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Dott. Umberto Falconi, Dipendenze Patologiche

Il dottor Umberto Falconi si è laureato in Medicina e Chirurgia e successivamente si è specializzato in Farmacologia. Sin dal 1998 si è interessato alle neuroscienze e particolarmente alla neurobiologia dei disturbi da sostanze psicotrope ed attualmente è responsabile dei Servizi delle dipendenze dell’ASST Franciacorta (U.O. di Rovato e U.O di Orzinuovi). Il dottor Falconi collabora con Doctorium fin dalla creazione di questo innovativo portale per videoconsulenze. E’ co-autore di alcune pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e ha partecipato, realizzandone un capitolo ed alcuni paragrafi, alla stesura del Manuale di alcologia pubblicato dall’ASL di Brescia nel 2016. Ha lavorato per tre anni presso il Centro Antiveleni degli Ospedali Riuniti di Bergamo, ed è stato docente a contratto del corso di Assistente sanitario presso la facoltà di medicina e chirurgia di Brescia. E’ stato coordinatore del Centro Trattamento Tabagismo del Sert di Brescia.

Aree di interesse

  • Farmacologia
  • Neuropsicofarmacologia
  • Medicina delle dipendenza
  • Farmacogenomica
  • Farmacodinamica
  • Farmacocinetica
  • Terapie farmacologiche per dipendenze patologiche

Patologie trattate

  • Ansia
  • Depressione
  • Disturbi dell’umore
  • Tossicodipenze
  • Crisi di astinenza
  • Dipendenze patologiche

Le risposte della Dott. Umberto Falconi

Cosa si intende per tolleranza e che cosa vuol dire essere dipendente da una sostanza?
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Dott. Umberto Falconi

La tolleranza ad un dato effetto farmacologico da parte di un paziente può essere descritta come la necessità di dover aumentare la dose di un dato farmaco/droga per ottenere il medesimo effetto che si è sperimentato alla prima assunzione. Tale fenomeno è alla base dello sviluppo della dipendenza in soggetti abusatori di sostanze stupefacenti psicotrope (desiderio di ripetizione dell’esperienza piacevole sperimentata al primo utilizzo). A volte sono i pazienti che riferiscono al medico di avere un problema con un dato farmaco assunto oppure con una droga, talvolta è il medico a sospettare un disturbo da uso di sostanze.

Quali sono le condizioni per la diagnosi di un Disturbo da Uso di Sostanze (DUS)?
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Dott. Umberto Falconi

Il DSM 5 pone le seguenti condizioni per la diagnosi di un Disturbo da Uso di Sostanze (DUS):

 

  1. Tolleranza: necessità di aumentare l’assunzione (per esempio di droga) o la frequenza delle assunzioni per raggiungere i medesimi effetti sull’organismo.
  2. Astinenza: caratterizzata dalla presenza di sintomi emotivi o fisici che si mani-festano quando il soggetto non può assumere la sostanza.
  3. Interruzione o riduzione delle attività sociali, lavorative o ricreative: l’uso di droghe e l’instaurarsi del disturbo provocano una serie di danni sul funzio-namento della persona.
  4. Tentativi infruttuosi di ridurre e controllare l’uso: è frequente che il pa-ziente, prima di chiedere formalmente aiuto, tenti da solo di ridurre o di control-lare l’uso di droghe.
  5. Dispendio di tempo: Tanto più la dipendenza è conclamata tanto maggiore sarà il tempo (per la ricerca e l’uso) che alla sostanza è dedicato nel corso di una giornata, fino a divenire l’unica attività presente, nei casi più gravi.
  6. Perdita di controllo sull’uso: il comportamento patologico di uso della so-stanza tende a verificarsi nonostante le conseguenze negative che ha eviden-temente apportato e nonostante la consapevolezza della persona al riguardo (il comportamento di uso diviene “compulsivo”).
  7. Uso continuativo nonostante la consapevolezza che la droga rappresen-ti un problema: molti pazienti non si fermano nemmeno a fronte dell’insorgere di gravi rischi per la salute oppure davanti a nette crisi personali e/o familiari.
  8. Uso ricorrente con incapacità ad adempiere i propri compiti: molti pazien-ti perdono il proprio lavoro a causa delle assunzioni di droga, interrompono il corso degli studi, oppure divengono incapaci ad assolvere i loro compiti familia-ri o genitoriali.
  9. Uso in situazioni a rischio: la capacità di stimare il rischio associato alle as-sunzioni si riduce progressivamente, e può accadere di sentirsi “costretti” a fa-re uso nonostante ci si debba mettere alla guida o si debbano svolgere compiti di precisione “razionalmente” inconciliabili con lo stato di alterazione dato dalle sostanze.
  10. Uso ricorrente nonostante ciò determini problemi sociali o interpersona-li: l’uso di droga diviene saliente, anche a discapito delle proprie relazioni af-fettive.
  11. Craving: desiderio impellente della sostanza.

 

Se si hanno fino a 3 di questi criteri il disturbo viene definito dal DSM V come lieve, se i criteri sono 4-6 il disturbo è di grado moderato; se superiori a 6 il disturbo è di grado severo.

Gli effetti collaterali di un farmaco sono eliminabili?
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Dott. Umberto Falconi

La maggior parte dei farmaci provoca numerosi effetti, ciò in relazione alla aspecificità dell’azione di tutti i farmaci attualmente noti e utilizzati in terapia. Solitamente è richiesto un unico effetto per il trattamento di una malattia, ovvero quello terapeutico, gli altri effetti sono definiti come indesiderati o collaterali, sia quando sono intrinsecamente dannosi, sia quando non lo sono (effetto terapeutico non necessario). Alcuni antistaminici, per esempio, oltre a controllare i sintomi delle allergie, inducono sonnolenza (ragione per cui alcuni sono utilizzati in terapia dell’insonnia nei soggetti tolleranti degli effetti terapeutici dei normali sedativo-ipnotici (benzodiazepine). Pertanto, quando si assume un farmaco antistaminico da banco per dormire, la sonnolenza viene considerata un effetto terapeutico, mentre se lo stesso farmaco viene assunto per un problema allergico la sonnolenza che causa viene considerata un effetto fastidioso e indesiderato, quindi un effetto collaterale.

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