “isolato”, ma dialoga continuamente con sistemi complessi del nostro organismo.
Da queste basi nasce la nutraceutica: una disciplina a metà tra nutrizione e farmacologia, che utilizza sostanze naturali presenti negli alimenti con finalità preventive o terapeutiche. Il termine stesso unisce le parole “nutriente” e “farmaceutica”, sottolineando proprio questo doppio ruolo.
Nutraceutici e farmaci: non una scelta, ma un’integrazione
Negli ultimi anni, i nutraceutici sono stati talvolta guardati con scetticismo, soprattutto da chi li considera strumenti commerciali più che prodotti che se correttamente assunti possono avere effetti terapeutici.
In realtà, quando sono formulati e utilizzati correttamente, possono rappresentare un valido supporto sia nella prevenzione che nel trattamento di alcune condizioni.
Questo non significa, però, che potranno sempre sostituire i farmaci.
È importante essere chiari: esistono situazioni in cui la terapia farmacologica è indispensabile e non può essere evitata. Il punto non è scegliere “farmaci o nutraceutici”, ma capire quando usare gli uni o gli altri o come integrarli nel modo appropriato.
Il “pharmakon”: il farmaco tra rimedio e rischio
I farmaci, del resto, funzionano proprio perché hanno un effetto potente sull’organismo.
Non a caso, il termine greco “pharmakon” indica sia il rimedio, sia il veleno, due anime che convivono nel prodotto farmaceutico. Ogni farmaco infatti, agisce modificando alcuni meccanismi biologici, e proprio per questo può causare effetti collaterali.
Un esempio comune sono gli antinfiammatori molti dei quali possono essere anche autoprescritti in quanto “farmaci da banco”. Sono farmaci molto efficaci, ma possono avere effetti indesiderati anche molto gravi su stomaco, reni e intestino.
Questo non rende i farmaci di per sé “pericolosi” in senso assoluto, ma richiede attenzione nella prescrizione o nell’uso autoprescrittivo considerando dosaggio, durata della terapia e soprattutto effettuando un’attenta valutazione del rapporto tra benefici e rischi.
Il profilo di sicurezza dei nutraceutici
Diversamente i nutraceutici, ai dosaggi normalmente utilizzati, hanno in genere un profilo di sicurezza molto più elevato. Gli effetti collaterali sono rari e spesso limitati a possibili reazioni allergiche. Tuttavia, anche in questo caso, l’uso deve essere guidato dal medico e non lasciato all’improvvisazione.
Basta mangiare meglio? I limiti della sola alimentazione
La domanda che immagino sorga spontanea in chi mi legge è: se la sostanza è presente negli alimenti, non è sufficiente mangiare meglio o assumere più spesso quello specifico alimento per sfruttarne le capacità nutraceutiche?
In parte sì. Una corretta alimentazione è il primo e più importante strumento di prevenzione. Tuttavia, in molti casi, le quantità di principi attivi contenuti nei cibi sono troppo basse per ottenere un effetto terapeutico. Per esempio, per assumere una quantità efficace di antiossidanti solo attraverso alcuni alimenti, se ne dovrebbero consumare quantità esagerate.
Inoltre, alcuni nutraceutici derivano da piante o estratti non comunemente presenti nella dieta quotidiana, ma studiati e standardizzati per avere un’azione specifica.
Equilibrio: la chiave di un uso corretto
Il punto cruciale resta sempre lo stesso: equilibrio.
L’errore più grande che è possibile commettere, soprattutto nell’autoprescrizione è utilizzare i nutraceutici in modo “sostitutivo” quando servirebbe una terapia farmacologica adeguata. In questi casi, possono invece essere utili come supporto, ad esempio per ridurre gli effetti collaterali dei farmaci o per migliorare il recupero dell’organismo.
Per restare nell’ambito degli anti-infiammatori, esistono, ad esempio, nutraceutici che possono essere utilizzati per favorire la riparazione dei danni indotti dagli antinfiammatori sullo stomaco o sull’intestino stesso.
La salute come scelta consapevole
In definitiva, parlare di nutraceutica significa parlare di un approccio più ampio alla salute, in cui alimentazione, integrazione e terapia non sono in contrapposizione, ma strumenti diversi da usare con consapevolezza.
Prendersi cura di sé non passa da soluzioni semplici o scorciatoie, ma dalla capacità di fare scelte informate, personalizzate e, soprattutto, guidate da competenze solide. Anche in questo, come spesso accade in medicina, la differenza la fa il buon senso unito alla conoscenza.
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